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Una serata monumentale, scolpita nel fuoco della pietra antica e nelle sfumature d’oro del vespro: l’appuntamento di ieri, 26 agosto 2026, sul vulcano attivo più alto d’Europa si consacra come uno dei momenti più viscerali, simbolici e carichi di suggestione dell’intera stagione del Festival Lirico dei Teatri di Pietra. Un’esperienza artistica e spirituale che, insieme alla memorabile tappa tra i monumentali megaliti dell’Argimusco, rappresenta il punto più alto e solenne del dialogo tra l’imponenza della natura e la forza sacra dell’espressione musicale.

Mentre le ultime luci del giorno avvolgevano la titanica scultura del Teseo Screpolato di Igor Mitoraj, il paesaggio lunare dell’Etna si è trasformato in un tempio a cielo aperto per accogliere la straordinaria esecuzione del Coro Lirico Siciliano: non un semplice evento musicale, ma un’autentica elevazione dell’anima in cui il paesaggio vulcanico, la pietra scolpita e il canto umano si fondono per accarezzare l’eternità. Il bronzo ferito della scultura contemporanea, i colori caldi del tramonto vulcanico e l’armonia delle note si sono fusi in una sinergia totale e irripetibile.

Il programma ha intrecciato la grazia belcantistica e senza tempo di Vincenzo Bellini con la profonda spiritualità di Franco Battiato, passando per le immortali trame cinematografiche di Ennio Morricone e le ipnotiche sospensioni contemplative di Ludovico Einaudi.

Sotto la direzione magnetica e la profonda sensibilità di Francesco Costa, l’impeccabile formazione vocale e orchestrale dell’ente lirico ha regalato un’interpretazione di straordinario impatto emotivo. La risposta del pubblico è stata imponente: una platea rapita che ha accompagnato la fine del concerto con lunghi, commossi applausi e continue ovazioni che sono riecheggiate tra le vette dell’Etna fino all’imbrunire.

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