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Avviso di chiusura delle indagini inerente all’ operazione “Riciclo” riguardante il giro di malaffare che ruotava attorno alla discarica di Mazzarà Sant’Andrea. Notificati i provvedimenti nei confronti dei cinque soggetti finiti nella rete della gestione della discarica di contrada Zuppà. Gli atti firmati dal procuratore capo di Barcellona, Emanuele Crescenti, sono stati disposti per l’ex sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea Giuseppe Bucolo, e gli ex amministratori delegati di Tirreno Ambiente, Pino Innocenti, Giuseppe Antonioli e Antonio Crisafulli e l’ex senatore Lorenzo Piccioni, ultimo presidente in carica.

Com’è noto, quest’ultimi, nel mese di settembre furono raggiunti da misure cautelari. Tutti confermati i reati ipotizzati nell’ordinanza di custodia, per peculato e corruzione, relativi alla distrazione dei fondi che la società titolare dell’invaso di contrada Zuppà avrebbe dovuto versare al comune di Mazzarrà a titolo di equo indennizzo per la mitigazione ambientale. Per Salvatore Bucolo, nella qualità di sindaco del centro dei vivai, viene contestato di aver intascato 33 mila euro a fronte dei favori alla Tirreno Ambiente per la riduzione fino al 50% della quota che la società doveva versare al comune. Durante l’indagine sono stati riscontrati nei conti corrente di Bucolo, vari movimenti sospetti di denaro che, secondo gli inquirenti, “gli avrebbero consentito un tenore di vita al di sopra delle sue possibilità”. Inoltre è stata contestata la sottoscrizione degli accordi tra il Comune di Mazzarrà e Tirreno Ambiente in merito al piano di rientro per le rate che la società mista doveva versare all’ente pubblico. L’ex primo cittadino Bucolo, nel dicembre 2013 firmò addirittura un accordo attraverso cui il comune rinunciava a crediti per oltre un milione di euro. Al momento, Bucolo, sospeso dalla carica, ha a suo carico soltanto l’obbligo di firma. A riguardo il ministro dell’interno, nei confronti di Bucolo, alla luce del lavoro in atto da parte della commissione straordinaria insediatasi al comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ha inoltrato al tribunale la richiesta di dichiarazione d’incandidabilità per cinque anni. Mentre gli altri indagati erano già tornati in libertà.

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