L’Agricoltura torna a muovere pensiero! È quanto sta accadendo in Europa, sul territorio nazionale ma anche sul territorio
regionale.
Le motivazioni, l’energia, la vivacità e la ricchezza di idee che gli Agricoltori e Allevatori stanno dimostrando
nelle varie manifestazioni che si sono svolte e si stanno svolgendo diffusamente, meritano di essere valorizzate per
consentire di arrivare al vero obiettivo che deve essere finalmente colto a partire da queste iniziative: una vera revisione
delle politiche agricole europee e nazionali, a partire da quelle regionali!
Questa è la ragione dell’iniziativa che si terrà nell’Aula Consiliare del Comune di Acquedolci, alle ore 18,00 del
giorno 20 febbraio 2024, alla quale sono invitati a partecipare tutti gli operatori agricoli e movimenti di Agricoltori e
Allevatori che ne condividono le finalità. L’occasione sarà utile per contribuire a perfezionare una “carta” degli Agricoltori
e Allevatori dando vita al momento fondativo della Rete dei Trattori Siciliani che, a partire da concrete azioni da proporre
al Governo Regionale, tra le quali la convocazione urgente degli “Stati Generali dell’Agricoltura”, possa portare alla
“Seconda Riforma Agraria” regionale, che li coinvolga nel processo di ribaltamento del paradigma che li ha visti, ad oggi,
imputati e non protagonisti, per perseguire l’obiettivo di un giusto reddito e di un giusto valore alle loro produzioni.
Manifesto della Rete degli Agricoltori ed Allevatori Siciliani
La rete dei “trattori siciliani”, movimenti di agricoltori e allevatori, adotta come simbolo il trattore per rendere evidente
il riferimento ad uno strumento che ha significato l’affrancamento dell’uomo dalla schiavitù della zappa, rendendo più
produttivo il terreno coltivato e sfamando milioni di persone.
Oggi lo vogliamo elevare a simbolo di un nuovo rinascimento agricolo, una seconda riforma agraria siciliana, senza il
bagno di sangue della prima, ma con la stessa forza, la stessa passione e la stessa determinazione.
Ieri la lotta era per la terra, oggi per garantire il giusto reddito dell’agricoltore.
La RETE, democraticamente gestita, elabora e definisce il seguente MANIFESTO di rinascita e chiama a sostegno tutti
coloro i quali sono consapevoli che NOI siamo i produttori di ricchezza primaria VERA nell’isola e portiamo, dai campi
alla tavola, prodotti sani e di qualità a beneficio del benessere e della salute dei cittadini garantendo la Ioro sufficienza
alimentare;
RIVENDICHIAMO
il diritto ad un reddito giusto e ad un riequilibrio del rapporto con la GDO; politiche comunitarie, nazionali e regionali a
sostegno della nostra attività, consapevoli che l’uomo è libero solo se può vivere del proprio lavoro e non di sussidi. Non
vogliamo abbandonare la nostra terra per andare ad ingrossare le fila di chi, in passato, allettati da una vita più comoda e
senza angherie, sono andati via per non tornare mai più. Vogliamo continuare la nostra attività agricola, che sovraintende
al bene comune, garanzia di pace, benessere e democrazia nel nostro paese. Vogliamo essere liberi dal giogo delle
multinazionali che tendono sempre più a controllare la “banca del cibo” schiacciandoci sotto il tallone dei loro monopoli,
rapinandoci della nostra biodiversità vegetale e animale, frutto del sapiente lavoro di selezione di generazioni di
Agricoltori e oggi nelle mani di pochi speculatori dediti al solo profitto;
RIAFFERMIAMO
con forza il nostro ruolo di custodi del territorio, del paesaggio e dell’ambiente; vogliamo liberarci dalle pastoie
amministrative in cui siamo precipitati per colpa di una burocrazia asfissiante che ha finito con il mortificare e rendere
impossibile l’accesso alle risorse economiche a sostegno della nostra attività di “pubblica utilità”;
RECLAMIAMO
più assistenza tecnica nelle aziende per stare al passo con i processi di innovazione e modernizzazione, e al tempo stesso,
l’accesso ad una maggiore liquidità che l’attuale sistema bancario rende impossibile, magari riattualizzando un apposito
fondo di rotazione;
PRETENDIAMO
di essere gli artefici del nostro futuro con politiche di territorializzazione della spesa secondo una corretta applicazione
della metodologia LEADER e nel rispetto delle vocazioni ed esigenze dei territori, il più delle volte espressioni di diverse
agricolture;
BASTA
con la centralizzazione delle risorse, che serve solo a generare consenso malato e, il più delle volte, a rendere inefficace
la spesa, coartando la libera volontà e determinazione del mondo agricolo.
