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Necessari altri sei mesi per ultimare le perizie sui reperti sequestrati nel deposito dello stabilimento di fuochi pirotecnici di contrada Cavaliere-Femminamorta, tragicamente esploso lo scorso novembre.

Questo quanto richiesto dal sostituto procuratore Barbieri della Procura al Gip Pugliese del Tribunale di Barcellona P.G., dopo i termini scaduti a maggio del primo semestre dall’inizio delle attività di indagini aperte dei Ris dei Carabinieri di Messina, per consentire cause e responsabilità dell’inferno di fuoco che provocò cinque decessi e due feriti scampati alla morte. Per l’impietosa deflagrazione restano indagati per l’ipotesi di reato plurimo Vito Costa, titolare della fabbrica di artifici pirotecnici distrutta dal rogo, il proprietario della ditta di infissi che eseguiva i lavori di messa in sicurezza Corrado Bagnato ed il figlio Antonino, dipendente della stessa ma considerato titolare di fatto dagli organi inquirenti.

Nella strage furono spezzate le vite della moglie di Costa, la signora Venera Mazzeo (71) e di quattro ragazzi lavoratori: Mohamed Manai (39), Fortunato Porcino(36), Giovanni Testaverde (34) ed il più giovane Vito Mazzeo (23).

Le famiglie delle vittime e l’intera comunità del Longano, ancora profondamente colpite dall’immenso dolore, chiedono sia fatta luce per ottenere una giustizia terrena.

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