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In occasione della prematura morte di Domenico Scolaro, a tutti noto come Mimmo, Antonio Catalfamo, docente universitario, scrittore, direttore del Centro Studi “Nino Pino Balotta” di Barcellona Pozzo di Gotto, ha voluto ricordarlo con una testimonianza inviata a Orawebtv, che pubblichiamo qui di seguito.

La morte di Mimmo Scolaro ha suscitato in città profondo dolore non solo nell’ambito del ceto politico, ma anche tra la gente comune, verso la quale egli aveva diretto gran parte del suo impegno di uomo e di amministratore comunale. Egli era tra le rare persone che sanno coniugare virtù pubbliche e cortesia privata e questo spiega la stima che lo ha circondato nel corso della sua vita e che continua a circondarlo dopo la sua dipartita, che da tutti viene avvertita come un vuoto incolmabile.

Ghirigori di pensieri si affollano alla mia mente in questo momento così tragico. L’amicizia intima tra la sua e la mia famiglia rimonta di molto nel tempo e ha conservato intatti i caratteri della sincerità e della spontaneità. Mio padre, il professore Domenico Catalfamo, giovane sposo, andò ad abitare a Calderà, per generosa concessione, in una casa di proprietà della famiglia di Mimmo, costituita da benestanti dotati di spirito munifico e filantropico. La nonna, la mitica signora Santa, voleva che il nipote affrontasse le difficili prove di studente liceale con preparazione robusta. Perciò chiese a mio padre di fargli un ripasso di italiano e latino. Ma le lezioni durarono solo una settimana, perché Mimmo era già allora dotato di intelligenza alacre e imparò subito tutto, tanto che mio padre ritenne opportuno non continuare nelle ripetizioni.

Mimmo frequentava allora la sezione locale del Partito comunista, di cui mio padre era segretario. Era iscritto al circolo giovanile, in cui primeggiava per le doti politiche che avrebbe perfezionato ed arricchito negli anni a seguire. Ma il clima non era dei più propizi ed entrambi si trovavano a disagio. Mio padre si trasferì a Castroreale, dove fu per sei anni consigliere comunale di opposizione e per un ventennio assessore e vice-sindaco.

Mimmo aveva una personalità forte e delicata, riservata, ma, nel contempo, consapevole del proprio valore. Era infastidito dalle lunghe riunioni notturne, dominate da inutili elucubrazioni che non approdavano a nulla. Era un riformista per vocazione, intenzionato ad affrontare i problemi concreti che interessavano persone in carne ed ossa, appartenenti perlopiù al popolo, bisognoso di sostegno ed aiuto. Approdò, dunque, al Partito socialista, più consono alle sue attitudini e fu subito eletto, nel 1975, consigliere comunale con un notevole numero di suffragi. Iniziò, così, il suo cammino all’interno delle istituzioni pubbliche. Mimmo fu sempre geloso dell’autonomia del partito dal sistema di potere dominante in città, tanto che si batté affinché rimanesse all’opposizione, pagando di persona un prezzo altissimo.

Così era fatto Mimmo Scolaro. Anteponeva a tutto gli interessi della città e soprattutto dei ceti meno abbienti, che sosteneva con dedizione e pazienza in tutti i loro bisogni, anche minuti. Questa cifra caratteriale e quest’etica politica hanno contrassegnato tutto il suo impegno politico-amministrativo, nel corso dei decenni, culminando nell’incarico di assessore comunale, ricoperto per un decennio. Così vorrei ricordarlo, come persona dotata di grande umanità, di intelligenza alacre, sia pratica che teorica.

Il testimone ora viene raccolto dalla figlia Melangela, che dimostra la stessa tenacia, la stessa abnegazione, la stessa dedizione alla città, la stessa preparazione.

                                      Antonio Catalfamo