Ad oltre un quarto di secolo dagli ultimi scavi, è stata avviata la prima campagna di ricerche archeologiche sistematiche sull’abitato antico di Gioiosa Guardia, promossa dall’Università degli Studi di Messina, in collaborazione con il Parco Archeologico di Tindari e il Comune di Gioiosa Marea. Le indagini, che proseguiranno per due settimane, interessano il vasto insediamento disposto a mezzacosta sulle pendici del monte che domina Gioiosa Marea: una città sicula poi ellenizzata, a impianto urbanistico regolare, sul cui nome antico non vi è alcuna fonte ufficiale, e per questo chiamata dagli studiosi la “città senza nome”.
La campagna costituisce l’esito di un percorso preparatorio che il Parco Archeologico di Tindari ha avviato da tempo. Nell’aprile scorso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (CNR-ISPC) di Potenza, ha condotto sul sito un rilievo LiDAR da piattaforma aerea, capace di restituire la morfologia del terreno al di sotto della copertura vegetale. A questo si affiancano le prospezioni geofisiche svolte dall’Università del Salento sotto la direzione di Giuseppe Ceraudo, la documentazione fotogrammetrica e la carta archeologica del comprensorio. Su questa base il gruppo di ricerca dell’Università di Messina, diretto dal prof. Marco Sfacteria, affronta ora le domande di fondo: quale fosse l’assetto urbanistico della città, quali le fasi della sua vita e del suo abbandono, quale il suo rapporto con il territorio e con i centri vicini.
Sul medesimo rilievo montuoso insistono, in realtà, due città sovrapposte: all’abitato antico si sovrappose, in cima all’altura (in quella che ne era l’acropoli), il centro medievale di Gioiosa Guardia, toponimo che richiama il ciclo cavalleresco della Tavola Rotonda, fondato nel 1364 da Vinciguerra d’Aragona e abbandonato alla fine del XVIII secolo con la discesa verso il mare degli abitanti nell’attuale Gioiosa Marea. È a questa duplice eredità che la campagna intende restituire piena leggibilità scientifica.
“Gioiosa Guardia – dichiara il prof. Sfacteria – rappresenta una delle testimonianze archeologiche più significative di questo settore della Sicilia settentrionale. Il nostro obiettivo è ripartire dalle importanti acquisizioni delle precedenti ricerche per approfondire la conoscenza del sito, ampliando al tempo stesso lo sguardo al paesaggio circostante, attraverso un approccio integrato e l’impiego delle più moderne metodologie di indagine».
«L’avvio della campagna di ricerche a Gioiosa Guardia rappresenta – è il commento del direttore del Parco Archeologico, arch. Giuseppe Natoli – un passaggio importante per la conoscenza di uno dei siti più significativi e ancora poco indagati del territorio. La collaborazione tra il Parco Archeologico di Tindari, l’Università di Messina e gli altri Enti di ricerca coinvolti consentirà di affrontarne lo studio con un approccio sistematico e interdisciplinare, mettendo insieme archeologia, tecnologie di indagine e lettura del paesaggio. È l’inizio di un percorso che potrà restituire a Gioiosa Guardia il ruolo che le spetta nella storia del comprensorio tirrenico messinese».
Durante le due settimane di attività sono previsti due appuntamenti aperti al pubblico: un incontro serale di presentazione della ricerca e una giornata di visite guidate su prenotazione, anche per le scuole, a chiusura della prima fase della campagna, domenica 6 settembre. I risultati delle indagini saranno presentati al convegno “Interrogare il Silenzio. Gioiosa Guardia, la città ritrovata”, in programma nel mese di ottobre nell’ambito della rassegna “Il Sorriso degli Dei”. I materiali provenienti dalle ricerche condotte in passato sull’abitato antico sono esposti presso l’Antiquarium di Gioiosa Marea, aperto al pubblico giovedì, venerdì (13.30 – 19.00) e sabato (9.00 – 14.00).



