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“La replica del sindaco di Messina Federico Basile alle nostre motivate preoccupazioni sull’impianto di Mili Marina, espresse autorevolmente dal senatore Nino Germanà, è stata un esercizio di retorica vuota, che elude sistematicamente i nodi giuridici e tecnici della questione, confermando l’arroganza di un’amministrazione che preferisce la propaganda alla trasparenza. Il Sindaco sfida a un confronto pubblico, ma fugge da quello sui documenti ufficiali, che da mesi attendono una sua risposta. Lo invitiamo, se ne ha il coraggio, a rispondere punto su punto non a noi, ma ai cittadini, alle leggi e ai pareri tecnici che la sua amministrazione e la SRR stanno palesemente ignorando”. Lo afferma Domenico Brancato, presidente del Comitato Amo il mio paese.

“Il Sindaco Basile – prosegue Brancato – sostiene con spavalderia che il progetto sarebbe “approvato da tutti gli organi preposti”. Questa è una grave inesattezza. Dall’esame della documentazione emerge l’assenza grave del parere di competenza dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste. La “Relazione Sintetica” sul progetto evidenzia che l’area – aggiunge Domenico Brancato – è soggetta a vincolo idrogeologico ai sensi dell’art. 9 della L.R. 16/96 e che, nonostante ciò, non si rinviene il relativo e obbligatorio parere della Forestale. Come può un iter essere completo senza un atto così fondamentale, specie in un’area a rischio? Le autorizzazioni ottenute, a partire dal Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (P.A.U.R.) D.A. n. 264/GAB del 19 luglio 2023, si fondano su pareri tutt’altro che unanimi e, anzi, pieni di criticità. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.), nei suoi pareri n. 75/2022 e n. 87/2023, ha sollevato “gravissime criticità” e “potenziali interferenze” legate alla localizzazione, arrivando a scrivere nero su bianco che: ‘la presenza di insediamenti abitativi anche singoli nel raggio di 1000 metri; la presenza di insediamenti singoli entro i 200 metri può costituire, dopo verifica delle condizioni topografiche ed operative locali, specifico motivo di esclusione delle possibilità di autorizzazione’. Il Sindaco minimizza il contenzioso pendente, affermando – dice Brancato – che la richiesta di sospensione è stata “bocciata”. Omette di dire la verità: il T.A.R. Sicilia, con ordinanza n. 1579/2024, pur non concedendo la sospensiva in quella fase, ha ritenuto le questioni sollevate dal Comitato meritevoli di “adeguato approfondimento in sede di merito”, segnalando la non manifesta infondatezza delle censure. Un segnale che il tribunale ha preso molto sul serio i vizi denunciati, altro che via libera. Il punto più grave, che il Sindaco tenta di aggirare con un sofisma giuridico, è la palese violazione delle norme sulle distanze. L’art. 17, comma 3, della Legge Regionale siciliana n. 9 del 2010 è categorico e non lascia spazio a interpretazioni: i nuovi impianti per la gestione dei rifiuti devono distare ‘almeno tre chilometri dal perimetro del centro abitato’. La norma non fa alcuna distinzione basata sulla “compatibilità urbanistica” dell’area, come pretestuosamente sostenuto da Basile. La legge è legge e va rispettata. La giurisprudenza amministrativa siciliana, come la sentenza del C.G.A.R.S. n. 391 del 2023, ha già confermato l’illegittimità di autorizzazioni rilasciate in spregio a tale vincolo. Il Sindaco glissa sui fatti. La realtà, documentata nell’interrogazione parlamentare del senatore Germanà, è allarmante. L’impianto sorgerebbe a meno di 30 metri dal Palazzetto dello Sport “Pala Mili”, frequentato da giovani e famiglie, a circa 70 metri da un’abitazione civile, a 269 metri dall’inizio del centro abitato di Mili San Marco e a 350 metri da una scuola dell’infanzia ed elementare, ed a 151 metri dal “Pozzo Oteri” che fornisce acqua potabile alla città. Questi non sono “allarmismi”, ma dati oggettivi – prosegue il presidente Brancato – che dimostrano un disprezzo totale per la salute pubblica e le norme di sicurezza. Il generico paragone con l’impianto di Salerno è irricevibile: ogni progetto deve rispettare le leggi e il contesto territoriale in cui si inserisce, e a Mili le leggi sono violate. Come se non bastasse, la relazione tecnica fatta redigere dal comitato e prodotta al Tar ed al Giudice penale evidenzia che il progetto prevede la costruzione dell’impianto proprio in corrispondenza del torrente Moleti, il cui tracciato è stato alterato, esponendo la nuova struttura a “potenziali rischi” come quello di “colate rapide”. Un’opera che dovrebbe sorgere accanto a un depuratore già “fuori legge e affetto da gravissime criticità”, come ammesso dalla stessa A.M.A.M. per come evidenziato nell’istanza di annullamento in autotutela del Comitato Amo il mio paese. Basile – dice Brancato – risponda agli atti, non alle telecamere. Il Sindaco sfida a un confronto pubblico, ma il vero confronto è quello con la legalità, a cui si sottrae. Il Comitato ed anche la Lega con Germanà hanno formulato rilievi circostanziati e documentati in tutte le sedi opportune, a cui Basile non ha mai fornito risposta. Lo invitiamo a rispondere, se vuole davvero fare chiarezza, a queste semplici domande: Perché si è proceduto ignorando le “gravissime criticità” sollevate dal Comitato Tecnico Scientifico? Perché si sta violando apertamente l’art. 17 della L.R. 9/2010 sulle distanze, norma a tutela della salute dei cittadini? Perché si è andati avanti con l’appalto e ora con gli espropri, nonostante la pendenza di un ricorso al TAR e di un esposto penale (iscritto al n. 3182/2025 R.G.NR.), esponendo il Comune a un enorme rischio di danno erariale? Perché non si è mai risposto all’istanza di annullamento in autotutela presentata dal Comitato “Amo il mio paese”? Queste sono le domande a cui i messinesi attendono risposta. Non servono show televisivi, ma atti amministrativi conformi alla legge. La nostra mobilitazione e quella annunciata dalla Lega, a ogni livello istituzionale, non si fermerà. Non permetteremo – conclude Brancato – che questo scempio, figlio dell’arroganza e del disprezzo delle regole, si compia sulla pelle e sulla salute dei cittadini di Messina”.