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“Atti, norme e procedure relativi al Ponte sullo Stretto di Messina risultano incompatibili con le normative
europee e nazionali in materia di concorrenza e trasparenza”. È quanto ha sostenuto l’associazione
Invece del ponte che ha illustrato in conferenza stampa i contenuti dell’esposto presentato all’Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato.
Secondo l’associazione, anche il più recente decreto legge non recepisce il punto centrale delle
osservazioni della Corte dei Conti: l’obbligo di indire una nuova gara. Inoltre, il parere dell’Autorità di
Regolazione dei Trasporti sul piano tariffario del progetto evidenzia possibili aiuti di Stato e distorsioni
della concorrenza.
L’avvocato Carmelo Briguglio ha ricordato che il diritto europeo e il Codice degli appalti impongono una
nuova gara quando intervengono modifiche sostanziali al contratto o al progetto, oppure quando il
valore dell’appalto aumenta oltre il 50% rispetto a quello originario. Entrambe le condizioni si sarebbero
verificate nel caso del Ponte.
Nel corso degli anni, infatti, il contratto è stato più volte modificato, a partire dall’accordo del 2009 tra
Eurolink e Stretto di Messina, fino ai recenti interventi normativi. Le variazioni hanno riguardato i criteri
di adeguamento dei costi e il contributo finanziario del General Contractor, alterando l’equilibrio
economico dell’appalto a favore del contraente privato. Anche il progetto ha subito rilevanti modifiche
tecniche, interessando i collegamenti stradali e ferroviari e rendendo necessario un nuovo parere del
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Il professor Signorino ha evidenziato come il costo dell’opera sia passato da 3,88 a 10,6 miliardi di euro.
Applicando i criteri previsti dal contratto originario, il valore aggiornato sarebbe pari a 5,66 miliardi:
l’attuale importo rappresenterebbe quindi un incremento dell’87,3%, ben oltre il limite del 50%
consentito.
L’esposto richiama infine il parere dell’Autorita’ di regolazione dei trasporti, che segnala possibili aiuti
di Stato derivanti dai trasferimenti previsti a favore della società Stretto di Messina nella fase di esercizio
dell’opera.
Il parere dell’ART evidenzia infatti che, secondo la Convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la
società Stretto di Messina (SdM), alla fine dei lavori tutta la componente ferroviaria dell’opera
passerebbe da SdM a RFI. Però nel piano finanziario risulta che SdM riceverà il contributo dello Stato
per la “continuità territoriale” fino a quel momento corrisposto a RFI e che la stessa RFI dovrà versare
un “canone ferroviario” annuo. A che titolo questi trasferimenti? Perché questo “regalo” alla società
Stretto ? Incidendo sulla struttura dei ricavi della società nella fase di esercizio dell’opera, e’ palese che
questi si configurano come “aiuti di Stato”.
Aiuti di Stato, modifiche sostanziali del contratto e del progetto, eccessivo aumento dei costi
impongono l’annullamento dell’attuale procedura e l’eventuale avvio di una nuova gara.

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