Nuovo, pesante scossone istituzionale nel comune di Mazzarrà Sant’Andrea. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del titolare del Viminale Matteo Piantedosi, ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale ai sensi dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali. L’amministrazione cittadina viene così affidata a una commissione straordinaria che guiderà l’ente per un periodo di 18 mesi.
Il provvedimento giunge al culmine di un approfondito accesso ispettivo disposto dalla Prefettura di Messina. Le indagini hanno riacceso i fari sui condizionamenti della criminalità organizzata nell’area barcellonese, focalizzandosi in particolare sul controllo degli appalti pubblici e sui rinnovati interessi legati alla locale discarica controllata dal clan dei Mazzarroti. Per il piccolo comune si tratta di una drammatica storia che si ripete, dopo il primo storico commissariamento per infiltrazioni mafiose avvenuto nel 2015.Le tappe della crisi: dall’indagine prefettizia al ritorno dei vecchi clan Il decreto ministeriale odierno chiude la parabola dell’amministrazione guidata dal sindaco Carmelo Pietrafitta, in carica dal novembre del 2017 e reduce dal superamento del dissesto finanziario dell’ente nel 2023.
Negli ultimi mesi, tuttavia, le inchieste della Procura di Messina hanno delineato uno scenario inquietante legato al ritorno operativo di storiche figure della criminalità locale e ai tentativi di interferenza nella gestione dei servizi e del territorio. A seguito delle relazioni degli ispettori prefettizi, il Ministero dell’Interno ha ritenuto che vi fossero elementi concreti e univoci di vulnerabilità dell’ente alle pressioni esterne, rendendo inevitabile l’avvio della gestione straordinaria per garantire la legalità e il risanamento delle istituzioni.
La notizia dello scioglimento segna la fine dell’amministrazione guidata dal sindaco Carmelo Pietrafitta, in carica dal 2017. Il primo cittadino si trova in una posizione complessa: nel luglio scorso, a seguito della notifica dell’avviso di garanzia che lo vede indagato nell’inchiesta della Dda, Pietrafitta aveva formalizzato le proprie dimissioni da consigliere della Città Metropolitana di Messina e l’autosospensione da Forza Italia, manifestando la volontà di non gravare sulle istituzioni e sui partiti d’appartenenza durante l’iter giudiziario.
Dopo la deliberazione di Palazzo Chigi, Pietrafitta ha espresso profonda amarezza ma ha ribadito con fermezza la linea della sua difesa: “Prendo atto della decisione del Consiglio dei ministri, ma rimango assolutamente sereno e fiducioso nella magistratura. Ribadisco la mia totale estraneità a qualsiasi dinamica di condizionamento mafioso. Paradossalmente, lo scorso anno sono stato proprio io a richiedere l’attivazione di un rigido protocollo di legalità per potenziare i controlli antimafia sugli appalti della discarica. Abbiamo sempre lavorato alla luce del sole per risanare questo Comune dal dissesto finanziario e tutelare il territorio. Leggeremo le motivazioni del decreto non appena saranno pubblicate, e valuteremo insieme ai legali il ricorso al Tar per dimostrare la totale trasparenza e la correttezza del nostro operato amministrativo”.
Le verifiche ispettive avrebbero evidenziato che i tentativi di pressione criminale riuscivano a fare breccia nell’apparato tecnico dell’ente, bypassando i filtri della politica ma inficiando la trasparenza complessiva dell’attività burocratica. Una ricostruzione che il Viminale ha ritenuto sufficiente per decretare la rimozione degli organi eletti.Mentre la comunità mazzarrese si prepara a un nuovo, lungo periodo di commissariamento prefettizio, la palla passa adesso ai tre commissari nominati dallo Stato, che avranno il compito di garantire la continuità dei servizi pubblici e blindare le procedure burocratiche da qualunque ingerenza esterna.