Stiamo distruggendo il nostro patrimonio zootecnico a vantaggio delle lobbies della carne e con la complicità del sistema
sanitario che ci obbliga al rispetto di regole assurde in materia di profilassi zootecnica, che nulla hanno di scientifico, utili
solo a schiavizzare gli allevatori siciliani.
Lo stesso facciamo con il grano e con l’ortofrutta.
Abbiamo costruito un sistema per cui il monaco diventa ricco e il monastero sempre più povero e, adesso, il monaco si
propone di risolvere i problemi che egli stesso ha creato;
Alla Regione Siciliana e al tavolo tecnico di crisi insediato a Palermo e ai rappresentanti delle forze politiche
CHIEDIAMO
un articolato processo di riforme, una seconda riforma agraria siciliana, senza indugiare in mance e/o concessioni di
dubbia utilità, magari finalizzati a rafforzare il ruolo di chi oggi avrebbe il dovere morale di dichiarare il proprio fallimento
nella missione nobile e tradita della rappresentanza.
Al Governo Nazionale diciamo che è tempo di cambiare passo e riformare il sistema CAA (centri di assistenza agricola)
in Italia, responsabilizzando il sistema delle libere professioni di settore. Questi nodi di accesso alla piattaforma SIAN e
al “santuario” AGEA devono essere rivisti, democratizzati e liberati:
1) dalla cappa asfissiante delle OO.PP. agricole, che li utilizzano per autofinanziarsi e mantenere il controllo
“militare” sulla categoria;
2) dall’illegalità, che tanti danni ha creato all’immagine degli Agricoltori;
3) dalla burocrazia e dalle lungaggini asfissianti che sono la concausa della crisi di liquidità delle aziende.
Inoltre, chiediamo il riequilibrio dell’assegnazione dei fondi PAC improntato al criterio di equità, oggi puntualmente
disatteso, tenuto conto che, a parità di condizioni, un agricoltore del nord riceve molto più di un agricoltore del sud.
Alla Mitteleuropa vogliamo suonare la sveglia, per un riequilibrio solidale delle politiche agricole più attente
all’agricoltura mediterranea; rivendichiamo l’attività pionieristica di conversione al biologico delle nostre aziende, per
soddisfare la domanda europea di cibo sano e di qualità. Noi siamo il giacimento di una biodiversità vegetale e animale
al quale l’Europa deve guardare con cura, attenzione e rispetto. Per questo chiediamo di voltare pagina sul tema del cibo
sintetico e sulle lobbies della chimica e degli OGM;
All’Europa chiediamo anche la revisione della regolamentazione sulle importazioni extracomunitarie che contrastano
con gli interessi delle produzioni nazionali degli stati europei e, soprattutto, contrastano con gli interessi dei consumatori
ad avere cibo sano e di qualità, determinando gravi turbative al regolare funzionamento del mercato.
CHIEDIAMO
inoltre, un rafforzamento del cosiddetto secondo pilastro, politiche di sviluppo rurale, quindi, maggiori risorse e più
attenzione per le aree rurali mediterranee, caratterizzate dallo spopolamento e dall’invecchiamento, recuperando sulle
“politiche di scarto” e incentivando la multifunzionalità dell’azienda agricola, i servizi al territorio e politiche per favorire
le nascite.
Un’Europa che invecchia non ha futuro. Il suo e il nostro futuro sarà nell’unità e nella solidarietà.



