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Nel carcere di Gazzi un drone, era il mezzo per fare entrare droga e telefoni cellulari pronti ed essere consegnati all’interno. Un’idea criminosa assai diffusa, con il velivolo, che è stato fermato e sequestrato dalla Polizia penitenziaria.

L’episodio, accaduto qualche giorno addietro, è stato reso noto dal sindacato Si.N.A.P.Pe. di Messina, che ha espresso apprezzamento per l’intervento degli agenti. Un fenomeno quello dell’uso di droni per introdurre telefoni e sostanze stupefacenti nelle carceri sempre più frequente, nonostante i controlli e le operazioni di polizia.

Negli ultimi anni il carcere di Gazzi è stato più volte al centro di indagini e perquisizioni legate all’introduzione di droga e cellulari dall’esterno. Già tra gennaio e febbraio 2025 si è sviluppata un’importante inchiesta che ha portato a perquisizioni su detenuti e agenti penitenziari e al sospetto di una rete organizzata per il traffico interno di stupefacenti e dispositivi elettronici.

“L’ennesimo episodio sventato dimostra la straordinaria capacità operativa del personale, che quotidianamente garantisce sicurezza e legalità all’interno dell’istituto nonostante una cronica carenza di organico e condizioni di lavoro sempre più gravose”, ha sottolineato il segretario provinciale Giovanni Sturniolo, a cui seguono le dichiarazioni del vice segretario regionale Si.N.A.P.Pe., Giovanni Spanò, che ha evidenziato come episodi di tale rilevanza, unitamente alla cronica carenza di personale, confermino la necessità di investire concretamente nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

In occasione della contrattazione locale relativa al Protocollo Interno Locale (PIL), il sindacato ha infatti chiesto una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro, ribadendo la volontà di non derogare al sistema dei cosiddetti “quattro quadranti” e sollecitando una congrua integrazione del personale, misura che consentirebbe di garantire turni di servizio della durata di sei ore, in linea con le esigenze operative e con la tutela della salute del personale, evitando il frequente ricorso a turnazioni di otto ore e doppi turni che, ancora oggi, a causa della persistente carenza di organico, caratterizzano la realtà lavorativa di molti operatori.

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