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Sui tempi di riconversione dell’Ospedale Cutroni Zodda, interviene il Coordinamento Provinciale e Circolo cittadino di Vox Italia con una dura nota diffusa in serata.

“Constatiamo sgomenti come ad oggi, 21-07-2020, ormai spirato il termine ultimo per la riconversione dell’ospedale Cutroni Zodda (attualmente Covid), si attenda ancora che abbiano concreta attuazione i proclami politici delle scorse settimane.
Unica nota positiva la riapertura del Pronto Soccorso anche per i pazienti no-Covid.
Ed invece il reparto di Cardiologia rimane a Milazzo con il solo collegamento di telemedicina (con sistema di telecardiologia mediante lifepak: per cui il cardiologo resta a Milazzo e le varie unità operative inviano telematicamente l’elettrocardiogramma del paziente). Tal genere di sistema, per quanto all’avanguardia, potrà risultare d’ausilio al solo Pronto Soccorso, unico reparto dotato del necessario apparecchio; restandone esclusi gli altri reparti.
Disastrose potranno risultare le conseguenze per la tutela della salute dei pazienti. Invero, i reparti, anche per condizioni d’urgenza, si troveranno a dover elemosinare al Pronto Soccorso un elettrocardiogramma, confidando nella sensibilità del medico di turno.
Si aggiunga che il progetto “sperimentale” di telecardiologia, a quanto è dato sapere, veniva avviato senza preventiva somministrazione di formazione specifica al personale, soprattutto per le fasi di registrazione/invio E.C.G. e recupero del referto. Verrebbe da dire che
così operando gli esperimenti si operano a rischio e pericolo dell’utenza.
Il progetto, finalizzato ad una più rapida gestione dei casi di cardiologia in urgenza – con l’attuale disponibilità di solo due cardiologi presso il P.O. -, nelle condizioni sopra descritte non potrà che tradire le aspettative.
Più avveduta sarebbe stata la scelta di attingere alle graduatorie per aumentare il numero dei cardiologi presso il reparto (tra l’altro, con retribuzioni assai più contenute rispetto ai “giovani medici covid”!), considerando che la cardiologia non è riducibile alla semplice effettuazione di un elettrocardiogramma. Ben venga la telecardiologia, ma se inserita in un contesto capace di scongiurare gravi pericoli per la sicurezza delle pratiche salvavita.
Assai grave, pure, la chiusura di Medicina Generale – nonostante la previsione di riapertura fissata nel decreto 2019 – che crea una incolmabile carenza per un Presidio di base come quello barcellonese.
Contrariamente a quanto recentemente sostenuto dal candidato Sindaco A. Mamì – il numero dei posti letto è stato drasticamente ridotto nei reparti dell’intera ASP (non solo a Barcellona P.G.), ciò non discendendo dal fatto che i posti letto di Riabilitazione e Psichiatria
non possono essere utilizzati nell’emergenza-urgenza, ma semplicemente dall’applicazione
delle regole del distanziamento dettate dall’Assessore alla Salute e dal Governatore siciliano, sostenuti dalle forze politiche che governano anche Barcellona.
Sarebbe interessante comprendere dal candidato Mamì – che asserisce che “la Psichiatria e la Riabilitazione restano estranee alle esigenze dell’ospedale” – quali soluzioni vorrebbe suggerire per gestire i pazienti con grave disabilità motoria e psichica!?
Vox Italia si batte per garantire il diritto alla salute anche di questi pazienti, che pur non essendo “acuti” hanno diritto a poter accedere ad adeguato ricovero ospedaliero.
Invero, il mancato ripristino del reparto di Medicina rappresenta un grave vulnus per il funzionamento del Presidio, accogliendo comunemente il maggior numero dei pazienti, prima del covid, e rappresentando un’insostituibile valvola di decongestionamento dei PP.SS. di Barcellona e Milazzo. Se riaperto, il reparto di Medicina Generale potrebbe accogliere anche i pazienti con problematiche respiratorie, vista la presenza di 4 pneumologi e 4 medici internisti rimasti a Barcellona.
Evidentemente sono prevalse logiche diverse e così, casualmente, si è preferito tenere aperta Pneumologia con a capo un Responsabile facente funzioni di Direttore di Unità Operativa Complessa, anziché il reparto di Medicina Generale, per il quale non è previsto un responsabile di livello dirigenziale.
Tale stato di cose non potrà che incentivare la transumanza da Barcellona a Milazzo del personale medico e non solo, già il primo, dei 5 medici internisti assegnati a Barcellona in tempi pre-pandemici, ha imboccato quella via. Dunque, dopo la migrazione dei cardiologi, si è avviato il secondo esodo da Barcellona a Milazzo, cosicché la denegata sanità è destinata a perpetuarsi grazie alla “buona politica regionale”.

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