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“La decisione del governo Conte di inserire la Sicilia tra le Regioni arancioni a medio-alto rischio, appare più politica che scientifica. I numeri non mentono e anche considerando i posti in terapia intensiva inferiori rispetto alle Regioni del Nord, i numeri del contagio sono comunque di molto inferiori dal ricorre ai ripari.

Su un totale di 42.875 campionamenti, solo 298 positivi: ovvero 0,6% (sicuramente inferiori a tante regioni classificate come gialle). L’andamento del contagio non è allarmante

Ieri la Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi; la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila. Nel Lazio si ricoverano ieri 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva a fronte dei nostri 148.

I dati parlano in maniera inequivocabile: la situazione è sotto controllo e ben lontana dai numeri di aprile in riferimento alle terapie intensive. Abbiamo una soglia molto distante dal 40% – la percentuale tra posti letto in terapia intensiva e contagiati – e inferiore al 25%. Non si capisce pertanto perché includere la Sicilia in questo calderone con la Puglia. Ai siciliani è già stato chiesto tanto, imporre l’ulteriore chiusura di bar e ristoranti 7 giorni su 7 preannuncia un disastro di proporzioni storiche.”

Questo il commento di Antonio Catalfamo, capogruppo all’Ars per la Lega Sicilia.

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