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Sulla questione dei siti dove depositare le scorie radioattive, al centro del dibattito nazionale e delle critiche di diversi sindaci siciliani, per cui la nostra regione rientrerebbe in un paventato progetto di individuazione e progettazione delle strutture, interviene anche il sindaco della città del Longano Pinuccio Calabrò che rigetta qualsiasi iniziativa sul territorio. 

“Non c’è nulla da fare, è sempre autentico quello che afferma antica saggezza popolare secondo cui non si finisce mai di sorprendersi, come non si finisce d’imparare!
Sono anni, se non decenni, che si dibatte sui guasti e sugli scempi prodotti nella nostra terra di Sicilia dai miopi tentativi di industrializzazione selvaggia, spesso peraltro di modesto successo, avviati al tempo del cosiddetto “miracolo economico”.
Sono anni che ci si confronta – in verità non soltanto in Sicilia – sulla necessità di rivedere il modello di sviluppo dominante per intraprendere un nuovo percorso fondato sui principi della eco-sostenibilità, per affermare una nuova economia in grado di rispettare il territorio e di esaltarne le potenzialità, potenzialità che in Sicilia si riconoscono nel suo immenso patrimonio di bellezza: bellezza naturalistica, ma anche storica, architettonica e culturale.
Giunge sorprendente allora, se non sconcertante, la notizia secondo cui tra le 67 aree individuate nel territorio nazionale, ed approvate dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, quali siti potenziali per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività – la maggior parte delle quali nel centro-sud e nelle isole – ben quattro siano in Sicilia.
Vero è che siamo ancora nella fase preliminare di un percorso più articolato che dovrà condurre all’individuazione di un unico sito, come è vero che si tratta comunque del prezzo da pagare allo sviluppo tecnologico, necessario per competere con gli altri Paesi industrializzati o anche soltanto per provvedere alle esigenze di diagnosi e cura dei cittadini (il deposito dovrà stoccare, infatti, anche le scorie ospedaliere, ad esempio quelle derivanti da attività radiologica, come Rx, Tac, Rmn), ma fa specie dover riscontrare che in questo momento di grave crisi economica aggravata dalla pandemia dilagante il Governo nazionale si ricordi della Sicilia soltanto per farne una pattumiera nucleare.
Non nuovi investimenti strategici per colmare il gap infrastrutturale, dunque, non il corridoio Berlino-Palermo, obiettivo strategico UE numero uno, non la Sicilia nel MES sanitario (chissà se mai verrà utilizzato), non la Sicilia nel Recovery Plan (pare che nulla sia previsto per la nostra regione!), ma soltanto la Sicilia discarica di scorie radioattive.
In poche parole, non fatti utili a rendere concreta e definitiva un’inversione di tendenza nel modello di sviluppo della Sicilia e a valorizzarne le sue potenzialità, ma soltanto un’iniziativa inaccettabile, nel merito e nel metodo, che rinnova quella visione miope che ha condotto agli scempi del passato.
Rigettiamo questa iniziativa, assunta nel silenzio e senza confronto alcuno, che offende la nostra terra e ne pregiudica le prospettive future, e ad essa dovremo opporci con tutte le nostre forze e con gli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini e delle comunità territoriali”.

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