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Schemi precisi, immagini cupe, quasi surreali, una potenza di immagini di corpi nudi, incisi con carbone, gesso e vernice. Qualche colore, giusto per dare una saturazione, il duello del bianco e nero e un allestimento di sala, più che una sala un Villino, il Villino Liberty fine ottocentesco di Barcellona Pozzo di Gotto, recentemente instaurato. Ecco il connubio di un’arte contemporanea, con l’arte antica in stile nuovo dentro uno scenario da belle époque. Si rivestono i saloni, risplendono a luce soffusa, qui, un’immagine, una dopo l’altra che raccontano la vita, che raccontano storie, ma che possono non raccontare, ma soltanto fermarsi ad immaginare. Nonostante la morte e la vita sono sempre presenti nel nostro cerchio della vita. Qui signori, non si tratta di una mostra appartenente ad una età pittorica quanto di un’arte pura, del passato che è presente, come ai primordi dell’arte pittorica, una matita, della bozza, tra disegno e colore, che meritano un accorgimento in certi aspetti “realistici” quasi caravaggieschi. Non soltanto il dramma, della vanitas, dei teschi, dei colori apparentemente spenti, ma la bellezza che in vita scandisce il tempo che scorre nel corpo, dalla giovinezza alla vecchiaia. Il corpo bello in quello giovanile, vecchio e brutto in quello dell’anziano. Noi ci fidiamo di questa arte, questa arte di cattivo gusto ma che piace, che attira, coinvolge. Si parla di arte, con Giuseppe e chi si avvicina a lui, la magia del quasi un divenire tutt’uno. Lui e ogni quadro, nel tratto in cui ti accompagna, ti coinvolge, come sentire le sue mani attraverso le nostre entrare in quel sistema empatico di matita, pennello colore. Lasciamocelo dire, un misto tra pensiero e mistero. Le parole del Critico d’Arte Andrea Italiano, che con il suo modo provocatorio di essere presenta al pubblico ancora una novità legata al Kistsch di Giuseppe Siracusa, ovvero quell’intento “unico metodo di provocare l’arte, che l’arte a suo tempo ha reso inutile” (Cita nella Brochure Andrea Italiano, edito Giambra) e in Valentina Certo che si chiude il cerchio di un inizio di una lunga mostra, e leggendo sempre la brochure, ci piace ripetere di Giuseppe: << pennellate delicate ed attente, simbolista per vocazione, artista per mestiere>>. Sarà possibile ammirare ancora una volta “In Kitsch we trust” fino al 13 Novembre dal martedì al Sabato dalle 9,00 alle 13,00 e nel pomeriggio dalle 16,00 alle 18,30. A patrocinare l’evento la Proloco “A. Manganaro”.

Giorgio Speciale

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