Sulla questione Servizi Sociali nella città del Capo interviene nuovamente, l’attivista milazzese e membro della Consulta Giovanile del Comune Saverio Todaro, che nella sua lettera-appello esordisce scrivendo: “quando il tempo della burocrazia diventa il tempo della fame”.
A Milazzo c’è una verità che non può più essere addolcita: – quando i Servizi Sociali si inceppano, a pagare non è la politica. Sono le famiglie fragili. Parliamo dell’Assegno di Inclusione (AdI). Per percepirlo occorre sottoscrivere il Patto per l’Inclusione Sociale entro 120 giorni dal Patto di Attivazione Digitale. Senza firma, il beneficio decade. È una regola chiara, tecnica, non interpretabile.
Oggi però le criticità segnalate riguardano la mancata operatività di uno dei tre assistenti sociali incaricati come Case Manager, per contratto scaduto e in attesa di rinnovo. Nel frattempo, le pratiche non risulterebbero redistribuite con tempestività agli altri operatori.
Tradotto in termini reali: famiglie con ISEE bassissimo, con minori o disabili a carico, rischiano di perdere l’unico sostegno economico stabile per un problema organizzativo interno al Comune di Milazzo.
E qui bisogna dirlo chiaramente.
Per molte di queste famiglie l’AdI non è un’integrazione al reddito: è la sopravvivenza. È la spesa settimanale. È il pagamento della luce per evitare il distacco. È il latte per i bambini. Senza quell’assegno, alcune persone non arrivano a fine mese. Alcune non hanno risparmi. Alcune non hanno alternative.In una città dove meno di 400 euro di affitto non si trovano, dove l’edilizia popolare è bloccata da anni, dove esistono immobili inutilizzati mentre c’è chi vive in sistemazioni provvisorie o di fortuna, il tempo amministrativo non è neutro. È cibo o non cibo. È dignità o umiliazione.
Il caso della madre senza presa in carico
C’è poi una vicenda che racconta il problema in modo ancora più netto.
Un figlio chiede formalmente la presa in carico della propria madre, persona fragile che avrebbe dovuto essere già seguita dai servizi. L’assistente sociale titolare non è più in servizio o è stata spostata. Dal 2020 non risulterebbe una continuità effettiva.
La nuova richiesta non viene assegnata. Arriva un sollecito scritto. La risposta, secondo quanto riferito, sarebbe stata quella di rimandare la competenza al DSM Milazzo Isole Eolie.
Eppure vi sarebbe anche una richiesta proveniente dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto affinché la situazione venga presa in carico.
Quando interviene l’Autorità Giudiziaria non si può parlare di interpretazioni. Si parla di obblighi.
Persone fragili lasciate sole
Il problema non riguarda solo l’AdI. Ci sono situazioni di fragilità estrema che richiedono interventi concreti e continuativi.
Una signora chiusa in casa da quattro anni perché l’ascensore del palazzo non funziona, isolata e senza alcun supporto da parte dei servizi sociali.
Un ragazzo con numerosi TSO alle spalle, senza amministratore di sostegno, senza assistente sociale assegnato, abbandonato in un percorso di cura disorganizzato.
Il decesso di una persona nel dicembre 2025, che secondo le segnalazioni non avrebbe ricevuto la presa in carico adeguata nonostante fosse fragile dal punto di vista sociale e sanitario.
Questi esempi evidenziano che le criticità non sono episodiche, ma sistemiche.Il ruolo del Segretario Generale
La vicenda della madre senza presa in carico è stata rappresentata direttamente al Segretario Generale del Comune, come tante altre cose. Dopo un confronto lungo e acceso, sarebbe stata assicurata la risoluzione del caso a partire dalla settimana successiva.
È un segnale positivo. Ed è giusto riconoscerlo.
Ma va detto con rispetto e franchezza: risolvere il singolo caso non basta, se il sistema che lo ha prodotto resta invariato.
Ho l’impressione – ed è una valutazione personale – che anche il Segretario Generale sia stanco di dover intervenire continuamente per tamponare disfunzioni organizzative che dovrebbero essere gestite a livello dirigenziale. La sensazione è quella di una struttura in cui le criticità si ripetono e vengono affrontate con richiami verbali, con rimproveri, con scatti d’ira nei corridoi.
Arrabbiarsi non è amministrare. I richiami verbali non sono atti.
Se esistono omissioni, ritardi, mancata vigilanza o rimpalli sistematici di responsabilità, l’ordinamento prevede verifiche formali e, se necessario, provvedimenti disciplinari. Diversamente, il rischio è che tutto venga risolto nel momento dell’emergenza per poi ripresentarsi con un’altra famiglia e un’altra fragilità.
Una questione politica, non personale
Qui non si tratta di antipatie o simpatie. Non si tratta di attacchi individuali. Si tratta di responsabilità pubblica.
I Servizi Sociali non sono un ufficio qualsiasi: sono il presidio dei diritti fondamentali. Ogni pratica non assegnata è una persona lasciata in attesa. Ogni ritardo può peggiorare uno stato clinico. Ogni rimpallo istituzionale può tradursi in isolamento, povertà, abbandono.
La politica cittadina deve pretendere numeri, report, trasparenza:
quante pratiche AdI sono in scadenza?
quante richieste di presa in carico sono ferme?
quali protocolli interni garantiscono la continuità quando un assistente sociale viene trasferito o non è più in servizio?
Non è più tempo di rassicurazioni informali. È tempo di atti scritti.Milazzo è una comunità solidale. Ma la solidarietà privata non può sostituire l’obbligo pubblico.
Quando il sistema funziona male, non è un dirigente a soffrire. Non è un funzionario. È una madre sola. È un disabile. È un bambino. È un ragazzo che ha subito TSO senza nessuno che si prenda cura di lui.
E su questo non possono esistere compromessi”.



