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Passa all’attacco Confestetica non comprendendo prima il motivo della chiusura rispetto ai parrucchieri, ed adesso non accetta l’incomprensibile risposta data dall’Avvocatura dello Stato: “Volete sapere il vero motivo estetiste chiuse, barbieri/parrucchieri aperti? Discriminazione di genere. Le donne non hanno diritto alla loro igiene personale, gli uomini si!”
“I Dpcm chiudono i centri estetici in zona rossa, ma lasciano aperti i barbieri/parrucchieri, seppur entrambi effettuano gli stessi trattamenti estetici così come è previsto dalle leggi di settore.
Confestetica impugna tutti i Dpcm e le uniche motivazioni a difesa riportate dall’avvocatura sono altamente discriminatorie, misogine, sessiste, maschiliste, svilenti oltre che denigratorie e diffamatorie, sia per la professione dell’estetista, che per tutte le donne in generale.
Difatti sia INAIL, ISS e CTS, non hanno mai fatto alcuna discriminazione tra barbieri/parrucchieri ed estetiste e la Pubblica Amministrazione non sa spiegare nemmeno a sé stessa perché nei DPCM sia presente tale gravissima discriminazione tra lavoratori e imprese (estetiste e barbieri/parrucchieri) che hanno lo stesso codice ATECO sia per classe che per categoria (96.02.0), oltre ad avere lo stesso Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
e stessi protocolli.
Come è noto Confestetica ha impugnato i DPCM con due ricorsi al TAR, sia quelli del 3 novembre e del 3 dicembre con udienza cautelare fissata in Camera di Consiglio per oggi 27 gennaio e con motivi aggiunti, l’associazione ha fatto ricorso anche per quello del 14 gennaio 2021, per il quale ha richiesto anche un provvedimento d’urgenza inaudita altera parte.
Per questo, il Presidente del TAR, avendo ritenuto la questione molto delicata, dimostrandosi persona molto attenta e di grande sensibilità professionale e personale, ha ritenuto che la questione si dovesse decidere in tempi molto brevi, ritenendo di voler fare una valutazione di una certa consistenza e per questo ha invitato l’avvocatura dello Stato a produrre documentazione comprovante tale decisione di chiusura dei centri estetici in zona rossa, in quanto quella da loro prodotta è risultata essere troppo poca e inconsistente.
L’avvocato in sostituzione al dominus, che rappresenta la Presidenza del Consiglio, ovvero Giuseppe Conte, come unico motivo ha portato delle pagine di giornale, asserendo di aver avuto tali indicazioni dal collega facendo presente che su questa vicenda dei centri estetici, sono delle attività molto peculiari dove spesso c’è una commistione con delle attività poco chiare dove spesso si esercita anche la prostituzione.
Il Presidente del Tar dott. Antonino Savo Amodio è subito intervenuto, da vero uomo delle istituzioni quale lui è, ammonendo fermamente l’avvocato dello Stato, facendo notare che le sue affermazioni erano molto gravi e pesanti. Subito dopo l’avvocato di Giuseppe Conte, ha ritirato tali gravissime affermazioni e il Presidente del TAR ci ha rassicurati, dicendo che di ciò lui non ne terrà conto.
Ma l’avvocatura, questa volta nero su bianco, si spinge anche oltre, facendo una discriminazione di genere, affermando che l’igiene di una donna, ovvero depilarsi il viso o il corpo, non corrisponde ad una esigenza igienica della persona essenziale ed irrinunciabile, mentre la barba di un uomo, – sempre secondo l’avvocatura dello Stato – “corrisponde ad un bisogno e ad una esigenza di cura, anche igienica, della persona ben più essenziale e
irrinunciabile”.

Queste ad oggi sono le non motivazioni, che hanno portato il Governo a decidere di chiudere i centri estetici in zona rossa.
Il Presidente del Tar ha rinviato per la trattazione alla Camera di Consiglio del 10 febbraio prossimo, intimando l’avvocatura dello Stato di produrre documentazione idonea entro 7 giorni, ovvero entro e non oltre il 2 febbraio.
Punti salienti:
• La disparità di trattamento a fronte di scelte discrezionali e discriminatorie
dell’Amministrazione è riscontrabile per tabulas. Barbieri/Parrucchieri ed Estetisti
eseguono gli stessi identici trattamenti estetici (manicure – pedicure – barba e baffi
donna), così come previsto anche dalle rispettive e distinte leggi di settore.
• La clientela dell’estetista è prevalentemente femminile, con una proporzione 80%
donne 20% uomini – peraltro l’attività di massaggi maschili è oggi nei centri estetici
residuale o in molti casi inesistente.
• Tra le attività prevalenti dell’estetista c’è la depilazione femminile, con ceretta, laser
e luce pulsata su tutto il corpo. Proprio su questo punto, sono doverose delle
precisazioni molto importanti, molte donne vivono dei veri e propri disagi sociali e per
questo si rivolgono alla propria estetista per sottoporsi alla depilazione del viso,
depilando baffi e barba. Tradotto ai non addetti ai lavori l’estetista sarebbe anche il
barbiere delle donne.
• A questo punto non comprendiamo come l’avvocatura a pagina 16 della sua memoria
dice che la cura della barba di un uomo è ben più essenziale e irrinunciabile rispetto
all’eliminazione della barba e dei baffi di una donna.
• La difesa dell’avvocatura è illogica, irragionevole e altamente discriminatoria anche
di genere oltre ogni limite immaginabile, questo purtroppo lo apprendiamo oggi.
• Ma c’è di più, la cura della barba sarebbe – sempre secondo l’avvocatura –
“un’esigenza di cura, anche igienica”, come se la donna non avesse diritto alla propria
cura e igiene personale, proprio attraverso i trattamenti estetici erogati dall’estetista
ad esempio ceretta, manicure, pedicure – in buona sostanza alla donna non sarebbe
consentito il miglioramento del proprio aspetto estetico in generale e della propria
igiene.
• Va da sé che l’aspetto sanitario è già superato dal fatto che nelle c.d. zone rosse i
trattamenti estetici vengono regolarmente erogati dai parrucchieri ma non dalle
estetiste”.

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