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Rifiuti speciali, provenienti anche da demolizioni, carcasse di auto, ferraglie, televisori a tubo catodico, materiale vario. Il Torrente Patrì  e’ costellato lungo il suo corso  in una sorta di discarica a cielo aperto. È questa la denuncia di Legambiente del Longano, che in un esposto indirizzato ai Sindaci del territorio su cui ricade l’asta fluviale in oggetto, al Commissario  del comune di Rodì Milici, alla Procura della Repubblica, alla prefettura, al Genio Civile , al NOE di Catania e ai  comandi  dei vigili urbani, informa di tali criticità nel torrente Patrì.

Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

“E’ stato accertato – evidenzia Carmelo Ceraolo – che tali rifiuti occupano anche l’area demaniale e fluviale e di restrizione della sezione di deflusso, tale situazione rappresenta un rischio sia per la salute pubblica quanto per la privata incolumità”.

“L’abbandono dei rifiuti – afferma il presidente dell’associazione del Longano – è un danno molto grave per l’ambiente e il territorio, ma lo è anche per le tasche dei cittadini che alla fine pagano gli oneri relativi alla demolizione, nonché un costo per le amministrazioni che devono provvedere alla bonifica dei siti, pertanto prosegue Carmelo Ceraolo, è necessario che gli organi di competenza si attivino al fine di redimere ogni forma di abbandono possibile. Di fronte ad uno scempio di tale entità l’unica soluzione per porre fine a tali attività illegali più volte segnalate è la chiusura dei  varchi di accesso al greto del torrente, in modo da impedire il transito a qualsiasi automezzo”.

Nelle recenti e molteplici denunce è stato anche evidenziato che in molte di queste micro discariche si rinvengono rifiuti contenenti amianto, costituiti, in prevalenza, da lastre ondulate di copertura, vasche per la raccolta di acqua e tubazioni. Tali manufatti sono, quasi sempre, danneggiati ed essendo, inoltre, esposti agli agenti atmosferici, agli sbalzi termici e all’azione di microrganismi, si presentano, di norma, deteriorati in superficie. Il loro cattivo stato di conservazione determina affioramenti delle fibre di amianto e fenomeni di liberazione delle stesse. Tale situazione, oltre a causare un gravissimo inquinamento ambientale, produce un inaccettabile rischio per la salute dei cittadini

L’obiettivo è effettuare la chiusura di tutti gli accessi per evitare lo smaltimento incontrollato e abusivo di inerti e materiali vari agli argini del torrente che scorre tra i territori dei comuni  di Rodì Milici,  Fondachelli Fantina,  Castroreale,  Terme Vigliatore e Barcellona Pozzo di Gotto.

Legambiente ritiene che, in assenza di efficaci iniziative per contrastarlo, il fenomeno di proliferazione delle micro discariche all’interno del torrente Patrì stia assumendo, rispetto anche al recente passato, dimensioni sempre maggiori e preoccupanti. Aree che potrebbero diventare di enorme interesse naturalistico vengono profondamente alterate e ridotte, in alcuni casi, a posti di estremo degrado, cagionando danni ambientali e paesaggistici assai rilevanti, nuocendo all’immagine stessa di un paese che l’inciviltà di determinate persone non fa crescere.

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