L’Associazione “Esseri Uguali”, realtà del Terzo Settore operante sul territorio a tutela delle persone fragili, delle famiglie, dei minori e dei cittadini in condizione di vulnerabilità sociale, interviene pubblicamente, con senso di responsabilità istituzionale, in merito alla grave situazione di emergenza abitativa che coinvolge un nucleo familiare milazzese con presenza di minori.
“La vicenda, per la sua delicatezza, non può essere affrontata con logiche di contrapposizione politica, né con dichiarazioni estemporanee. Essa impone, invece, una risposta seria, immediata, coordinata e conforme al superiore interesse dei minori.
Quando una famiglia con bambini non dispone di un luogo sicuro dove trascorrere la notte, non si è più dinanzi a una semplice pratica amministrativa. Si è dinanzi a una emergenza sociale, educativa, psicologica e istituzionale.
In questi casi, il tempo non è un dettaglio burocratico: è parte stessa della tutela. L’Associazione precisa, sin da subito, che il proprio intervento non intende attribuire responsabilità personali a singoli amministratori, dirigenti, funzionari o operatori. Molti soggetti istituzionali, a vario titolo, hanno manifestato attenzione, disponibilità e sensibilità. Tuttavia, il dato che oggi impone una presa di posizione pubblica è uno solo: una famiglia con minori non può restare senza una soluzione abitativa dignitosa, stabile anche se temporanea, e adeguata alla presenza di bambini.
Per tale ragione, l’Associazione “Esseri Uguali” chiede l’intervento della prima massima autorità locale, il Sindaco del Comune di Milazzo, della massima autorità amministrativa dell’Ente, il Segretario Generale, del Prefetto di Messina, dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Siciliana, nonché di tutti i Deputati regionali e nazionali del territorio, a prescindere dall’appartenenza politica, affinché la vicenda venga affrontata con la priorità che merita.
Quando sono coinvolti minori, non esistono colori politici. Esistono soltanto responsabilità pubbliche, doveri istituzionali e obblighi morali.
Secondo quanto rappresentato all’Associazione, la situazione sarebbe già stata portata all’attenzione di diversi livelli istituzionali e amministrativi del territorio: organi politici, uffici comunali, Servizi Sociali, settore Patrimonio, Polizia Locale e rappresentanti del Consiglio comunale. Si prende atto dell’interessamento di alcuni consiglieri comunali che hanno mostrato disponibilità, tra cui Lorenzo Italiano e Massimo Bagli, nonché dell’attenzione manifestata da ulteriori rappresentanti istituzionali.
Si rappresenta, altresì, che della vicenda sarebbero stati messi a conoscenza diversi rappresentanti istituzionali e politici del territorio, compreso il Consigliere comunale Rosario Piraino, al quale l’Associazione riconosce certamente il diritto-dovere di interessarsi ai temi sociali e alle fragilità cittadine. Tuttavia, proprio nel rispetto del ruolo ricoperto da ciascuno, l’Associazione ritiene che, davanti a una famiglia con minori priva di una sistemazione abitativa, non siano più sufficienti interlocuzioni, dichiarazioni di attenzione o generiche disponibilità: occorrono atti concreti, coordinamento effettivo e risposte verificabili.
La presente vicenda, infatti, risulterebbe ormai nota a più livelli dell’Ente, ivi compresa la Segreteria Generale del Comune di Milazzo, oltre che agli uffici competenti e agli organi politici locali. Ciò nonostante, allo stato, non risulterebbe ancora individuata una soluzione abitativa realmente adeguata, immediata e compatibile con la presenza dei minori. È proprio questo il punto che l’Associazione intende porre all’attenzione pubblica: non chi sia stato informato, ma che cosa sia stato concretamente fatto dopo essere stati informati.
L’Associazione “Esseri Uguali”, nel tentativo di costruire una rete territoriale e non di alimentare contrapposizioni, ha ritenuto opportuno rivolgersi anche al Direttore della Caritas, Don Antonino Basile, conosciuto come Padre Nino, confidando nella possibilità di attivare un supporto, un orientamento o quantomeno una collaborazione emergenziale. Da tale interlocuzione sarebbe tuttavia emerso che la Caritas non opera quale servizio di Pronto Intervento Sociale e, pertanto, non sarebbe stato possibile attivare nell’immediatezza una risposta utile al caso specifico.
