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Riconquistare le città, osservarle nei luoghi che nella fretta quotidiana non ci accorgiamo della loro bellezza; essere turisti per un giorno a pochi chilometri da casa nostra: riabituare l’occhio al gusto del bello, e dell’armonioso, è in definitiva quello che promuove  da anni Legambiente del Longano sul territorio. L’ulteriore crollo di una parte del tetto della Chiesa San Rocco di Milici ha acceso i riflettori su questo simbolo del paese in totale degrado, amato dai cittadini. Un complesso architettonico del 1600 con un prezioso altare di stile Barocco, recante la statua del santo in legno artisticamente lavorato, che ha vissuto momenti di splendore grazie anche alla presenza in loco del sovrano Militare Ordine di Malta, la Chiesa oggi versa in condizioni di totale abbandono, aggravato ulteriormente  dalle condizioni meteo avverse che in questi ultimi giorni hanno flagellato il nostro territorio rendendola un reale pericolo.

Legambiente intende portare pertanto alla pubblica attenzione alcuni manufatti presenti sul territorio che per le loro singolarità storiche ed architettoniche e in ragione del loro precario stato di conservazione si ritengono maggiormente meritevoli di una urgente tutela per la salvaguardia delle opere del nostro territorio.

Gli avversi eventi atmosferici, l’incuria da parte degli enti preposti ha portato alla distruzione della realtà antropica, a cui si fa appello affinchè si metta in sicurezza l’edificio, e si  cerchino finanziamenti per  un’adeguata fase di restauro  che finalmente possa restituire compiutamente i tratti originari.

Per il presidente di Legambiente del Longano, Carmelo Ceraolo: “L’incuria dell’uomo rappresenta causa di profonde alterazioni della morfologia e dell’ecosistema, con ulteriore perdita di riferimenti dell’identità fisica territoriale e la sua distruzione comporta una parallela compromissione della memoria collettiva dell’intera società. Il ripristino di questi elementi d’identità è  un processo fondamentale oltre che di grande responsabilità per la vita futura del luogo, anche in termini di sviluppi relazionali, sociali, materiali ed economici”.

Ricorda inoltre il presidente dell’associazione del Longano che le ricostruzioni di edifici storico-architettonici devono tener conto  della consolidata tradizione culturale, salvaguardando il tessuto edilizio complessivo, evitando per quanto possibile ogni ricorso alle demolizioni.

“E’ da anni – dichiara Carmelo Ceraolo – che ci battiamo per la salvaguardia del nostro immenso patrimonio monumentale, ma tagli e scarsa attenzione da parte delle istituzioni lo mettono continuamente a repentaglio, con grave danno non solo per la nostra storia che, a volte, viene cancellata, ma anche per l’economia. Un bene monumentale chiuso significa, infatti, meno attrazione turistica, quindi minori entrate. Il nostro obiettivo è quello di evitare il disfacimento del nostro patrimonio artistico.

Ricordiamo infine che i beni culturali, di cui è ricchissimo il nostro territorio, – conclude – rappresentano un patrimonio collettivo, un bene comune di valore inestimabile, rappresentano le nostre radici e la nostra identità ed è compito di ognuno di noi preservarli e permettere che anche i nostri posteri possano goderne”.

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