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Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera a firma del Prof. Giovanni Aliberti riguardante un caso di presunta malasanità: la morte della moglie dello scrivente presso l’ospedale Papardo di Messina. Come è giusto che sia in casi del genere la Testata è aperta ad eventuale replica da parte dell’Azienda Ospedaliera U.O.C. Cardiologica Papardo. 

All’Azienda Ospedaliera U.O.C. Cardiologica Papardo di Messina in tre giorni è deceduta mia moglie Lucioli Maria lasciandomi nel dolore più atroce, che mi consuma al pensiero che mi sono fidato per la prima volta della sanità siciliana, che non è stata in grado nel 2021 di risolvere il caso di una paziente cardiopatica nel modo più idoneo possibile, e far morire con tanta incoscienza un essere umano (dico essere umano perché mia moglie nell’ultima telefonata, mi ha raccomandato terrorizzata di non telefonare, perché gli infermieri assolutamente non volevano, vergogna e schifo).

Queste persone hanno una tale preparazione umana e professionale nel periodo COVID che non si può definire, al punto che non riescono ad avere quel briciolo di sensibilità e capire che la comunicazione ed il contatto con le famiglie, specialmente per alcuni pazienti più fragili, educati e sensibili, fanno più di una medicina.

Giorno 12.11.2020 come si può giustificare che una paziente si dimette e ancora nel reparto dopo poche ore muore.

Giorno 12.11.2020 che tipo di assistenza hanno fatto l’equipe di turno.

Mi domando ancora e non so dare nessuna risposta, mia moglie si trovava di fronte alla sala infermieri:

Forse si è sentita male e nessuno ha risposto;

Forse doveva andare al bagno e terrorizzata dal comportamento si è alzata da sola perché era molto educata e riservata;

Forse è caduta a terra e nessuno se né accorto e sono intervenuti troppo tardi.

Vergogna, se qualcuno ha colpa deve patire lo stesso dolore centuplicato.

In concreto i fatti sono questi:

Giorno 09.11.2020 ricovero per episodi di capogiro, caduta, rotazione della testa, perdita di equilibrio;

Coronografia esente da lesioni angiograficamente significative, buon compenso emodinamico;

Esame neurologico, paziente vigile, collaborante, autonoma nelle normali funzioni, ha subito interventi chirurgici felicemente superati, tutti fuori regione;

Le carotidi interne sono pervie con flussi regolari;

Giorno 10.11.2020 paziente asintomatica, terapia infusionale, no aritmie importanti;

Giorno 12.11.2020 paziente regolare in tutte le sue funzioni, dimissione.

Ore 14:33 ancora nel reparto arresto cardiaco, momentanea ripresa, (quindi bisognosa di tutti gli aiuti possibili) dopo pochi minuti arresto cardiaco e decesso.

Si può morire così e sentirsi dire può succedere???

Casualmente, guardando al computer l’equipe di U.O.C. cardiologica di Catania composta da Dott. Carolina Vitale, Dott. Giuseppe Arcidiacono, Dott. Domingo Caselli, arrivano alla conclusione che le vertigini, le cadute, la rotazione della testa e del corpo (caso specifico di mia moglie) nelle persone superiori a 60 anni sono patologie cardiache (da curare nel modo corretto) invece spesso vengono considerate patologie neurologiche e psichiatriche, però dopo l’impianto di un loop-recorder è possibile giungere alla diagnosi ed agire nel modo più adeguato.

Perché non si approfondiscono le diagnosi prima di far morire le persone?

Forse ci vuole più coscienza civile, umana, ……………………. ecc..

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