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Il Tribunale di Messina ha condannato Rete ferroviaria italiana per la morte di un ex dipendente messinese colpito da mesotelioma pleurico, patologia direttamente riconducibile all’esposizione professionale all’amianto.

La sentenza accoglie il ricorso promosso dagli eredi del lavoratore, disponendo un risarcimento complessivo di circa 1.200.000 euro per danni patrimoniali e non patrimoniali.

Lo rende noto l’Osservatorio nazionale amianto. Il giudice del lavoro ha accertato che l’uomo aveva prestato servizio nelle Ferrovie dello Stato per oltre vent’anni, dal 1977 al 2001, con mansioni di elettricista e addetto alla manutenzione, operando senza adeguate protezioni in ambienti contaminati da amianto. In particolare, l’attività lavorativa si è svolta a bordo dei traghetti ferroviari e negli impianti elettrici, contesti nei quali la presenza di fibre cancerogene era significativa e continuativa. Nel 2014 al lavoratore era stata diagnosticata la malattia che si è evoluta rapidamente.
L’uomo è morto il 15 aprile 2015 all’età di 68 anni lasciando moglie e 4 figli, attualmente residenti a Messina.
“La sentenza – dice l’Osservatorio – riconosce in modo netto il nesso causale tra l’esposizione professionale e l’insorgenza del mesotelioma pleurico ribadendo come l’azienda non abbia adottato tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore. Secondo il Tribunale, il rischio amianto era noto da tempo e la mancata adozione di idonee misure di prevenzione costituisce una chiara violazione dell’art. 2087 del codice civile. Una responsabilità datoriale che si inserisce nel solco di precedenti pronunce e che rafforza l’orientamento giurisprudenziale in materia di tutela dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene”.