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Sulla situazione emergenziale causata dalla crisi del sistema dei rifiuti in Sicilia e la possibile realizzazione dell’impianto biogas di Mazzarà Sant’Andrea sostenuto dalle amministrazioni e sindaci della Srr del comprensorio, interviene nuovamente il sindaco di Furnari Maurizio Crimi, con un ampio documento inviato alle massime autorità regionali, tra cui il presidente della regione Nello Musumeci. 

“La questione della gestione rifiuti rappresenta un problema che può trovare soluzione attraverso il ricorso a sistemi alternativi di smaltimenti dei rifiuti che non sia la costruzione di nuove discariche sparse nel territorio siciliano.
Già, il Comune di Furnari, per evitare di sospendere il servizio di raccolta dell’umido e generare pericoli per la salubrità pubblica, è costretto ad adottare modalità alternative di raccolta della frazione organica e dell’indifferenziato con inevitabili ripercussioni sulla percentuale di raccolta e sul rispetto delle norme vigenti.
Questa soluzione è scaturita dalla difficoltà di reperire impianti siciliani disponibili a ricevere i conferimenti delle varie tipologie di rifiuti.
Con PEC del 05/03/2021, la Sicula Trasporti, discarica presso cui vengono conferiti i rifiuti solidi urbani non pericolosi, il cui impianto si trova a Lentini, ha comunicato che dal prossimo 30/04/2021 sarà sospesa la ricezione di tutti i rifiuti presso la piattaforma di trattamento RSU.
Chiaro che se per la data indicata non venisse trovata una soluzione praticabile, il rischio che si scateni una situazione emergenziale dal punto di vista igienico – sanitario, diventerà concreto.
Sulla scorta di questo scenario futuro, diversi sindaci della Provincia di Messina hanno sottoscritto un documento, notorie le generalità del promotore, attraverso il quale sono state avanzati dei suggerimenti per trovare una soluzione all’imminente crisi emergenziali dei rifiuti.
Orbene, il contenuto del documento, e con esso le motivazioni sottese, appare condivisibile per le ovvie ragioni in esso espresse, salvo che per l’inserimento nelle richieste del punto 4 : << Nell’ambito delle procedure già espletate, ed il cui percorso autorizzatorio è in itinere, accelerare il rilascio delle autorizzazioni prorogando i termini, laddove possibile, delle previsioni di cui all’Ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n.2/RIF del 25 settembre 2020. Nell’ambito delle stesse procedure in corso di valutazione, stralciare eventuali attività̀, anticipandone le autorizzazioni ad esercire (profilature, landfill mining, trattamento biogas e percolato) volte all’ottimizzazione degli spazi ancora presenti sul territorio dell’Isola.>>.
Questo è il passaggio che lascia interdetti e si palesa come l’ennesimo tentativo di strumentalizzare la “crisi dei rifiuti” siciliana a soddisfacimento d’interessi imprenditoriali pubblici/privati a scapito del Comune di Furnari alla stessa stregua di quanto è accaduto con la creazione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.
Il paradosso di tutta la vicenda si rinviene nel fatto che si sta percorrendo lo stesso tragitto che attraverso decisioni insensate e capestro, portò ad autorizzare la TirrenoAmbiente SpA a dar vita alla discarica denominata “di Mazzarrà Sant’Andrea”, ponendola a meno di 600 metri dal centro abitato del Comune di Furnari. Esperienza da cui scaturì, sino alla chiusura per congestione, il sacrificio dei diritti dei cittadini di Furnari costretti a rinchiudersi in casa per non subire l’olezzo nauseabondo proveniente dall’ammasso o a lasciare le proprie abitazioni o terreni confinanti con l’accumulo dei rifiuti conferiti da tutta Regione. Senza contare l’impennata dei casi di morte per malattie cancerose la cui riconducibilità alla discarica appare se non probante, di certo fortemente indiziante.
Questi fatti hanno dato vita a diversi procedimenti penali, l’ultimo dei quali conclusosi con la condanna dei responsabili per i reati accertati e confisca di quei terreni su cui si vorrebbe far sorgere il polo industriale.
Tra gli accertamenti peritali eseguiti nel corso del giudizio penale anzidetto è emerso, tra l’altro, che la massa dei rifiuti, durante il periodo invernale, si trova al di sotto del livello della falda, come risulta dalla consulenza del Dott. Dell’Acqua (v. pag. 15), che allego (doc.1), anziché trovarsi al di sopra.
