Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di Tindaro Di Pasquale nelle sue vesti di Portavoce della “Rete per la Salute Pubblica Uniti per il Cutroni Zodda”.
Sono profondamente preoccupato per la situazione di estrema gravità cui versa il nostro territorio riguardo i livelli essenziali di assistenza sanitaria.
Se da un lato il nosocomio Cutroni Zodda è sostanzialmente chiuso, dall’altro il Fogliani di Milazzo – che, secondo i nostri parlamentari ed i burocrati dell’Asp e della Regione, dovrebbe assorbire ben due distretti sanitari con un bacino di oltre 200.000 persone – è sottoposto ad una pressione tale da rendere al personale in servizio, sottodimensionato, assai difficile rispondere alle esigenze, sottoponendo le professionalità, tra l’altro, ad un carico di responsabilità enorme .
Peraltro giova riflettere sulla uscita di molti medici e sanitari dal servizio pubblico in favore di quello privato proprio per queste ragioni e non solo per una questione economica che, pure, influisce notevolmente.
Tutto tace a Palermo, dove tutti, senza distinzione alcuna, stanno riunendosi esclusivamente per spartirsi, nel modo più deteriore che si può realizzare, le poltrone dei dirigenti delle aziende sanitarie, non facendo altro che creare servi inutili al servizio di pochi e a danno di molti.
Ho apprezzato il grido di allarme del sindaco Midili e prendo atto dell’ “assordante silenzio” del primo cittadino di Barcellona Pozzo di Gotto.
Auspico che la magistratura intervenga, circostanziando le responsabilità di un servizio sanitario che non può funzionare male solo in virtù di “problemi generali e nazionali“.
Chi viene eletto ha il dovere di individuare soluzioni e non può nascondersi dietro dogmi ai quali rispondono coloro che lasciano il pubblico per il privato per ragioni più che legittime.
Chi viene eletto non può accompagnare mano nella mano le fondazioni private, garantendo loro decine di milioni di euro e non individuando poi le somme per garantire i servizi essenziali.
È deplorevole l’atteggiamento della politica e dell’Asp nei riguardi di questo nostro territorio. Non una parola, non un intervento risolutivo, non una predisposizione di attività che possano volgere a soluzioni definitive. Nulla.
Si aggiunge la gravissima carenza di personale del 118, impossibilitato, spesso, a garantire il servizio per mancanza di medici ed infermieri, con le ambulanze ferme o trasferite in altri luoghi. È indegno. È indecoroso. È immorale.
Tindaro Di Pasquale
Portavoce della Rete per la Salute Pubblica Uniti per il Cutroni Zodda




