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I silenzi da parte delle istituzioni, l’ ipocrisia di Stato per un omicidio di Stato. Io e gli amici di Norman grideremo ancora più forte contro il “silenzio di Stato”: un urlo dialogico e musicale affidato ai nostri libri, cd, dvd e alla nostra musica. Parleremo e grideremo attraverso l’ indisciplina delle nostre parole e il ritmo della musica suonata da tanti valenti musicisti che annualmente sposano l’evento, la causa.

“Vogliamo ribellarci civilmente – tuttavia osando ‘il dire’ – alle logiche imbalsamate di politici opportunisti e burocrati marpioni, telefoni istituzionali muti ed e-mail senza risposta. Organizzare gli eventi in memoria di Norman mi fiacca e mi rattrista, perché – oltre a ricordare le mani di mio figlio sul pianoforte che suonano meravigliosamente l’ intro di Firth of Fifth dei Genesis – devo fare i conti con i ricordi, i rimpianti, come quello che non potrò mai vedere mio figlio giocare, suonare con i suoi nipoti. Mi manca l’odore di Norman, indosso i suoi vestiti per sentirlo addosso a me.

La fuliggine istituzionale messa come vernice dell’ipocrisia, troppe parole retoriche davanti alle telecamere e come sintesi bastarda tanti silenzi complici. IL VOSTRO SILENZIO È COMPLICIT À. IL TACERE È OMERTÀ MAFIOSA.

Sbatto regolarmente contro la falsa coscienza di mestatori istituzionali e magnaccia di Stato al loro seguito. Troppi falsi amici giocano con carte segnate, troppi pagliacci con gli abiti puliti della domenica modificano la scena; troppi impostori della libertà di pensiero riconosco fra i legionari della meritocrazia gridata, mai veramente voluta. Troppi cavilli inintelligibili, troppe promesse non mantenute, troppe parole sprecate a telecamere accese. Tanti pretesti, solo pretesti. Ho scritto personalmente a tutti i capi di governo, ministri, papi, re, progressisti, conservatori, neoborbonici, infattamente neomelodici (nel senso che ripetono la solita, antipatica e insopportabile tiritera), gattopardiani inossidabili, grandufficial, granladrdigrancroc, figldiputt, lupmannar eccetera (per usare il più famoso topos fantozziano). Sono stato ignobilmente ignorato: silenzio, solo silenzio. E quando qualcuno dei nostri politici nazionali ha finto di mostrare un minimo di empatia, di interesse per il dramma generazionale da me prospettato, per la storia di mio figlio, sono stato prima trattato con la solita, odiosa ipocrisia istituzionale e dopo gabbato, con l’ennesimo, ripetuto silenzio di Stato.

In Sicilia poi, dodici disegni di legge bipartisan nelle due precedenti legislature (e un tredicesimo in questa legislatura), giacciono all’Ars per la Fondazione intitolata a Norman. Molte altre iniziative preannunciate, abortite subito dopo l’annuncio. Gli ultimi due presidenti della Regione ( prima dell’elezione di Musumeci, del quale mi fido e del quale ho stima sincera) che malgrado le ripetute richieste di incontro da me formulate per le vie istituzionali, non hanno mai sentito il bisogno di ricevermi. E lasciamo perdere gli appelli televisivi da me lanciati agli stessi, da emittenti nazionali e regionali. Sono stanchissimo, sbatto contro l’ipocrisia di incantatori di serpenti e farisei dal falso verbo. Troppi finti amici nelle istituzioni, troppi capiscuola compromessi e boriosi nel mondo della cultura e della politica. Troppi prestanome di una finta rivoluzione che non ha mai visto la scena, mendicano la scena medesima; troppi impostori della libertà di pensiero riconosco fra le vestali della schiena curva.

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…». Ho visto politici puttanieri che predicavano la moralità in pubblico, affaristi senza scrupoli dietro la porta del potente di turno, accademici senza talento portare in cattedra la propria amante, scambi di cortesie fra sedicenti intellettuali e sultani della politica; ho visto donne concedersi per la pubblicazione di una tesi di laurea, gente che si è fatta sodomizzare per uno spicchio di potere, mariti pii e devoti agli occhi del mondo tradire la propria moglie alla prima occasione, lacchè senza pudore inginocchiati nella ‘proskỳnesis’ più umiliante…

D’altronde credere di poter illuminare le coscienze dei politici, succubi del delirio del loro stesso potere, è stato il mio grande abbaglio: “ Chiedere al potere di riformare il potere… Che ingenuità!”, ripeteva amaramente a se stesso Giordano Bruno durante il suo processo.

Il prossimo 18 gennaio per Palermo sarà ancora, malgrado tutto, la “Giornata del Merito in memoria di Norman Zarcone”, a riprova che il lacerante messaggio lanciato da Norman è oggi un ricordo da custodire dentro e, nello stesso tempo, il più terribile e impietoso atto d’accusa verso la mafia che vive dentro gli spazi sacri della cultura, in quegli atenei sempre più spesso ‘scoperchiati’ dalla magistratura, ma ancora non ‘bonificati’ per mancanza di correttivi e deterrenti che la classe politica avrebbe dovuto attuare da tempo.

Allora saremo noi a gridare ancora sabato 18 gennaio, nel corso della “ Giornata del Merito” in memoria di Norman e del suo sacrificio per l’affermazione del merito come criterio di scelta e valutazione dentro e fuori il mondo dell’università. Noi grideremo sempre, io griderò irritualmente, se altri grideranno con noi i silenzi istituzionali deflagreranno in eco potentissima.

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