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Nel giorno della Festa del Papà, mentre i mass media celebrano la figura paterna con narrazioni edulcorate e simboliche, migliaia di padri in Italia vivono una realtà profondamente diversa, segnata da una progressiva esclusione dalla vita dei propri figli. Una contraddizione evidente, che pone interrogativi non solo sul sistema giudiziario, ma anche sul racconto pubblico e mediatico della genitorialità.

In Italia oltre 160.000 famiglie ogni anno attraversano una separazione o un divorzio. La legge prevede l’affido condiviso come regola. La realtà racconta una storia diversa: nella quasi totalità dei casi i figli restano con la madre, mentre il padre viene progressivamente escluso dalla vita quotidiana dei propri figli. I dati Istat e le ricerche internazionali dimostrano che l’Italia è tra i Paesi europei con il più basso tasso di affido equo effettivo. Una situazione scoraggiante e preoccupante, su cui l’associazione Codici invita alla riflessione nel giorno della Festa del Papà.

“Secondo il più recente report dell’Istat (Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e Divorzi – Anno 2023, pubblicato il 22 novembre 2024), nel 2023 in Italia si sono registrate 82.392 separazioni e 79.875 divorzi – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Si tratta di oltre 160.000 nuclei familiari che ogni anno si frammentano, con decine di migliaia di minori coinvolti in procedimenti che ridefiniscono radicalmente le loro esistenze. Dalla metà degli anni Novanta, la progressiva instabilità coniugale ha reso il tema dell’affidamento dei figli uno dei più rilevanti sul piano sociale, giuridico e psicologico del nostro Paese. La Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 ha introdotto nel nostro ordinamento l’affido condiviso come regola generale, subordinando l’affido esclusivo a situazioni di comprovato pregiudizio per il minore. A 20 anni dalla sua approvazione, l’applicazione concreta di questa norma rimane gravemente deficitaria. I dati Istat evidenziano che nella quasi totalità delle separazioni e dei divorzi l’affido risulta formalmente condiviso. Tuttavia, l’affidamento unico al padre si attesta al solo 1,9% nei divorzi e allo 0,8% nelle separazioni. Specularmente, nella grande maggioranza dei casi i figli vengono collocati prevalentemente presso la residenza materna, con il padre relegato a un ruolo di genitore ‘ospitante’ nei weekend e in poche settimane l’anno. Come ha rilevato lo stesso Istat, laddove la legge lascia discrezionalità ai giudici, l’affido condiviso non ha trovato effettiva applicazione. Quello che sulla carta si chiama ‘affido condiviso’ cela, nella sostanza, un affidamento a prevalente collocazione materna che riproduce i modelli del vecchio affido esclusivo preriforma. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Demographic Research, condotto su un campione di 9.102 minori in 17 Paesi europei, ha misurato la diffusione reale dell’affido alternato, definito come almeno 15 notti al mese con ciascun genitore. I risultati per l’Italia sono allarmanti: solo il 2,6% dei minori in famiglie separate in Italia vive in un regime di affido equo effettivo. Il 94,5% dei figli di genitori separati vive di fatto in una condizione di affido esclusivo, pur in presenza di un decreto che formalmente prescrive la condivisione. In Svezia, Paese di riferimento in materia di bigenitorialità, l’affido equo riguarda oltre il 41,5% dei minori. In Belgio il 30%, in Italia siamo al 2,6%. Il divario non è culturale: è strutturale. Dipende da come i tribunali interpretano e applicano la normativa vigente, e da una prassi consolidata che tende a privilegiare sistematicamente la collocazione materna, spesso in assenza di motivazioni legate all’interesse concreto del minore. Il fenomeno degli ‘orfani di genitori viventi’, come definito in sede europea, descrive quella vasta platea di bambini che, pur avendo entrambi i genitori in vita, cessano progressivamente di avere una relazione continuativa e significativa con uno di essi. Nella quasi totalità dei casi, il genitore che scompare dalla vita quotidiana del figlio è il padre. La condizione di ‘genitore solo’ è, secondo i dati Istat, quasi esclusivamente femminile: 8 casi su 10. Ciò non riflette una libera scelta dei padri, ma l’esito di un sistema che non garantisce una genitorialità davvero condivisa dopo la separazione. La ricerca scientifica internazionale documenta con solida evidenza empirica che i bambini che mantengono un rapporto equilibrato con entrambi i genitori presentano migliori outcome in termini di benessere psicologico, rendimento scolastico e sviluppo delle relazioni sociali. Privare un figlio di una presenza paterna attiva non è nell’interesse del minore: è un danno che si protrae nel tempo. Nonostante un impianto normativo robusto, la prassi giudiziaria continua a produrre risultati largamente difformi dai principi stabiliti dalla legge. È necessario un intervento che non si limiti alla formulazione di diritti sulla carta, ma ne assicuri la concreta attuazione. Questi numeri – prosegue Giacomelli – evidenziano una responsabilità sistemica. Non siamo di fronte a una lacuna legislativa, ma a una prassi giudiziaria che, di fatto, elude il dettato normativo. Il risultato è che il principio di bigenitorialità viene proclamato nei provvedimenti, ma negato nella realtà quotidiana dei minori”.

Il fenomeno degli “orfani di genitori viventi”, riconosciuto anche in sede europea, descrive una condizione sempre più diffusa: bambini che, pur avendo entrambi i genitori, perdono progressivamente il rapporto con uno di essi, nella maggior parte dei casi il padre. La letteratura scientifica internazionale evidenzia in modo concorde che i minori che mantengono un rapporto equilibrato con entrambi i genitori presentano migliori condizioni di benessere psicologico, rendimento scolastico e sviluppo sociale. La compressione del ruolo paterno non è quindi solo una questione di equità tra adulti, ma incide direttamente sull’interesse superiore del minore.

“In questo contesto – conclude Giacomelli – la celebrazione della Festa del Papà rischia di trasformarsi in un esercizio retorico, se non si ha il coraggio di affrontare le distorsioni del sistema. È necessario ristabilire un principio di legalità sostanziale: la bigenitorialità non può essere un’affermazione simbolica, ma deve trovare concreta e verificabile attuazione nelle decisioni giudiziarie”.

L’associazione Codici è impegnata da anni nell’assistenza ai padri separati attraverso la campagna “Voglio papà”. È possibile segnalare il proprio caso e richiedere supporto telefonando al numero 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al numero 3757793480 o scrivendo a segreteria.sportello@codici.org.