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Si apre ufficialmente davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Catania la partita giudiziaria che rischia di azzerare i vertici politici di due dei più importanti comuni della provincia di Messina. I giudici amministrativi sono chiamati a esprimersi sul ricorso legato alle elezioni amministrative di Barcellona Pozzo di Gotto. Una decisione destinata a provocare un effetto domino immediato, poiché il nodo giuridico al centro del dibattito è lo stesso che minaccia la stabilità istituzionale del Comune di Messina, la cui udienza chiave è fissata per il prossimo 20 ottobre.

Si è conclusa stamattina davanti ai giudici del Tar di Catania l’attesissima udienza sul ricorso per la città del Longano, in cui si contesta la regolarità delle elezioni amministrative dello scorso maggio, una tornata elettorale che ha visto l’elezione a sindaca di Melangela Scolaro per uno scarto di appena 148 voti. Il collegio difensivo si è riservato la decisione, attesa ufficialmente entro la giornata di domani.
Al centro della battaglia legale c’è il cosiddetto “vulnus” della mancata raccolta delle firme a corredo delle liste presentate dal movimento politico “Sud chiama Nord”, guidato da Cateno De Luca. I ricorrenti – tre cittadini barcellonesi assistiti dal legale Paolo Starvaggi – sostengono l’illegittimità dell’ammissione delle liste senza le preventive sottoscrizioni, chiedendo l’annullamento delle consultazioni o, in subordine, la proclamazione a sindaco dello sconfitto Barbera.
L’esito del verdetto è destinato a generare un vero e proprio effetto domino su tutta la provincia: la stessa identica eccezione procedurale pende infatti anche sulle ultime elezioni amministrative del capoluogo, con i ricorsi per Messina fissati in calendario per il prossimo 20 ottobre.

Il procedimento discusso a Catania riguarda la contestazione della vittoria di Melangela Scolaro, eletta sindaca nelle consultazioni della scorsa primavera. Il ricorso punta all’annullamento dei verbali di proclamazione, ipotizzando una illegittima estensione della deroga sulla raccolta firme – spettante a Sud chiama Nord in quanto forza politica rappresentata all’ARS – a ben 14 liste civiche collegate che riportavano il simbolo ufficiale in dimensioni ridotte. Qualora i giudici dovessero accogliere l’istanza azzerando i voti delle liste a supporto di Scolaro, scatterebbe la richiesta di proclamazione a sindaco per il candidato di centro-destra Nicola Barbera.

Se l’attesa a Barcellona Pozzo di Gotto è massima per il deposito della sentenza, i riflessi politici più pesanti si avvertono nel capoluogo. A Messina la tensione è speculare: il parallelismo tra i due comuni è totale, poiché anche i ricorsi pendenti per Palazzo Zanca poggiano sulla medesima contestazione formale circa l’uso delle deroghe speciali per i movimenti civici della galassia deluchiana.

I possibili scenari: status quo o commissariamento. L’intera provincia si trova di fronte a un bivio istituzionale. Gli scenari sul tavolo sono essenzialmente due: Il rigetto dei ricorsi: determinerebbe il mantenimento dello status quo, blindando l’amministrazione Scolaro a Barcellona e salvaguardando la continuità della giunta a Messina. L’accoglimento: l’annullamento delle operazioni elettorali farebbe decadere i sindaci e i rispettivi consigli comunali, aprendo le porte al commissariamento prefettizio dei due enti e a nuove elezioni anticipate.

Intanto, le forze di minoranza consiliare aumentano il pressing. Gli esponenti del cartello “Barcellona in Comune” hanno già fatto sapere di monitorare attentamente l’evoluzione giudiziaria, pronti a chiedere un rinvigorimento del proprio ruolo o azioni drastiche qualora il castello difensivo della giunta Scolaro dovesse mostrare le prime crepe.
Il countdown è partito: domani mattina Barcellona Pozzo di Gotto saprà se potrà continuare il proprio percorso amministrativo o se sarà costretta a fare un passo indietro verso il commissariamento.

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