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Una rivelazione che ha del clamoroso ed apre nuovi scenari sulla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca, quella che si legge sulle colonne della Gazzetta del Sud di oggi. A parlare in un verbale inedito è il boss, ormai collaboratore di giustizia, Carmelo D’Amico, che ha più di 12 anni dalla scomparsa del giovane medico, fa sapere che ad ucciderlo fu un ufficiale dei servizi segreti detto ‘u calabrisi’. La notizia andrebbe a confermare la tesi dei familiari che da anni lottano per avere verità e giustizia su una morte dai lati oscuri sin dalle prime battute. La famiglia ha da sempre sostenuto, che Attilio sarebbe stato fatto fuori dopo aver operato il super boss Bernardo Provenzano nel periodo di latitanza.

In sostanza, stando a quanto rivela D’Amico nel suo verbale, il giovane medico dopo esser stato prelevato dall’ospedale di Viterbo dove operava, fu trasferito a Marsiglia per l’intervento chirurgico alla prostata su Provenzano. Operazione di cui sapevano diversi apparati dello Stato. Manca al termine dell’intervento fu riportato nella sua casa a Viterbo, qui venne ucciso al fine di eliminare lo scomodo testimone, facendo passare la morte per suicidio per overdose.

Ma come si arrivo al medico barcellonese che operava nel Lazio per curare Provenzano? Secondo D’Amico, in questa scelta intervenne il barcellonese Saro Cattafi, uomo dall’alto profilo mafioso nel messinese che curava rapporti anche con i catanesi, da sempre vicino ai servizi segreti e agli ambienti statali deviati.

Le rivelazioni del boss D’Amico sono contenute nel verbale del 13 ottobre scorso, depositato nella mattinata di ieri per il processo a Cattafi, così come riporta la Gazzetta.

Per il boss barcellonese è la prima volta che si trova a parlare del retroscena della morte di Manca, raccontando fatti e persone grazie alle ‘chiacchierate’ fatte con il medico Salvatore Rugolo, cognato del boss Gullotti, morto anni fa durante un incidente stradale, che con il palermitano Nino Rotolo, compagno di carcere a Milano.

D’Amico parla dei particolari su come si arrivò a Manca, dicendo che attraverso un generale dei Carabinieri vicino alla Corda Frates si ebbe il contatto del medico barcellonese per compiere in tutto riserbo l’operazione a Provenzano.
Infine la rivelazione in carcere di Rotolo che gli avrebbe raccontato che ad eseguire la triste uccisione, facendolo passare per suicidio, fosse stato un uomo del Sisde, soprannominato “u calabrisi”.

Le dichiarazioni del pentito, Carmelo D’Amico, ex capo militare di Cosa Nostra, aprono uno scenario inequivocabile a molti ma non per la Procura di Viterbo. Come riportato sul quotidiano messinese: “Fu u “calabrisi a uccidere l’urologo barcellonese, era un ufficiale dei servizi, bravo a fare apparire come suicidi quelli che erano a tutti gli effetti degli omicidi”.
Alla luce di queste nuove scottanti ed inquietanti rivelazioni, adesso la palla passa alla Procura di Messina che dovrà valutare la veridicità del verbale di D’Amico e capire come agire. Sperando che sia la volta buona per arrivare a quello che i familiari attendono e lottano da anni, andando alla ricerca di ‘verità’ e ‘giustizia’ in una storia poco chiara e dai contorni sempre più cupi.

 

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