L’Associazione prende atto di tale posizione, senza spirito polemico e nel rispetto dell’autonomia della Caritas e delle sue modalità organizzative. Tuttavia, non può non evidenziare come, nel sentire comune e nella storia stessa delle opere caritative, le realtà ecclesiali e sociali rappresentino spesso un presidio fondamentale per le persone senza dimora, per le famiglie fragili e per chi vive condizioni di marginalità. Tali realtà, ordinariamente sostenute da donazioni private, offerte parrocchiali, contributi dell’8×1000, fondi pubblici o europei per specifici progetti, fondazioni e bandi sociali, possono svolgere un ruolo essenziale nell’ascolto, nell’accompagnamento, nella distribuzione di beni primari, nell’orientamento ai servizi e, ove possibile, nel sostegno a soluzioni temporanee di emergenza.
Proprio per questo, pur comprendendo che nessun ente del Terzo Settore o realtà caritativa possa sostituirsi alle istituzioni pubbliche, l’Associazione ritiene necessario che Comune, Servizi Sociali, Caritas, parrocchie, associazioni, enti del volontariato e strutture territoriali non procedano in ordine sparso, ma siano inseriti in una rete stabile, formalizzata e immediatamente attivabile. Se ciascuno dichiara di non essere il soggetto competente per il pronto intervento, il rischio concreto è che, alla fine, nessuno intervenga davvero nell’urgenza.
Il Presidente dell’Associazione “Esseri Uguali” sente inoltre il dovere di richiamare, con umiltà ma anche con profonda convinzione personale, gli insegnamenti ricevuti nel percorso educativo e umano maturato anche all’interno di ambienti religiosi, come quello dei Padri Rogazionisti di Messina. L’esperienza vissuta presso Cristo Re, sotto la guida di Padre Claudio Marino, ha lasciato un insegnamento semplice e radicale: quando una persona ha fame, le si dà da mangiare; quando una persona non ha un tetto, si cerca un tetto; quando una famiglia con bambini chiede aiuto, non la si lascia sola.
Forse questa Associazione sbaglierà nel ritenere che una comunità dotata di dormitori, mense per i poveri, comunità alloggio, case famiglia, parrocchie, associazioni, uffici sociali, rappresentanti istituzionali e risorse pubbliche non possa non riuscire a trovare, almeno temporaneamente, una stanza dignitosa per dei minori. Ma se questo è un errore, è un errore che nasce da una precisa idea di comunità: nessuno deve essere lasciato indietro, soprattutto quando a pagare il prezzo dell’attesa sono i bambini.
La domanda, allora, non è rivolta contro qualcuno, ma alla coscienza istituzionale e sociale di tutti: è accettabile che una famiglia con minori venga ascoltata da più soggetti, rimbalzata tra più livelli, conosciuta da più uffici e tuttavia resti ancora senza una risposta immediata? È accettabile che una rete territoriale esista sulla carta, ma non riesca ad attivarsi nel momento in cui una famiglia rischia di dormire in automobile o in un luogo non idoneo ai bambini?
L’Associazione “Esseri Uguali” non cerca colpevoli da esporre. Cerca responsabilità da attivare. Non chiede passerelle. Chiede una rete vera. Non pretende che la Caritas, le parrocchie o il Terzo Settore sostituiscano il Comune o i Servizi Sociali. Chiede, però, che nessuno si limiti a dire “non compete a me” quando di mezzo ci sono minori, povertà abitativa e dignità umana.
Tuttavia, nonostante interlocuzioni, promesse, verifiche, disponibilità dichiarate e possibili soluzioni prospettate, il nucleo familiare non avrebbe ancora ricevuto una sistemazione abitativa effettivamente adeguata.
Il punto critico che emerge è di natura organizzativa e procedurale: da un lato vi sarebbe la necessità di acquisire valutazioni o relazioni dei Servizi Sociali; dall’altro gli uffici competenti attenderebbero passaggi formali per procedere. Nel frattempo, però, l’emergenza non si ferma.
E qui occorre essere chiari: un minore non può attendere i tempi interni degli uffici. Un bambino non può dormire in macchina perché l’Amministrazione deve ancora comprendere quale settore debba attivarsi per primo.
Nelle situazioni di emergenza abitativa con presenza di minori, deve essere immediatamente attivabile un percorso di Pronto Intervento Sociale, spesso richiamato anche attraverso le sigle PIS/PRINS, intese quali strumenti e misure operative finalizzate a garantire una risposta urgente alle persone e ai nuclei familiari in condizione di grave vulnerabilità.
