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Si chiude oggi la sedicesima edizione di Taobuk, il festival internazionale del libro a Taormina, ideato e diretto da Antonella Ferrara. Annunciate le date della prossima edizione: appuntamento rinnovato dal 17 al 21 giugno 2027.

Oltre 200 ospiti provenienti da circa 30 Paesi – scrittori, artisti, scienziati, intellettuali, politici ed economisti – si sono incontrati a Taormina per riflettere sul concetto della parola Fiducia, intesa come radice etica, come forza generativa della convivenza civile, come scommessa sul domani. La fiducia ci permette di superare dubbi, paure e incertezze e di immaginare nuovi orizzonti comuni. In un mondo attraversato da cambiamenti rapidi, crisi globali e trasformazioni sociali, la fiducia diventa più che mai un bene prezioso e una necessità vitale. Ma anche una parola-chiave per indagare il rapporto tra essere umano e conoscenza, tra verità e percezione, tra cittadino e istituzioni, tra individuo e tecnologia.

Il bilancio di Antonella Ferrara, ideatrice e direttrice di Taobuk: «Si chiude un’edizione di Taobuk che ha posto al centro una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la fiducia. Non come sentimento ingenuo o certezza acquisita, ma come scelta consapevole, come esercizio di responsabilità verso gli altri e verso il futuro.
Nel corso del Festival, la letteratura, le arti, il pensiero scientifico e il confronto civile hanno offerto prospettive diverse e complementari, restituendo la complessità di una parola che attraversa ogni dimensione dell’esperienza umana: il rapporto tra cittadini e istituzioni, tra conoscenza e verità, tra innovazione e coscienza, tra memoria e progetto.
In giorni segnati da incontri intensi e da un dialogo autentico tra culture, generazioni e linguaggi, Taobuk ha confermato la propria vocazione a essere uno spazio di riflessione condivisa, dove la cultura non si limita a interpretare il presente, ma contribuisce a costruire le condizioni del futuro.
A tutti coloro che hanno reso possibile questo percorso va il mio più profondo ringraziamento. Lasciamo Taormina con la consapevolezza che ogni autentica comunità nasce dalla capacità di ascoltare, comprendere e affidarsi reciprocamente. È da qui che ripartiamo, con lo sguardo rivolto alla prossima edizione e alle nuove domande che il nostro tempo ci consegna».

 

Tra parola, identità e legame sociale, i percorsi tematici di Taobuk si sono articolati come una progressiva declinazione del concetto di Fiducia. Dalla dimensione intima del linguaggio a quella relazionale, fino agli assetti collettivi e alle sfide del futuro, ogni sezione ha aperto una soglia e insieme una discussione. Il pubblico del festival ha assistito e partecipato a uno sforzo collettivo e plurale di porre la Fiducia al centro del dibattito.

 

Per lo scrittore inglese Jonathan Coe «il fenomeno che oggi più ci danneggia è la rottura del patto di fiducia tra i cittadini e la classe politica. Questa fiducia deve essere ricostruita, perché l’alternativa è il cinismo, una delle malattie del mondo contemporaneo»; la scrittrice Dacia Maraini afferma: «Dobbiamo avere fiducia nel futuro per costruirlo. È un sentimento che dobbiamo proteggere, a cui dare respiro. Dobbiamo avere fiducia in quello che facciamo, nella democrazia, nello scambio, nella pace»; il Premio Nobel per la Letteratura Abdulrazak Gurnah guarda alle nuove generazioni: «Ho fiducia nel futuro. Una nuova generazione si affaccia: sono giovani che hanno un livello di comprensione diverso dal passato. Penso sia possibile fare passi avanti più decisi e, se penso in particolare al mio paese d’origine, anche lontano da ogni autoritarismo».Nota lo scrittore Donato Carrisi: «Parliamo di fiducia in noi stessi… ma quanto ci conosciamo? Quanto conosciamo noi stessi? La cultura serve proprio a questo: a comprenderci nel profondo».

 

Sul binomio cultura e fiducia è intervenuto anche l’artista Anish Kapoor: «La cultura è un regalo che si fa a se stessi e agli altri. Ho sempre vissuto la fiducia con una certa ingenuità emotiva. Ad esempio, non è straordinario che il Duomo di Firenze sia stato costruito in duecento anni? Molte generazioni hanno dovuto riporre la propria fiducia etica, estetica e anche fisica alle generazioni successive perché portassero a termine quell’opera magnifica»; sul rapporto tra fiducia e musica riflette Vitali Alekseenok, direttore d’orchestra: «Senza fidarsi dell’altro non si fa musica. Ci vuole fiducia nella propria voce, nel proprio strumento. E nel direttore d’orchestra: senza fiducia i suoi gesti diventano nient’altro che ginnastica». L’attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi ci apre alla sua arte: «Quello della recitazione è un terreno in cui la fiducia è essenziale. Se non sento un clima di fiducia, non riesco a esprimermi come attrice; divento come un pianoforte chiuso, che non suona. Da regista cerco di fare sentire amati e valorizzati gli attori, di farli sentire degli esseri umani interessanti».

