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Nella giornata di oggi, presso la Procura Generale della Repubblica di Messina, è stato sottoscritto un memorandum operativo tra il Procuratore Generale, Dottor Vincenzo Barbaro e i Procuratori Capo della Repubblica presso i Tribunali di Messina, Dott. Maurizio de Lucia, Barcellona Pozzo di Gotto, Dott. Emanuele Crescenti e Patti, Dott. Angelo Vittorio Cavallo ed il Comandante Regionale della Sicilia della Guardia di Finanza, Gen. D. Riccardo Rapanotti, volto a delineare più penetranti modalità di aggressione definitiva dei patrimoni illeciti.
La fase dell’esecuzione penale riveste assoluta delicatezza e rilevanza, in quanto in tale ambito è ancora possibile, da un lato, impedire che la ricchezza illecita possa rimanere nella disponibilità di coloro che si sono resi responsabili della commissione di un reato e, dall’altro, assicurare all’Erario importanti risorse che altrimenti andrebbero definitivamente disperse.
Ancora, può accadere che, nonostante la sentenza di condanna, eventuali provvedimenti di confisca, ancorché disposti, possano risultare non eseguiti o solo parzialmente eseguiti a causa di fenomeni di dissipazione dei beni di provenienza illecita.
In tale direzione, sulla scorta di mirate interlocuzioni con la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Messina, è stata avviata con la Guardia di Finanza peloritana una progettualità volta ad esplorare ulteriori forme di possibile supporto all’Autorità Giudiziaria, in linea con le specifiche ed esclusive competenze di polizia economico – finanziaria del Corpo, con la finalità di assicurare la sistematica efficacia dei provvedimenti di ablazione patrimoniale definitiva una volta che si pervenga alla fase dell’esecuzione penale, secondo la competenza del disposto normativo di cui all’art. 665 c.p.p., tra il giudice di primo grado o il giudice di appello.
L’innovativa e sperimentale collaborazione condurrà allo sviluppo di analisi tecnico-giuridiche e mirati accertamenti economico-finanziari diretti a ricostruire – in ipotesi di confisca disposta ma non eseguita, solo parzialmente eseguita, ovvero di confisca non precedentemente disposta – la posizione patrimoniale di soggetti interessati da sentenze di condanna passate in giudicato o, comunque, da provvedimenti emessi dal giudice dell’esecuzione.

Per tale finalità, la Guardia di Finanza potrà avvalersi, oltre che del complesso di banche dati in uso al Corpo, anche di tutte le potestà ispettive ad essa affidate dalla legge. In tal modo, si potranno assicurare all’Erario – anche nel caso in cui siano state compiute azioni dirette all’occultamento o alla dissipazione degli averi interessati dai provvedimenti di natura ablatoria – disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili oggetto delle varie forme di confisca: “diretta”, “per equivalente” e “per sproporzione”.
La valenza strategica del presente memorandum ed il ruolo di primo piano della Guardia di Finanza nel delicato comparto, consolida le azioni di contrasto alla criminalità economica e organizzata, con l’obiettivo di individuare e aggredire ogni forma di ricchezza illecita e di inquinamento del sistema economico finanziario legale, così da salvaguardare, conseguentemente, le libertà economiche e di mercato a tutela dei cittadini e delle imprese oneste.

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