Se tali strumenti non sono disponibili, non sono stati programmati, non sono conosciuti dagli operatori o non risultano concretamente attivabili, allora il problema non riguarda soltanto il singolo caso. Riguarda la tenuta complessiva del sistema locale di protezione sociale.
Una comunità non può scoprire l’emergenza quando l’emergenza è già esplosa.
Occorre poi affrontare con grande serietà il tema delle possibili soluzioni prospettate. L’eventuale collocazione di una famiglia con minori in un dormitorio pubblico, salvo che si tratti di una struttura specificamente organizzata per nuclei familiari e dotata di adeguate garanzie educative, igienico-sanitarie, psicologiche e di protezione, non può essere considerata una risposta ordinariamente compatibile con il superiore interesse dei bambini.
Un dormitorio pubblico può rappresentare, in alcune circostanze, una risposta provvisoria per adulti soli in condizione di marginalità estrema. Ma non può diventare automaticamente il luogo in cui collocare minori che necessitano di protezione, riservatezza, stabilità emotiva, continuità affettiva e sicurezza ambientale.
Non si tratta di giudicare le persone che frequentano i dormitori. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che i minori hanno bisogni specifici, delicati e non comprimibili.
Dal punto di vista pedagogico, psicologico e neuropsichiatrico infantile, l’esperienza di dormire in automobile, in strada o in un contesto non adeguato alla propria età può produrre effetti profondamente destabilizzanti. Un bambino può vivere paura, vergogna, senso di insicurezza, perdita dei riferimenti quotidiani, difficoltà del sonno, ipervigilanza, ansia, chiusura emotiva, regressioni comportamentali e vissuti di abbandono.
Per un minore, la casa non è soltanto un tetto. È il luogo della prevedibilità, della cura, dell’intimità familiare, della protezione e della normalità. Quando quel luogo viene meno, il bambino non perde soltanto uno spazio fisico: perde una cornice di sicurezza.
Ancora più grave sarebbe trasformare una condizione di povertà abitativa in un presupposto per ipotizzare la separazione dei minori dal nucleo familiare. Su questo punto l’Associazione “Esseri Uguali” ritiene necessario esprimersi con assoluta chiarezza: la povertà non è incapacità genitoriale. La mancanza temporanea di una casa non può essere confusa con l’inadeguatezza educativa di una madre o di un padre.
Quando non emergono elementi concreti di pregiudizio riconducibili alla condotta genitoriale, la risposta delle istituzioni deve essere il sostegno alla famiglia, non la sua frantumazione.
Un genitore che chiede aiuto non va umiliato. Va ascoltato.
Una famiglia che non riesce più a sostenere il peso dell’emergenza non va lasciata in attesa. Va accompagnata.
Un bambino che dorme in automobile non va considerato un problema logistico. Va protetto.
Sotto il profilo umano e psicologico, chiedere aiuto è già un atto doloroso. Per una famiglia significa esporsi, raccontare la propria fragilità, mostrare la propria sofferenza, ammettere di non riuscire più a garantire da sola un bisogno primario. Significa affrontare vergogna, paura del giudizio, timore di perdere i figli, senso di fallimento e umiliazione.
Se, dopo avere chiesto aiuto, quella famiglia percepisce di essere rimbalzata da un ufficio all’altro, o di dover attendere perché non è chiaro chi debba attivare la procedura, il danno non è soltanto amministrativo. È un danno umano. È un messaggio devastante per chi è fragile: “devi aspettare, anche se non hai un posto dove dormire”.
Questo non è accettabile.
L’Associazione ritiene pertanto necessario chiedere se sia normale, in presenza di risorse pubbliche destinate al contrasto della povertà, all’inclusione sociale, all’emergenza abitativa e alla tutela dei nuclei vulnerabili, che una famiglia con minori venga indirizzata verso soluzioni non pienamente adeguate, quando potrebbero essere valutate forme temporanee di accoglienza dignitosa, anche mediante convenzioni con strutture ricettive, B&B, appartamenti ponte, alloggi emergenziali o altre soluzioni compatibili con il benessere dei bambini.
I fondi contro la povertà non devono restare formule nei documenti. Devono diventare protezione concreta.
Devono diventare una stanza sicura.
Devono diventare un letto per un bambino.
Devono diventare una risposta immediata per una famiglia che non può attendere.
L’Associazione “Esseri Uguali” prende atto dell’intervento di Padre Giovanni Amante, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Messina, intervenuto su delega dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Siciliana, il quale avrebbe avviato un’interlocuzione con il primo cittadino di Milazzo, Giuseppe Midili.