 

Sul rapporto tra cittadini e istituzioni, afferma il Ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo: «La fiducia dei cittadini non è un dato acquisito una volta per tutte, ma il risultato di un rapporto che deve essere costruito e alimentato quotidianamente attraverso competenza, trasparenza, responsabilità e capacità di produrre risultati concreti».Secondo l’editore Stefano Mauri la fiducia «è il cemento di qualsiasi impresa, e i libri sono un’oasi di fiducia perché oggi abbiamo molta comunicazione anonima, fake news mentre un libro, con il marchio di un editore, dà delle garanzie che altri mezzi non danno». Francesco Cicione, fondatore e presidente di Harmonic Innovation Group, afferma: «Come si può avere fiducia in un mondo in cui il 54% del PIL globale è destinato a transazioni finanziarie agite dallo 0,8% della popolazione? La risposta non è nella tecnica, ma nell’uomo. Non possiamo cambiare il mondo se non cambiamo noi stessi. Se non riscopriamo la nostra verità. Siamo chiamati a riconciliare poetico, politico ed economico, coltivare la speranza, disarmare la disperazione, avere fiducia nella fede e non fede nella fiducia. Siamo chiamati a rialzare lo sguardo al Cielo. Solo così un’umanità smarrita può riconnettersi con quella dimensione profonda da cui scaturisce il senso vero del futuro e della vita». Il Premio Nobel per l’Economia Esther Duflo riflette sul ruolo degli economisti: «Penso che la fiducia sia un ingrediente assolutamente necessario per il funzionamento di tutte della società. Si guadagna con difficoltà ed è molto facile da perdere. Come dicono i sondaggi, gli economisti godono di poca fiducia da parte dei cittadini, ma a loro volta dovrebbero fare un mea culpa, essere più aperti e precisi nelle loro raccomandazioni, non soltanto dicendo ai cittadini cosa dovrebbero fare in via teorica, ma fornendo loro esempi ed evidenze».

 

La fiducia è stata al centro anche del dibattito geopolitico durante le giornate del Festival. L’ex premier francese Manuel Valls sottolinea che «la fiducia non può prescindere dalla verità: l’Europa ha creduto a lungo che la prosperità avrebbe reso la guerra impossibile. Il conflitto in Ucraina ci ha risvegliati brutalmente da questo sogno: lì il futuro dell’Europa e della democrazia è in gioco». Anche le riflessioni dell’ex Commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni si concentrano sull’Europa: «Porsi il problema di una difesa europea di fronte agli attuali scenari globali non significa abbandonare il nostro modo di vivere, ma, al contrario, proteggerlo».

 

Le parole di Bernard-Henri Lévy sottolineano l’attualità e l’importanza del tema della sedicesima edizione di Taobuk: «C’è fiducia oppure il mondo si perde. Il cemento della società e delle relazioni internazionali è proprio la fiducia. C’è un caso specifico, che vediamo tutte le sere alla televisione: la questione tra Iran e Trump. Ci sono due problemi: il primo è che Trump è pronto a tutto pur di fare affari; ma c’è un altro problema: nessuno ha più fiducia in nessun altro. La parola di Trump ha perso il valore che aveva e con essa si è svalutata la parola americana. Oggi la moneta più svalutata al mondo è proprio la fiducia. Per questo il Taobuk Festival è tanto importante. Spero che tutte le parole che abbiamo detto in questi giorni possano superare i confini del Teatro Antico di Taormina, della Sicilia e dell’Italia. Quando ero giovane si diceva “socialismo o barbarie”. Davvero, credo profondamente che oggi l’alternativa sia: fiducia o barbarie».

 

Il Manifesto di Taobuk 2026 ha tradotto il tema della fiducia in una grammatica visiva fatta di forma, colore e segno: un’immagine che non soltanto ha accompagnato il festival, ma ne ha interpretato il senso. Un vero e proprio omaggio a Valerio Adami, autore dell’opera da cui è stato tratto il Manifesto.

 

Nella sedicesima edizione di Taobuk BPER ha rinnovato il suo impegno al fianco della cultura con BPER Agorà, spazio di incontro e condivisione di idee nel cuore di Taormina, nel Giardino di Palazzo Duchi di Santo Stefano.

Tra gli eventi tenutisi in BPER Agorà, si è svolta una programmazione di incontri interattivi, in cui il pubblico è stato invitato a intervenire e porre domande agli ospiti. Con Matteo Saudino, Francesco Cicione, Pierluigi Sassi, Jonathan Coe, Monica Calcagni e Nicola Gardini.

 

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