E’ proprio questa circostanza che rende assurda la pretesa di avviare un impianto industriale a poco più di 600 metri di distanza dal perimetro del centro abitato di Furnari (e che ricade in parte su terreni confiscati e costituenti la pertinenza dell’ammasso oggi ecomostro.
Tutti fatti che sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, al Tar Catania presso cui pende giudizio di opposizione alla bando di gara, alla IV Commissione Ambiente dell’ARS, alla Commissione Regionale Antimafia che, peraltro, sul punto ha aperto un filone d’indagine. Finalmente, con la pubblicazione del bando di gara (project financing), al quale è stato allegato il progetto di fattibilità del promotore, Asja Ambiente Italia S.p.a., volto alla realizzazione di un polo impiantistico per il trattamento dei rifiuti (importo: oltre 41 milioni di euro, oltre Iva), le carte sono state scoperte. Cosi è stato possibile evincere dai documenti del menzionato progetto, che in tre diversi passaggi illustrativi del progetto di prefattibilità ambientale, predisposto da Asja Ambiente (doc. 2) si è candidamente attestato (progetto citato, pagg. 48, 73 e 93), che non esistono centri abitati
nel raggio di due chilometri dal luogo ove deve sorgere il polo impiantistico di trattamento dei rifiuti.
Di contro, tra il perimetro dell’impianto e quello del centro abitato di Furnari v’è una distanza di poco superiore a 600 metri.
Da ultimo, nel giudizio pendente dinanzi al Tar Catania si è avuto l’ultimo colpo di scena.
Difatti, nelle relazioni di Asja Ambiente Spa, poste alla base della gara aggiudicata, compare un’articolata tabella contenente un’elencazione delle tipologie di rifiuti che saranno trattati dall’impianto, tra questi anche quelli speciali (cfr. le pagine 51 e 54 della Relazione illustrativa, che costituisce il doc.3 e le pagine 66 e segg. della Relazione tecnica, che costituisce il doc. 4).
Gli elaborati del progetto presentato da Asja Ambiente possono essere scaricati dal Sito della SRR Messina Provincia e dal sito dell’U.R.E.G.A,.
Orbene, con l’ultima memoria depositata nel giudizio amministrativo da Asja Ambiente, si sostiene, invece, che l’impianto non tratterebbe più rifiuti speciali ed all’uopo la società anzidetta ha depositato in giudizio due relazioni nelle quali la tabella anzidetta non figura più.
Quest’ultima presa di posizione – ove mai fosse vera – ma si ha fondato motivo di dubitarne, costituirebbe modifica degli atti di gara su cui i potenziali operatori si sono cimentati per valutare se partecipare o meno alla procedura di evidenza pubblica indetta col bando.
In ogni caso, l’impianto in questione tratterà anche il percolato, con tutto ciò che ne consegue.
Anche, queste circostanze saranno evidenziate all’Autorità Giudiziaria.
Inoltre, da quanto risulta dagli atti, il polo impiantistico, al termine della concessione venticinquennale al gestore Asja Ambiente, verrà acquisito in proprietà della Tirrenoambiente, la quale non sborserà alcun indennizzo. Al riguardo si ricorda che quest’ultima, pur essendo partecipata (oltre il 50%) dal Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, rimane comunque una società commerciale e non una Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, un’opera pubblica verrà gratuitamente acquisita da un soggetto privato.
Nel corso del rapporto concessorio, inoltre, la TirrenoAmbiente incasserà oltre 20 milioni di euro di royalties.
Sulla scorta di queste anomalie macroscopiche insite nell’intera vicenda attinente al luogo prescelto per l’attivazione degli impianti e su cui si giocano le sorti un’intera comunità a vocazione turistica che ha ingenuamente pensato di aver già pagato lo scotto di scelte assurde, non si può pensare che le Autorità Regionali in indirizzo possano adottare provvedimenti che depennino tutte le procedure di garanzia attualmente pendenti per far fronte alla “crisi dei rifiuti” calpestando, così, ancora una volta i diritti dei cittadini di Furnari.
Dal documento, pretestuosamente strumentalizzato dai protagonisti del nuovo corso della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, deve essere assolutamente depennata la richiesta di sospensione, mitigazione, attenuazione delle procedure amministrative di garanzia degli interessi collettivi attualmente in corso presso l’Assessorato Regionale competente.
Prima di concludere, ricordo che, come ha statuito il Consiglio di Stato anche i Sindaci dei comuni limitrofi devono partecipare alle conferenze dei servizi dei procedimenti ambientali di cui al D.Lgs. n. 152/2006 (Cons. Stato, sez. V, 16 sett. 2001 n. 5193)”.

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