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Quest’anno per via della situazione legata al Covid-19 non si terrà la tradizionale e seguitissima processione della Madonna della Neve che rappresenta un importante momento di fede e di aggregazione nel comune di Santa Lucia del Mela. Bellissima e di gran pregio artistico espressivo la statua del Gagini che si trova nel Santuario/Castello a Lei dedicato, insieme ad una seconda che viene portata in processione. 

Rosario Torre ha scritto un’iconografia della Madonna della Neve di Santa Lucia del Mela che vogliamo proporre integralmente ai nostri lettori.

“Il culto della Madonna della Neve si diffuse nel mondo cristiano a partire dal celebre miracolo avvenuto, la notte del 4 agosto 352 d.C., sul Colle Esquilino a Roma. Oggi in Italia si contano 152 edifici sacri fra chiese, santuari, basiliche minori, ecc. intitolate alla Madonna della Neve. A Santa Lucia del Mela nel XV sec. c’era già una ‘Chiesa di Santa Maria ad Nives’ (o Santa Maria delle Celle), in Contrada San Giuseppe a Sud – Est del centro abitato, mentre nella seconda metà del XVII sec. venne realizzato il Santuario della Madonna della Neve all’interno del Castello medievale, sito sul Colle Mankarruna (371 m s.l.m.). Tutte le rappresentazioni iconografiche che riguardano la storia della Madonna della Neve a Santa Lucia del Mela convergono sull’immagine per eccellenza che raffigura: il simulacro in marmo bianco di Carrara, opera dello scultore palermitano Antonello Gagini. Il 7 giugno 1526 i luciesi Pietro D’Amico e Leonardo D’Alberto andarono a Palermo nella bottega del grande artista per commissionare una statua in marmo della Madonna della Neve con il bambino in grembo. La statua in marmo bianco, e possibilmente senza venature, doveva raggiungere l’altezza di palmi 6 1/4, oltre ad un piedistallo di palmi 1 1/4, sul quale doveva essere scolpita in bassorilievo la leggenda della Neve sull’Esquilino e la fondazione della Basilica. Ai due lati due angeli dovevano sorreggere sul capo della Madonna una corona che i committenti dovevano realizzare in argento o rame. Il prezzo veniva fissato in onze 40: onze 10 furono date al Gagini all’atto della convenzione presso i banchieri Antonio Sanches e Benedetto Ram; onze 15 dovevano essere versate a metà lavoro; le restanti onze 15 a fine lavoro, previsto per la Pasqua del 1527. Altre onze 2 si sarebbero aggiunte qualora l’intermediario Bernardino Termini avesse dato l’approvazione per l’opera da realizzare. I testimoni per tale convenzione furono Giannotto Crispi e Don Paolo Cipolla.

La scadenza del contratto non fu rispettata ma quando il 7 giugno 1529 Antonello Gagini consegnò il suo capolavoro i committenti soddisfatti non esitarono a pagare le 42 onze concordate in precedenza. Il contratto venne cancellato sotto gli occhi dei testimoni: il maestro Filippo Mannino, Tommaso Saulle e Domenico Pellegrino. Sulla mano del Bambinello Antonello Gagini pose un vivace uccelletto, probabilmente un cardellino, che condusse in errore molti studiosi che la identificavano come “Madonna degli Uccelli”, confondendone anche la stessa provenienza toponomastica della contrada dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria ad Nives ( o di Santa Maria delle Celle), nota anche come contrada San Giuseppe. Tra i mesi di giugno e luglio del 1529 la statua giunse a Santa Lucia e venne collocata sull’altare della Chiesa di Santa Maria ad Nives in Contrada San Giuseppe. La festa del 5 agosto, già presente da qualche secolo, divenne così la ricorrenza più importante dell’anno e doveva svolgersi per 5 giorni, due prima e due dopo rispetto a tale data: dal 3 al 7 di agosto.

La Confraternita della Madonna della Neve, ovvero gli stessi confrati della Chiesa di Santa Maria ad Nives, s’impegnava, inoltre, a far correre il palio e ad organizzare una fiera. La statua della Madonna della Neve alle Celle divenne quindi meta di numerosi pellegrinaggi, tra cui anche quello celebre del Prelato Antonio Franco che vi si recò a piedi scalzi nell’estate del 1624 per chiedere un miracolo contro la persistente siccità. Per il crescente numero di fedeli e visitatori, intorno al 1660 i sacerdoti Giuseppe Picciotta e Francesco Carrozza si stabilirono nelle cellette annesse alla Chiesa, fondandovi l’Oratorio di San Filippo Neri (conosciuto anche come ‘Oratorio di San Giuseppe ai Filippini’). Pochi anni dopo, a causa anche della rigidità del clima e per l’isolamento del sito, padre Giuseppe Picciotta chiese il trasferimento dell’Oratorio e della stessa Chiesa all’interno dei vecchi ruderi del castello. Il proprietario del castello, Don Francesco Morra, Principe di Buccheri, accordò la cessione con lettera del 9 luglio 1673 in cui venne nominato come curatore lo stesso Prelato dell’epoca, Mons. Simone Impellizzeri. Il 2 novembre 1673 furono iniziati i lavori per la costruzione della nuova chiesa nel castello, l’odierno Santuario della Madonna della Neve, mentre il 3 luglio 1674 Padre Picciotta chiese a Mons. Simone Impellizzeri, 39° Prelato di Santa Lucia del Mela (1670 -1701) il trasferimento della preziosa Statua. Il nuovo trasferimento del simulacro lapideo avvenne nel 1676, alla presenza anche del Sindaco di Santa Lucia Don Valeriano Grazia e dei Giurati Vittorio Trovato, Francesco Cirino e Paolo Fulci. Infatti, con atto del 12 marzo 1675, una parte del maniero luciese divenne il sito del Santuario di Santa Maria della Neve. (…)”.

(Foto di Pasqualino Raffa).