Il Parlamento siciliano boccia la norma che consentiva il terzo mandato ai sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti, ‘affossata’ per la seconda volta nel giro di poche settimane.
E ancora una volta ad affossarla è stato il voto segreto richiesto dalle opposizioni e che ha mandato in frantumi la maggioranza di centrodestra. Con 43 voti a favore e 18 contrari, l’Assemblea ha approvato un emendamento soppressivo del testo, una ventina i franchi tiratori.
Bocciata la prima volta a metà febbraio, la norma era stata riproposta dopo la recente pronuncia della Corte costituzionale, nel tentativo di adeguare la Sicilia al resto del Paese e poterla applicarla già nella tornata delle amministrative di primavera.
Adesso è caccia ai franchi tiratori all’interno della maggioranza che sostiene il governo Schifani, che ha segni di cedimento su vari fronti anche dopo l’inchiesta sulla sanità, con vari gruppi che chiedono un cambio di passo e rimpasto in giunta regionale.
Bocciatura del terzo mandato, Anci Sicilia: “Ennesima anomalia normativa, ripensare la specialità”.
“Prendiamo atto che l’Assemblea regionale siciliana ha bocciato ancora una volta la norma che avrebbe consentito di adeguare la disciplina sui mandati dei sindaci a quella vigente a livello nazionale e alle indicazioni più volte espresse, a tutela dei diritti fondamentali, dalla Corte costituzionale, da ultimo con la recente sentenza n. 16 del 2026 relativa alla legge regionale della Valle d’Aosta”. Lo dichiarano Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di ANCI Sicilia.
“Dopo quanto già avvenuto in occasione dell’approvazione della legge ‘Norme riguardanti gli enti locali’, l’esito di questa votazione del Parlamento regionale siciliano ci induce a porre una domanda molto semplice: è davvero utile ai territori — e quindi alla Sicilia — mantenere una specialità in materia di ordinamento degli enti locali che produce norme in contrasto con l’impianto nazionale e con la giurisprudenza costituzionale?” – aggiungono i vertici dell’associazione dei Comuni siciliani – Oppure sarebbe più saggio e utile prevedere un sistematico adeguamento alle norme approvate a livello nazionale, evitando conflitti interpretativi, incertezze applicative e un continuo contenzioso che finisce per ricadere sui comuni e, in ultima istanza, sugli interessi degli stessi cittadini?”.
“Questo – conclude il presidente di ANCI Sicilia – è l’interrogativo che dobbiamo avere il coraggio di porci d’ora in avanti”.




