Due serate intense e partecipate hanno animato il Teatro di Pietra dell’azienda agricola Contrada Crizzina, a Castroreale, sabato 6 e domenica 7 giugno 2026. In uno scenario naturale particolarmente suggestivo, lo spettacolo è stato presentato dalla giornalista Valentina Di Salvo e ha preso avvio alle 19.30, accompagnando il pubblico fino ai colori del tramonto, in una cornice capace di richiamare l’atmosfera delle antiche rappresentazioni tragiche greche.
Protagonista dell’evento è stata la Compagnia del Circolo delle Lucertole, presieduta da Viviana Isgrò, realtà teatrale che negli anni ha saputo distinguersi sia per la rilettura di opere esistenti sia per la creazione di produzioni originali. Tra queste figurano spettacoli come “Majara” e “Il racconto del mare”, lavori che hanno dimostrato la capacità della compagnia di elaborare le fonti con creatività e intelligenza, costruendo percorsi artistici autonomi e riconoscibili.
Quest’anno la scelta è ricaduta su una delle opere più intense della letteratura greca: l’“Elettra” di Sofocle. Un testo che, a oltre duemila anni dalla sua composizione, continua a interrogare il presente attraverso temi universali come il dolore, la giustizia, la vendetta e i conflitti familiari.
Per affrontare una tragedia complessa e così stratificata, la compagnia ha riunito un gruppo di interpreti impegnati in un intenso lavoro scenico e corale. Sul palco si sono alternati Viviana Isgrò (Elettra), Emanuele Munafò (Oreste), Maris Stella De Francesco (Crisòtemi), Sonia La Rosa (Clitennestra), Salvatore Messina (Pedagogo), Elio Brunetto (Egisto), Sire Sambur (Pilade) chiamati a dare voce e corpo ai conflitti, alle passioni e alle contraddizioni che attraversano l’opera sofoclea.
Le coreografie di danza teatro sono state a cura di Anthony Foti, anche lui sul palco insieme a Rosanna Vasta e Valentina Di Salvo.
“Elettra”, derivato dal greco Ēlektra e collegato alla radice di “elektron”, richiama l’idea di qualcosa che splende. Una suggestione che ben si lega alla figura della protagonista, capace di continuare a resistere e a brillare nonostante il dolore che la attraversa. La sua è la storia di una donna sospesa tra la perdita del padre, il desiderio di giustizia e un odio che finisce per diventare la sua stessa ragione di vita.
Nella rilettura proposta da Viviana Isgrò, il centro dell’opera non è soltanto il tema della vendetta, ma soprattutto la dimensione familiare come luogo di ferite profonde, dipendenze emotive e conflitti irrisolti. Una famiglia segnata dalla violenza psicologica, nella quale amore e odio, vicinanza e distanza, giustizia e vendetta convivono senza mai trovare una sintesi definitiva.
Le note di regia evidenziano la volontà di confrontarsi con un testo che ancora oggi conserva una straordinaria capacità di coinvolgere lo spettatore. La scrittura di Sofocle viene descritta come attraversata da una tensione continua, caratterizzata da un linguaggio evocativo e da immagini capaci di trasformare il dolore individuale in esperienza universale. In questa prospettiva il coro assume un ruolo centrale, non soltanto drammaturgico ma anche rituale, diventando presenza costante e coscienza collettiva dell’azione scenica.
Al centro della tragedia emerge il conflitto insanabile tra odio, giustizia e desiderio di libertà. Elettra vive nell’attesa della vendetta contro Clitennestra ed Egisto, ritenuti responsabili dell’assassinio di Agamennone. Tuttavia, la lettura proposta dalla regista rifiuta ogni interpretazione univoca: nessun personaggio viene presentato come completamente innocente o colpevole. Elettra idealizza il padre, Clitennestra tenta di liberarsi da un marito percepito come colpevole, mentre Crisòtemi sceglie la sopravvivenza invece dello scontro. Ogni figura è attraversata da profonde contraddizioni che rendono impossibile una distinzione netta tra ragione e torto.
Particolarmente significativo è stato il lavoro compiuto sul coro, sviluppato insieme a Marco Sindoni, maestro di canto. Attraverso un percorso dedicato alla voce collettiva come elemento rituale e drammatico, il coro è stato trasformato in una presenza viva, eco costante del dolore di Elettra e guida dell’azione tragica. Il lavoro vocale è stato concepito per costruire una dimensione compatta, quasi liturgica, capace di accompagnare emotivamente ogni momento della rappresentazione.
Un contributo fondamentale è stato offerto anche da Anthony Foti, coreografo e assistente alla regia, che ha collaborato alla costruzione scenica dello spettacolo. Il suo intervento si è concentrato sia sugli aspetti fisici e coreografici sia sull’approfondimento dei personaggi e delle loro relazioni. Attraverso un lavoro puntuale sui corpi e sulle dinamiche relazionali, la messa in scena ha dato forma concreta ai conflitti interiori che attraversano l’opera.
Anche la scelta dei costumi ha contribuito alla definizione psicologica dei personaggi. Elettra appare vestita di nero, con abiti consumati che richiamano l’immagine di una guerriera segnata dalla sofferenza; Clitennestra (Sonia La Rosa) indossa il bordeaux, colore che richiama il potere e il sangue; Oreste (Emanuele Munafò) si muove nell’ombra con abiti scuri e logori; Crisòtemi (Maris Stella De Francesco) si presenta luminosa e scintillante, simbolo di una vita orientata alla tranquillità e al compromesso; Egisto (Elio Brunetto) ostenta invece lusso e ricchezza come espressione della propria ascesa sociale.
Un altro elemento distintivo della produzione è stato il lavoro musicale. Le musiche dello spettacolo sono state interamente composte ed eseguite dal vivo dai musicisti Sara D’Amico, Hanna Chasnouskaya e Mario Giglio, contribuendo a rafforzare la dimensione emotiva e rituale della rappresentazione.
Il progetto ha coinvolto anche il mondo della scuola grazie alla collaborazione con la professoressa Anna Russo, che ha accompagnato le ragazze del biennio del Liceo Classico Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto in questa esperienza formativa e artistica.
Parte integrante dello spettacolo sono state le componenti corali interpretate da Adele Arcoraci, Giulia Bartolone, Laura Cutrupia, Carmen Imbesi, Aurora Milone, Gilda Parmaliana, Alessandra Rotella, Sara Salmeri, Azzurra Scuderi, Gloria Torre, Elisa Russo ed Ester Russo.
A sostenere l’iniziativa sono stati inoltre il service I Tintori della Provvidenza e l’azienda Vivaistica Scilipoti di Terme Vigliatore in qualità di sponsor.
Al termine delle rappresentazioni, il pubblico ha potuto condividere un ulteriore momento di convivialità grazie alla degustazione di prodotti tipici locali preparata dall’azienda agricola ospitante. Un’occasione che ha completato l’esperienza culturale e teatrale, confermando il legame tra spettacolo, territorio e comunità.