Nel corso delle interlocuzioni sarebbe stato rappresentato che sul territorio esistono diversi casi di fragilità. L’Associazione non intende utilizzare tale affermazione per alimentare polemiche. Al contrario, la considera un elemento ancora più serio.
Se esistono molti casi, allora non siamo davanti a un episodio isolato. Siamo davanti a un tema strutturale.
La domanda, allora, non può essere soltanto: “quanti casi ci sono?”. La domanda deve essere: quanti casi sono stati realmente intercettati, accompagnati e risolti prima che diventassero emergenze?
A “Esseri Uguali” interessa sapere quante famiglie sono state salvate prima di arrivare alla strada.
Interessa sapere se esiste una procedura chiara.
Interessa sapere se gli operatori hanno strumenti effettivi.
Interessa sapere se una famiglia con minori, oggi, a Milazzo, può ricevere una risposta immediata senza dover attraversare un labirinto di uffici, competenze, attese e rinvii.
Per queste ragioni, l’Associazione chiede formalmente:
l’intervento immediato del Sindaco del Comune di Milazzo, quale prima autorità locale, affinché venga garantita una risposta urgente e dignitosa al nucleo familiare;
l’intervento del Segretario Generale del Comune di Milazzo, quale massima autorità amministrativa dell’Ente, affinché venga assicurato il coordinamento tra gli uffici competenti;
l’attenzione del Prefetto di Messina, per ogni valutazione istituzionale utile in materia di emergenza sociale, tutela dei minori e salvaguardia della dignità delle persone fragili;
l’intervento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Siciliana, affinché venga verificata la piena conformità delle soluzioni adottate al superiore interesse dei minori;
il coinvolgimento di tutti i Deputati regionali e nazionali del territorio, senza distinzione di colore politico, affinché l’emergenza abitativa con minori diventi una priorità istituzionale;
l’immediata individuazione di una soluzione abitativa temporanea, dignitosa, sicura e compatibile con la presenza dei minori;
la valutazione di soluzioni alternative al dormitorio pubblico, comprese strutture ricettive, B&B, appartamenti ponte, alloggi temporanei o altri strumenti idonei;
la piena tutela dell’unità familiare, evitando ogni ipotesi di separazione dei minori dai genitori in assenza di reali e documentati profili di pregiudizio;
la verifica dell’effettiva operatività del Pronto Intervento Sociale, anche richiamato come PIS/PRINS, nel Comune di Milazzo e nell’Ambito territoriale competente;
l’adozione di un protocollo comunale per le emergenze abitative con minori, con tempi certi, responsabilità definite e procedure immediatamente attivabili;
l’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra Comune, Servizi Sociali, ASP, Terzo Settore, parrocchie, enti caritativi, associazioni, volontariato e istituzioni competenti;
la mappatura delle risorse disponibili, inclusi alloggi pubblici, strutture ricettive, immobili temporaneamente utilizzabili, fondi sociali, misure di sostegno economico e strumenti di inclusione.
L’Associazione “Esseri Uguali” conferma la propria disponibilità a collaborare con il Comune di Milazzo, con gli uffici, con l’organo di governo locale, con le Autorità Garanti, con la Prefettura, con i Deputati del territorio e con tutte le realtà sociali, religiose e associative disponibili a costruire una risposta concreta.
Collaborare, però, non significa tacere.
Collaborare significa anche richiamare le istituzioni al loro ruolo quando una famiglia fragile rischia di restare invisibile.
Significa dire, con rispetto ma con fermezza, che l’emergenza sociale non può essere affrontata con tempi incompatibili con la vita reale delle persone.
Significa ricordare che un minore non può essere protetto domani se stanotte non sa dove dormire.
Milazzo ha bisogno di una città a misura di bambino, di famiglia fragile, di persona senza dimora, di genitore in difficoltà. Una città capace di intervenire prima che la sofferenza diventi trauma. Una città che non lasci sole le famiglie quando hanno il coraggio di chiedere aiuto.
Nessun bambino deve dormire in macchina.
Nessun minore deve essere collocato in luoghi non adeguati alla sua età.
Nessuna famiglia deve essere umiliata perché povera.
Nessuna istituzione può voltarsi dall’altra parte davanti a una richiesta di aiuto.
La tutela dei minori non è un favore.
È un dovere.
Il sostegno alle famiglie fragili non è assistenzialismo.
È civiltà.
Milazzo può fare di più.
Milazzo deve fare di più.
E deve farlo adesso”.



