Condividi:

di Francesco Barca

Buon viaggio al mitico ‘Pablito’ Rossi, l’uomo dei mondiali di Spagna 82′. Calciatore di un ‘calcio passato’, di cui sentiamo la nostalgia, eccelso per tempismo, voracità e talento in campo: bomber puro ed uomo garbato e sempre con il sorriso fuori dal rettangolo.

Forti e talentuosi i campioni, l’uno italiano con militanza nel Como, Vicenza, Perugia, Juventus dove vince tutto, brevi passaggi al Milan e Verona; e l’altro argentino dal Boca al Barcellona per esplodere a Napoli, ad accomunarli la fragilità e debolezza. Pablito con l’ombra del calcio-scommesse durante l’esperienza a Perugia che lo tenne fuori per due anni, in cui con molta probabilità pago più del dovuto per una chiacchierata con compagni, esperienza che lo carico così tanto da farlo diventare l’eroe dell’Italia di Bearzot, che gli fu padre prima ed allenatore dopo.

A queste risultano, commoventi le parole di Giovanni Trapattoni, il grande ‘Trap’: “Non è possibile che i giocatori se ne vadano prima degli allenatori”. L’ex Ct aveva un ricordo speciale di Rossi così come tanti altri giocatori ed allenatori.

Ritornando a questa vicinanza tra i campioni per le difficoltà avute nella vita, Diego Armando, sappiamo la sua disgraziata dipendenza per la droga e poi l’alcol, a quanto pare negli anni successivi. Pablito, quei ginocchi che lo fecero ritirare 30enne, quando ancora poteva dare tanto. Ma aveva già dato tanto al calcio italiano e mondiale. Diego, anche lui un campione che negli ultimi mondiali disputati nel 94′ non superò la prova anti-doping, uscendo dalla scena calcistica anche lì troppo presto, e chissà se con lui in campo, se l’Argentina non avrebbe continuato il suo cammino.

Paolo Rossi, quando parlava di calcio, da opinionista in Tv, era l’unico ad analizzare e commentare con competenza ed equilibrio, senza mai strafare ma disquisendo con tatto e da uno che di calcio ne masticava tanto, che conosceva l’uomo prima che il calciatore.

In tanti in queste ore piangono la prematura scomparsa del ‘Paolo nazionale’. L’uomo che fece una tripletta al Brasile ed una grande stoccata nella finale del mondiale spagnolo con la Germania, portandoci sul tetto del mondo con sei reti (capocannoniere del torneo) e subito dopo vincitore del pallone d’oro.

Mi dispiace solo non averlo potuto apprezzare da calciatore, non essendo ancora nato, quindi come tanti della mia generazione non avendo vissuto passioni, adrenalina, sogni ed emozioni di un Italia che si rilanciava grazie ai gol di Rossi e alle vittorie mondiali. Mi documentai fin da bambino su quell’Italia che aveva fatto vincere un mondiale prima di quella del 2006 di Lippi.

In questa foto di copertina, Pablito è accanto ‘al genio del calcio’ Diego Armando Maradona, scomparso appena due settimane fa, per circostanze sanitarie ancora poco chiare. Un immagine che rappresenta il rispetto tra campioni ed uomini veri in campo e fuori. In questa istantanea, sta una parte del calcio che ameremo per sempre, anche fra 100 anni e di cui parleranno i manuali di calcio e non solo.
Ci piace ricordare l’immenso Paolo Rossi, in questa splendida immagine di Pablito in compagnia di Maradona, icone due ‘nazioni e nazionali’ Italia e Argentina, da sempre vicine per storia, tradizione, passione e amore per il calcio, unite oggi nel dolore per due bandiere nazionali e mondiali.
Simboli di un calcio fatto di sacrificio, passione, talento, in cui forse i piedi e la testa: tecnica, astuzia e velocità contavano più dei muscoli e del fisico.

In Italia e nel mondo se amiamo questo sport, il merito è anche di questi due Campioni che, grazie alle loro magie e prodezze calcistiche ormai entrate negli annali del ‘pallone planetario’, oggi crediamo ancora nel potere ammaliante e disincantato di un pallone che rotola su un campo di calcio, in cui ventidue giocatori si contendono la vittoria in terza categoria come in campionato, in champions, agli europei o mondiale, rimanendo così il calcio lo sport più bello, appassionante, popolare e dal ‘potere unificatore’ anche tra popoli e nazioni, del mondo.

Infine, sulla foto è stata scattata il 26 maggio del 1979 a Roma, di scena l’amichevole tra Italia e Argentina terminata in pareggio. Il primo confronto tra due campioni che hanno vinto da protagonisti il Mondiale.

Oggi vogliamo ricordarli così i nostri Campioni, e chissà se già in Paradiso non avranno estasiato tutti con le loro giocate sopraffine…

La redazione è composta da uno staff qualificato, giovane ed intraprendente. Orientati all'informazione, accettano le sfide che quotidianamente si presentano.