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Si è concluso giovedì 28 maggio, con un evento finale nell’Aula Magna dell’ITT-LSSA “Copernico” di Barcellona, il progetto “Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026″ dedicato alla conoscenza del territorio di Gibellina, alla storia del Belìce e al valore dell’arte contemporanea come motore di rigenerazione sociale ed economica.

Il percorso, vissuto dagli studenti con notevole entusiasmo e partecipazione, ha permesso di approfondire una delle pagine più significative della nostra storia recente, evidenziando come l’uomo sia stato capace di trasformare una drammatica ferita – il terremoto del 1968 – in un’occasione di rinascita artistica e culturale, che ha portato Gibellina ad essere proclamata “Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026”.
Il progetto ha visto il coinvolgimento attivo e laboratoriale delle classi 5 BL e 4 QL, che hanno partecipato dapprima alle lezioni teoriche, preparatorie, tenute dal prof. Italiano Francesco, e poi alle visite guidate sul campo, il 6 e il 27 marzo, durante le quali i ragazzi hanno potuto esplorare il cuore della Valle del Belìce. Qui sorge un esperimento urbano unico al mondo: Gibellina non è solo una città; è un manifesto a cielo aperto, una fenice sorta dalle ceneri di un dramma collettivo per trasformarsi in una delle più significative capitali dell’arte contemporanea internazionale.

La storia di Gibellina si spacca irrimediabilmente nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, quando il terremoto rase al suolo l’antico centro abitato. Mentre la “Gibellina Nuova” veniva ricostruita a pochi chilometri di distanza, le macerie della vecchia città divennero la tela per una delle opere di Land Art più imponenti al mondo: il Cretto di Alberto Burri.
L’artista umbro scelse di non costruire sopra il dolore, ma di congelarlo. Una colata di cemento bianco riveste oggi l’intero fianco della collina, ricoprendo le macerie del terremoto. Camminare tra le fenditure del Cretto significa percorrere simbolicamente le antiche strade come in un labirinto della memoria, dove il silenzio è interrotto solo dal vento, trasformando la distruzione in un’eterna opera d’arte monumentale.
A 11 km di distanza dalla “vecchia Gibellina” si trova l’accesso alla “nuova Gibellina” segnato da un simbolo diventato iconico: la Stella d’Ingresso al Belìce. Realizzata nel 1981 dallo scultore Pietro Consagra, questa struttura in acciaio alta 24 metri non è solo una porta, ma un segnale di speranza e modernità.

Il cuore intellettuale della città è situato però all’interno del Baglio Di Stefano dove si trova il Museo delle Trame Mediterranee, un vero e proprio dialogo di Civiltà: qui è possibile osservare una preziosa collezione di costumi e tessuti, che mette a confronto le tradizioni siciliane con quelle del Nord Africa e del Medio Oriente, e una grande varietà di ceramiche e gioielli che testimoniano la radice comune dei popoli che si affacciano sul “Mare Nostrum”.
Poco distante dal Museo, nel cortile del Baglio, svetta la Montagna di Sale di Mimmo Paladino. Inizialmente concepita come scenografia per le Orestiadi, l’opera vede trenta cavalli di resina “affogare” e poi emergere da un cumulo di sale bianco.

L’architettura sacra trova, invece, la sua massima espressione nella Chiesa di San Giuseppe, progettata da Ludovico Quaroni. La sua enorme sfera, che sembra sospesa sopra l’edificio, rompe gli schemi della tipica parrocchia siciliana per abbracciare una geometria cosmica, offrendo uno spazio di riflessione che unisce la terra al cielo in un abbraccio circolare.
Testimonianza del desiderio mai sopito di cultura all’interno di una città che non si rassegna all’idea di essere dimenticata, è il Teatro di Pietro Consagra. Sebbene rimasto incompiuto nella sua struttura funzionale, esso svetta, nel cuore di Gibellina nuova, come una scultura monumentale di ferro e vetro e con la sua silhouette irregolare e trasparente.

Durante la seconda uscita didattica, i ragazzi hanno visitato il MAC, Museo dell’arte contemporanea, con il plastico della vecchia Gibellina e hanno visionato anche le opere di importanti artisti, quali Mario Schifano, Arnaldo Pomodoro, Gino Severini, Alighiero Boetti, Fausto Melotti, Giuseppe Uncini, Pietro Consagra, Carla Accardi. Straordinariamente formativa ed entusiasmante è stata l’esperienza vissuta nelle sale interattive e immersive, come SchifanoLab – Arte e Intelligenza Artificiale, Segno Nome: un’esperienza Inclusiva e Interattiva e DeepsoundMe – L’Arte e la Musica Personalizzata.

A coronamento del percorso, gli studenti, ormai consapevoli di come Gibellina non sia una città che si è limitata a sopravvivere, ma abbia scelto di esistere attraverso l’arte, hanno sintetizzato le conoscenze acquisite, le interviste e le loro riflessioni personali realizzando un podcast (con il supporto del prof. Canale Roberto) che è stato presentato nell’Aula Magna del nostro Istituto giovedì 28 maggio, in mezzo all’entusiasmo generale di docenti ed alunni che faranno sicuramente tesoro di questa indimenticabile esperienza.

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