Il mare come risorsa, patrimonio da tutelare, occasione di lavoro, luogo di ricerca scientifica e, soprattutto, elemento identitario capace di raccontare la storia e il futuro di una comunità. È stato questo il filo conduttore dell’incontro che si è svolto ieri mattina al Teatro Trifiletti di Milazzo, nell’ambito della manifestazione “D’Amare – Cultura e Tradizioni”, che ha coinvolto gli studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto Nautico e Turistico “Leonardo Da Vinci” di Milazzo.
Una mattinata pensata per mettere in dialogo i giovani con istituzioni, operatori del settore, ricercatori, associazioni e realtà che quotidianamente lavorano per la conoscenza e la salvaguardia del mare. Ad aprire gli interventi è stato l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Milazzo Antonino Italiano, che si è rivolto direttamente agli studenti con un intervento particolarmente sentito ed emozionato. Italiano ha sottolineato il ruolo centrale delle nuove generazioni nella costruzione del futuro della città, ricordando loro che “siete il nostro futuro” e che proprio dai giovani dovrà partire una visione più ampia del benessere della comunità. Un futuro nel quale il mare non deve essere considerato soltanto come un bene ambientale o una risorsa turistica, ma anche come un importante motore occupazionale, capace di offrire opportunità professionali nei settori della pesca, della nautica, del turismo, della ricerca e della tutela ambientale. A seguire è intervenuto il dirigente di pianificazione strategica del Comune di Milazzo Domenico Lombardo, che ha portato l’attenzione su Vaccarella, uno dei luoghi più identitari della città. Lombardo ha illustrato il percorso di riqualificazione che interessa il cosiddetto borgo marinaro di Milazzo, sottolineandone il valore storico e culturale.
Una storia fatta di uomini, pesca, tradizioni e memoria che trova oggi un importante luogo di conservazione nell’Asylum, recentemente ristrutturato e trasformato in uno vero e proprio scrigno della memoria cittadina. Recuperare questi luoghi significa, infatti, non soltanto intervenire sul patrimonio urbano, ma restituire alle nuove generazioni la possibilità di conoscere le proprie radici. Particolarmente partecipato il momento dedicato alla filiera della pesca, con gli interventi del Capitano di Corvetta Biagio Cianciolo e del Secondo Capo Aiutante Giuseppe Maio, che hanno raccontato agli studenti il lavoro svolto quotidianamente per garantire il rispetto delle norme e la tutela dell’ecosistema marino. Il tema della pesca è stato affrontato non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo della salute e della sicurezza alimentare. La tracciabilità del prodotto ittico, la conoscenza della provenienza del pesce e il rispetto delle normative rappresentano strumenti fondamentali per tutelare contemporaneamente il consumatore e l’ambiente. Particolare attenzione è stata dedicata alle regole che disciplinano l’attività di pesca e alla necessità di contrastare comportamenti illegali che possono compromettere l’equilibrio dell’habitat marino. Il Capitano Cianciolo ha quindi coinvolto direttamente i ragazzi in un momento di domande e risposte, trasformando l’incontro in un vero confronto con gli studenti, che hanno avuto la possibilità di porre quesiti e approfondire aspetti concreti legati al mare e alle attività della Capitaneria. Di tutela dell’ambiente marino ha parlato anche Peppe Maimone, responsabile di Marevivo, che ha illustrato il lavoro svolto in questi anni dall’associazione insieme alla Capitaneria di Porto, all’Area Marina Protetta e agli stessi pescatori del territorio. Tra le attività ricordate, anche quella relativa al recupero delle cosiddette “reti fantasma”, attrezzi da pesca abbandonati o dispersi in mare che possono continuare a catturare e ferire gli animali marini e rappresentare una minaccia per l’ecosistema. Maimone ha spiegato ai ragazzi come la tutela del mare passi anche dal contrasto alle pratiche di pesca vietate e dal rispetto delle norme che regolano l’attività in mare, ma soprattutto dalla costruzione di una nuova cultura ambientale. Una parte importante dell’intervento è stata dedicata alle numerose attività di educazione ambientale realizzate da Marevivo nelle scuole, attraverso laboratori, incontri e iniziative rivolte a bambini e ragazzi. Il principio alla base dell’attività dell’associazione è quello di conoscere il mare per imparare a rispettarlo e proteggerlo, coinvolgendo le nuove generazioni nella costruzione di una maggiore consapevolezza sul valore degli ecosistemi marini. Il rapporto tra mare e salute è stato affrontato da Ivana Bonaccorsi, consigliere dell’Area Marina Protetta Capo Milazzo, che ha portato il confronto sul terreno dell’alimentazione e della dieta mediterranea. Agli studenti è stata spiegata l’importanza del consumo di pesce nell’alimentazione, anche in relazione alle sue caratteristiche nutrizionali, evidenziando come specie diverse possano presentare differenti proprietà biologiche e nutrizionali. Bonaccorsi ha inoltre sottolineato il valore del pesce locale e a chilometro zero, collegando la scelta alimentare anche alla valorizzazione della pesca del territorio e alla possibilità di portare a tavola un prodotto fresco e legato alla filiera locale.
