Barcellona PG. “La mafia dei pascoli” di Nuccio Anselmo e Giuseppe Antoci presentato all’Auditorium San Vito

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Si è tenuta ieri, giovedì 30 maggio, presso l’Auditorium San Vito a Barcellona Pozzo di Gotto, la presentazione del libro “La mafia dei pascoli” di Nuccio Anselmo e Giuseppe Antoci, organizzato dal Movimento “Città Aperta”.

Sono intervenuti all’evento Maria Teresa Collica, docente universitaria ed ex sindaco della città, in qualità di moderatrice, il Procuratore Emanuele Crescenti e l’attore Ivan Bertolami, che ha magistralmente letto passi del libro edito da Rubbettino e che sta riscuotendo tantissimo successo non solo dalle nostre parti ma nel Paese intero per l’importanza della tematica.

Come si ben comprende dal titolo parliamo di mafia dei pascoli, quella dei Nebrodi in particolare e della figura di Giuseppe Antoci, la cui vicenda viene sviscerata in questo libro a quattro mani dal giornalista Nuccio Anselmo, che sulle pagine del quotidiano Gazzetta del Sud scrive di mafia ed è uno dei massimi esperti in questo settore.

Dopo una sintetica introduzione Maria Teresa Collica ha chiacchierato a lungo con i due protagonisti dell’evento che hanno raccontato e si sono raccontati. Anselmo in premessa si è detto felice di tornare a Barcellona Pozzo di Gotto e di vederla cambiata rispetto a dieci anni fa, quando mai vi sarebbe stato un Auditorium così pieno per un convegno di questa tipologia. Poi ha tracciato la cronistoria della nascita di questo lavoro, partendo dalla conoscenza delle vicende di cronaca nera della nostra provincia e di ciò che accadeva nel Parco dei Nebrodi, dove a dispetto della nomea di “provincia babba”, Cosa Nostra spadroneggiava ed i contributi dell’Unione Europea arrivavano come pioggia torrenziale, si parla di tre miliardi di euro negli ultimi 10 anni.

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Ad un certo punto ecco quest’uomo che si chiama Giuseppe Antoci che scoperchiò questo business e nacque il Protocollo di Legalità che porta il suo nome e che divenne legge dello Stato. Fu questo il passaggio cruciale, quello che cambiò tutto perché da questo momento nulla fu più come prima, i mafiosi rimasero totalmente spiazzati. Ed allora ecco la reazione, terribile, spietata come questa gente: Antoci andava ammazzato.
Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2016 alcuni sicari hanno messo a segno un attentato ai suoi danni, dal quale è uscito illeso grazie all’auto blindata e all’intervento degli uomini della scorta.

Antoci in Auditorium ha raccontato tutte le fasi che precedettero questo momento, come lo visse, il prima, il durante e il dopo. Molto forte ed incisiva è stata poi la testimonianza portata dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto Emanuele Crescenti che ha dato una visione molto particolare di tutta la vicenda dicendo ad Antoci che per certi versi lui dovrebbe dimenticare l’attentato e pensare al Protocollo Antoci, questo dev’essere il faro che dona luce a tutta la sua esistenza. Purtroppo spesso accade che chi sopravvive a un attentato diventa una vittima di serie b, cade quasi nel dimenticatoio. Ed è eloquente e chiarissimo l’esempio fatto, una foto sulla sua scrivania con tre uomini, Falcone, Borsellino ed un terzo uomo ed un giovane collega guardandola gli chiese chi fosse il terzo in foto assieme ai due magistrati uccisi. Quell’uomo era Caponnetto il padre del pool antimafia, che non era addirittura stato lo riconosciuto mentre lui era forse ancor più importante dei due magistrati uccisi ma la sua “colpa” era il fatto che morì nel suo letto.

Nuccio Anselmo ha poi illustrato anche la situazione attuale in fatto di criminalità organizzata nella provincia di Messina ed a Barcellona Pozzo di Gotto in particolare lodando la magistratura e le forze dell’ordine per le tante inchieste ed i tantissimi arresti, consigliando di attenzionare il territorio dei Nebrodi con i clan dei tortoriciani e soprattutto dei batanesi.

Finale che ha commosso tutto il pubblico presente in Auditorium:  Giuseppe Antoci ha raccontato della presentazione avvenuta a Roma quando passi del libro sono stati letti dal giovane Montinaro, figlio del caposcorta del giudice Falcone morto a Capaci, il quale chiamato a dire qualche parola ha esclamato: “Grazie Giuseppe Antoci, grazie perché finalmente oggi, dopo anni di silenzio, riesco a parlare a mio padre!”. In chiusura ci sentiamo di consigliare ai nostri lettori di acquistare il libro, (a Barcellona Pozzo di Gotto lo trovate alla Libreria Gutenberg di Via Roma), perché la storia di Giuseppe Antoci va scoperta e “vissuta” come esempio di vita. Ieri l’Auditorium era pieno in ogni ordine di posto ma c’erano parecchie assenze… che non ci sarebbero state se Antoci quel giorno di alcuni anni addietro fosse morto. Riflettiamo su questo, tutti, nessuno escluso. Non vogliamo eroi che riempiono i camposanti bensì persone come Giuseppe Antoci che hanno lavorato e lavorano nella normalità da persone normali che fanno il proprio dovere ogni giorno a testa alta e a schiena dritta. È l’esempio più bello!