I “Canti di Furnari”, omaggio a “I Cavernicoli” a Giuseppe Cambria e Melo Freni

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I «Canti di Furnari» sono i canti della Val Demone i cui testi furono raccolti da Giuseppe Cambria, sindaco emerito di Furnari ed incisi dal gruppo de «I Cavernicoli» per la Fonit Cetra, nel 1975, con note di copertina di Melo Freni, che ne fu pure il produttore. Ora Mimmo Mòllica ne ha curato la riproposta e la traduzione in lingua italiana in un ebook dall’omonimo titolo «Canti di Furnari», omaggio a «I Cavernicoli».

Perché ripubblicarne i testi originali tradotti in lingua italiana?

Mimmo Mòllica: «Perché sono canti bellissimi e intensi, rappresentativi di un mondo mai scomparso eppure ‘latente’ nell’odierna ‘memoria digitale’. Perché sono testimonianza autentica di umanità passate ma non ‘sorpassate’, di amori impossibili, di amori possibili, di delusioni cocenti, di alterchi amorosi pizzuti, derisori, universali: “… mancu si eri figghia di baruni opuramenti di sangu riali. / A la tô casa non teni barcuni / e mancu scala chi scindi e chi ‘nchiani. Li tô parenti non sunnu signuri: tutti buvari”. “A casa tua non tieni balconi” vuol dire che l’accusato/a abitava in un ‘catoio’, cioè nei bassi. Niente balconi, niente baronati né sangue reale. Sociologia e antropologia, in questi canti, si incontrano con l’architettura rurale e la poesia. E questa epoca ha sempre più bisogno di… architettura rurale e di poesia ».

Perché un omaggio a «I Cavernicoli»?

Mimmo Mòllica: «Un omaggio a questi campioni dello spettacolo sarebbe già “Cavernicolivolissimevolmente” motivato dalla loro storia artistica, dalla bravura, dal vuoto che lasciano nel panorama umano e dello spettacolo, dal notevole ruolo svolto nella riproposta del repertorio tradizionale siciliano. Per la prova di bravura, di serietà, di qualità artistica offerta con i Canti di Furnari, resi emozionanti ed esemplari, con una riproposta fedele, rigorosa nei testi e perfino nella pronuncia. Questo ci fa comprendere come nel siciliano e nell’artista coesista una memoria ataviaca, universale».

I «Canti di Furnari», come scrive Melo Freni, sono «tradizione vera, autenticamente rimandata fino a noi senza alcuna interpolazione o rielaborazione, talché tutto ciò che in questo disco viene proposto è frutto di una registrazione sic et simpliciter dal vivo di voci contadine, motivi e parole, cui il complesso dei Cavernicoli presta semplicemente gli uffici della propria interpretazione. […] Le stesse parti strumentali sono ricavate dalle raccolte del Favara in Val di Noto cui, secondo la divisione della Sicilia di Gioacchino di Marzo, Fùrnari appartiene».

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