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Quattro ore di Consiglio comunale molto intense e ‘infuocate’, una seduta che doveva essere un momento istituzionale si è trasformato, nei fatti, in un vero e proprio campo di battaglia politico.

Un “venerdì nero” per l’amministrazione Cipriano, con la seduta già partita sotto cattivi auspici con lo slittamento in seconda convocazione per mancanza del numero legale, ha presto assunto i contorni di uno scontro aperto. Al centro della scena, l’assessore Feminó, ormai in rotta totale con quelli che fino a ieri erano i suoi compagni di maggioranza.
Quattro ore di accuse, tensioni e posizioni inconciliabili: da un lato chi ne chiede le dimissioni, dall’altro lo stesso Feminó che resiste, ribadendo senza arretrare le pesanti dichiarazioni già rivolte al Sindaco sulla gestione dell’iter del nuovo PUG.
Nel silenzio generale, è il capogruppo dell’opposizione, il Consigliere Zanghì, a porre la domanda che molti evitano: “Cosa c’è sotto? Cosa rende Feminó così inamovibile al punto da sfidare apertamente il Sindaco senza essere rimosso?”
Un interrogativo destinato, probabilmente, a trovare risposta a breve. Nel frattempo, l’Aula resta paralizzata. Non passa la delibera di ratifica della variazione di bilancio: 6 voti favorevoli e 6 astenuti, tra questi anche quello dello stesso assessore Feminó, rendono l’atto inefficace, rinviandolo a una nuova votazione che difficilmente cambierà l’esito.
Stesso copione sulla mozione proposta dallo stesso Feminó, firmata da altri sei consiglieri, per destinare i compensi di amministratori e consiglieri a studi geologici. Il passo indietro del Consigliere Giambò, che si riallinea alla maggioranza dichiarando voto contrario per presunti profili di illegittimità, accende ulteriormente lo scontro politico. Ne scaturisce un duro confronto, tra accuse di servilismo e repliche che tornano a chiedere, ancora una volta, le dimissioni dell’assessore. Il risultato del voto finale: 6 favorevoli, 6 contrari. Anche questa proposta tornerà in Aula.
Diverso il clima sul tema della stabilizzazione dei lavoratori ASU, dove si registra un’inedita convergenza tra maggioranza e opposizione. La Consigliera Chiara Crisafulli, ha sollecitato chiarimenti sulle tempistiche, evidenziando come l’iter avrebbe potuto concludersi già da tempo se non fosse stata trasmessa documentazione incompleta alla Regione. Una nota della Regione Siciliana del 7 ottobre 2024 individua infatti nella mancata sottoscrizione dei contratti individuali la causa dello stallo. Nel frattempo, il sopraggiunto dissesto economico ha ulteriormente complicato il percorso, subordinandolo all’approvazione del bilancio, ancora oggi in attesa.
Si chiude così una seduta segnata da tensioni, rinvii e immobilismo.
“Un Consiglio comunale che certifica, nei fatti, la fine politica della maggioranza Cipriano e una paralisi amministrativa sempre più evidente. Resta ora una sola domanda: quanto potrà ancora durare questa situazione?”, dichiarano l’opposizione consiliare termense.