Di pesca, territorio e identità ha parlato Nino Accetta, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Sicilia, che ha evidenziato l’importanza di conoscere le diverse tipologie di pesca e il loro rapporto con il territorio. La pesca, infatti, non rappresenta soltanto un’attività economica, ma costituisce una parte importante del patrimonio culturale di Milazzo, fatto di tradizioni, conoscenze tramandate, mestieri e rapporto quotidiano con il mare. Conoscere questo patrimonio significa anche comprendere quanto sia necessario preservarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni. Grande interesse tra gli studenti ha suscitato l’intervento della ricercatrice Teresa Romano, che ha raccontato il lavoro della Stazione Zoologica Anton Dohrn, illustrando agli studenti come la ricerca scientifica permetta di conoscere e monitorare i cambiamenti degli ecosistemi marini. Attraverso esempi concreti, ai ragazzi è stato mostrato come vengono effettuate alcune attività di ricerca sui pesci e sugli organismi marini, spiegando il rapporto tra cambiamenti climatici e trasformazione degli ecosistemi. Tra gli aspetti affrontati anche la crescente presenza delle specie aliene, organismi che arrivano nei nostri mari da aree geografiche differenti e che possono modificare gli equilibri degli ecosistemi locali.
Un fenomeno che rende ancora più importante osservare, studiare e monitorare costantemente il Mediterraneo. A rappresentare il MuMa – Museo del Mare Milazzo ETS è stata Elena Bertino, referente e coordinatrice di esperienze del museo, che ha accompagnato gli studenti alla scoperta delle attività e degli obiettivi della struttura. Nel suo intervento Elena ha raccontato la storia di Siso, divenuta uno dei simboli del MuMa e della sua attività di sensibilizzazione e divulgazione. Una storia attraverso la quale il museo riesce a trasformare una vicenda legata al mare in un importante strumento di conoscenza, educazione e riflessione sulla necessità di tutelare gli ecosistemi marini. La Bertino ha poi parlato della particolare traversata che Carmelo Isgrò sta compiendo in questi giorni a bordo di Cassiopea, con la quale sta navigando verso la Sardegna. Un viaggio che si inserisce nel percorso di divulgazione e sensibilizzazione portato avanti dal direttore del MuMa e che ancora una volta mette il mare al centro di un racconto capace di unire esperienza, conoscenza e tutela ambientale. Nel corso dell’intervento sono stati inoltre presentati agli studenti i ragazzi del Servizio Civile che affiancano le attività del MuMa, illustrando il loro ruolo all’interno del museo. Elena ha spiegato come il MuMa non sia semplicemente un luogo destinato alla conservazione della memoria, ma uno spazio di educazione, ricerca, divulgazione e sensibilizzazione, nel quale la storia del territorio dialoga con le problematiche ambientali contemporanee. Un museo vivo, dunque, che utilizza la conoscenza del mare e delle sue storie per costruire una maggiore consapevolezza soprattutto nelle nuove generazioni. L’incontro di ieri ha così messo insieme prospettive differenti ma profondamente legate tra loro: la tutela ambientale, la pesca, la ricerca scientifica, la salute, l’alimentazione, la storia, il turismo, il lavoro e la cultura.
Ed è proprio questa la forza di iniziative come D’Amare: portare temi complessi fuori dai tradizionali luoghi della divulgazione e dentro le scuole, mettendo i ragazzi nelle condizioni di ascoltare direttamente chi, ogni giorno, lavora sul campo. Perché parlare di mare agli studenti di oggi significa parlare del loro domani. Significa spiegare che tutelare un ecosistema non è un gesto astratto, ma una scelta che riguarda l’economia, la salute, il lavoro e la qualità della vita. Significa comprendere che conoscere la storia di un borgo marinaro, studiare una specie ittica, recuperare una rete abbandonata o imparare a riconoscere la provenienza del pesce sono tasselli di una stessa responsabilità.



