Una svolta drammatica e carica di tensione emotiva segna le ore immediatamente precedenti all’inizio del processo in Corte d’Assise a Caltanissetta. Antonino Frasconà Filaro 48enne e il figlio Giacomo 20enne, entrambi a giudizio insieme al figlio minore Mario di 18 anni per la morte del giovane Giuseppe Di Dio, avevano formalizzato una proposta risarcitoria totale, mettendo sul piatto l’intero patrimonio di famiglia. L’offerta reale, notificata tramite ufficiale giudiziario, è stata però categoricamente respinta dai familiari del sedicenne.
Nei giorni scorsi, i legali dei Frasconà Filaro avevano presentato un’offerta formale che prevedeva la devoluzione di tutti i beni mobili e immobili in loro possesso a titolo di risarcimento del danno. Una mossa forte, giunta a ridosso dell’apertura del dibattimento, nel tentativo di mitigare la posizione processuale degli imputati.
La risposta della famiglia Di Dio, devastata dal dolore, non si è fatta attendere ed è arrivata con una dichiarazione netta: nessun accordo economico potrà mai sanare l’uccisione del ragazzo. I genitori e i parenti chiedono soltanto che la giustizia faccia il suo corso in aula.
Il tragico evento risale alla notte del 1° novembre scorso, quando Giuseppe Di Dio venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco al collo mentre si trovava davanti a un bar in via Roma, nel pieno centro del piccolo comune nebroideo. Secondo le indagini condotte dai Carabinieri, il sedicenne sarebbe stato ucciso per errore, diventando la vittima inconsapevole di una violenta spedizione punitiva nata per futili motivi, della quale non era affatto il bersaglio designato.
Le indagini si sono chiuse rapidamente identificando i tre membri della famiglia Frasconà Filaro: Giacomo Frasconà Filaro: accusato di essere l’esecutore materiale che ha premuto il grilletto. Antonino e Mario Frasconà Filaro: a giudizio con l’accusa di concorso nel reato per aver preso parte all’azione armata.
Con il ripristino dell’aggravante dei futili motivi da parte della Procura, per gli imputati è caduta la possibilità di accedere a riti alternativi (come il rito abbreviato). Il processo si aprirà ufficialmente il 2 ottobre davanti alla Corte d’Assise, in un clima di profonda commozione e attenzione da parte dell’intera opinione pubblica siciliana.



