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Si chiude con oltre 5.500 presenze complessive nei tre giorni la decima edizione di Mish Mash Festival, che dal 10 al 12 agosto ha trasformato il Castello arabo-normanno di Milazzo in uno dei luoghi centrali dell’estate musicale siciliana. Un risultato che conferma la crescita del festival e la sua capacità di attrarre un pubblico sempre più ampio, con presenze provenienti anche da diversi Paesi europei.

«Arrivare alla decima edizione è per noi un risultato importante, che va oltre quello che immaginavamo quando abbiamo iniziato. Siamo riusciti a costruire questo percorso passo dopo passo, mantenendo nel tempo l’identità del festival», dichiara Lucrezia Muscianisi presidente dell’Associazione Culturale Mosaico, organizzatrice di Mish Mash Festival.

A rendere possibile la manifestazione è stata una squadra di oltre 120 giovani volontari arrivati da tutta Italia, coinvolti nelle diverse attività organizzative e nella gestione degli spazi durante i tre giorni. Una dimensione partecipativa che rappresenta uno degli elementi distintivi del festival e che si affianca al lavoro di professionisti, artisti e realtà del territorio.

La decima edizione ha proposto una lineup tra indie, elettronica e club culture, con Ditonellapiaga, Tony Pitony, Tutti Fenomeni e Sam Ruffillo tra gli headliner, insieme a Yin Yin, Turbolenta, Bouganville, Nico Arezzo, Le Feste Antonacci, Amore Audio, faccianuvola e Pufuleti. Il programma musicale è stato completato dai dj set di Freja, Lodomil & MTM ed Erika De Gaetano e dalle esibizioni dei vincitori del contest Figli delle Stelle, Claudio Covato, Moyre e Piazza Trento’s.

Per il decennale, Mish Mash ha sviluppato un concept ispirato al viaggio, alla mitologia greca e all’epica omerica, richiamando il legame tra Milazzo e la leggenda di Polifemo. Il percorso si è articolato su due palchi: l’ex monastero benedettino, dedicato ai warm-up e ai dj set con video mapping a cura di Pixel Shapes, e il piazzale del Duomo, sede del main stage sotto le stelle, arricchito da mostre e dall’opera itinerante di Andrea Sposari.

«L’obiettivo – continua Lucrezia – era riportare la musica dal vivo in una provincia che ne era quasi completamente priva e*, allo stesso tempo,* avvicinare soprattutto le nuove generazioni al territorio di Milazzo e al suo Castello*. Crediamo di aver raggiunto entrambi gli obiettivi. La musica può essere uno strumento efficace per valorizzare il patrimonio culturale, come dimostrano molte esperienze internazionali. È questo il modello a cui ci siamo ispirati fin dall’inizio. Da questo punto di vista, la collaborazione con Università di Messina conferma il radicamento di Mish Mash nel territorio e la volontà di costruire un dialogo concreto con istituzioni, comunità e nuove generazioni.»*

La dimensione artistica del festival si è estesa oltre la musica con le performance di Opificio del Movimento e delle Arti (OMA), che ha portato in scena nei tre giorni La tela di Penelope, spettacolo liberamente ispirato all’Odissea. La figura di Penelope è diventata così il punto di partenza per una riflessione sul viaggio, sull’attesa e sul ritorno, inserita nel percorso narrativo costruito per la decima edizione.

Tra le novità del 2026 anche l’apertura del programma allo yoga, con tre sessioni gratuite sulla Terrazza delle Benedettine condotte da Erika Iannello in collaborazione con Naturizia. Un’attività che ha ampliato la proposta del festival oltre la programmazione musicale, in dialogo con il territorio e con il paesaggio di Milazzo.

Foto dell’ultima serata-evento con Tony Pitony a cura di Francesco Barca:

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