L’accordo elettorale strategico siglato da Cateno De Luca con Fratelli d’Italia per le prossime elezioni politiche ha innescato una serie di forti scosse politiche e malumori trasversali. Se da un lato il leader di Sud chiama Nord rivendica l’operazione come una scelta di crescita e autonomia per i territori, dall’altro l’intesa sta provocando profonde frizioni sia nei posizionamenti regionali in Sicilia, sia all’interno delle storiche coalizioni.
L’intesa, che prevede la partecipazione alle elezioni nazionali mantenendo però il simbolo e l’identità di Sud chiama Nord, ha aperto fronti polemici complessi. Il corto circuito in Sicilia: De Luca ha esplicitamente dichiarato che l’accordo riguarderà solo il livello nazionale e che in Sicilia il movimento manterrà le “mani libere”, restando fermamente all’opposizione del governo regionale guidato da Renato Schifani. Questa formula della “doppia veste” — alleati a Roma, nemici a Palermo — sta sollevando forti perplessità sia tra la base del movimento sia tra gli osservatori, che faticano a scindere la coerenza del messaggio politico territoriale.
La rottura definitiva con il centrosinistra: La mossa di De Luca ha sancito la separazione ufficiale dal “campo largo”.
Il Partito Democratico e le altre forze progressiste progressiste hanno immediatamente alzato un muro invalicabile contro il sindaco di Taormina, accusandolo di incoerenza dopo mesi di interlocuzioni ed escludendo qualsiasi futura convergenza nell’isola.
Malumori nel centrodestra tradizionale: Le tensioni non risparmiano lo stesso alveo della destra. Esponenti storici del territorio, come il deputato Tommaso Calderone, hanno espresso forte disappunto in merito alle manovre di avvicinamento e al prestito di parlamentari a Roma per formare la componente, giudicando le scelte di Fratelli d’Italia come distanti dai valori tradizionali della destra e destabilizzanti per gli equilibri della coalizione in Sicilia.
L’evoluzione della vicenda, analizzata nei dettagli da testate come Il Fatto Quotidiano e Il Sicilia, evidenzia come il patto di Roma rischi di trasformarsi in un boomerang locale, minando la narrazione puramente “anti-sistema” su cui Sud chiama Nord ha storicamente costruito il proprio consenso elettorale.
Il massimo esponente di ScN difende la scelta politica, impegnato domani anche in conferenza stampa davanti Montecitorio. Mentre in serata scrive dalla sua Pagina Facebook: “Seduta spiritica romana in corso! Stiamo lavorando all’intesa con altri movimenti politici nazionali per costruire il Polo delle Autonomie. Vogliamo presentare nella nostra convention del 27 – 28 – 29 ottobre una proposta innovativa ed attrattiva”.
“Com’era prevedibile l’accordo tra FdI e ScN sta scatenando malumori, accompagnati da un autentico esodo, soprattutto in Sicilia, dove l’unico partito dell’arco Costizionale che incarna i veri valori della Destra è Futuro Nazionale con Vannacci. Registro da più parti un grande malcontento, soprattutto all’interno di Fratelli d’Italia, dove la base non può mai digerire un accordo con Cateno De Luca.
Futuro Nazionale con Vannacci è certamente un porto sicuro della coerenza e dei valori, laddove i militanti della vera Destra sono certamente i benvenuti”. Così il deputato Tommaso Calderone, responsabile Futuro Nazionale con Vannacci in Sicilia.



