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Il degrado non va in ferie. La responsabilità delle istituzioni nemmeno. “Nella Baia di Sant’Antonio, uno dei luoghi più preziosi di Capo Milazzo, restano alcune domande semplici e ancora prive di risposta: in quali condizioni si trovano la Torre del Palombaro, il Borgo dei Pescatori e le strutture comunemente denominate “casette”? Al loro interno sono presenti rifiuti o materiali potenzialmente pericolosi? Qual è l’esatto regime giuridico degli immobili? E quale futuro attende lo storico sentiero naturalistico chiuso a causa degli smottamenti?

Non sono accuse. Sono questioni che richiedono accertamenti pubblici.

L’Associazione “Esseri Uguali”, presieduta da Saverio Todaro, ha trasmesso tre PEC alle amministrazioni competenti.

La prima, inviata il 29 luglio, ha chiesto un sopralluogo congiunto, la verifica delle condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di sicurezza delle “casette”, nonché la ricostruzione della titolarità e della situazione catastale, urbanistica, paesaggistica e demaniale dei beni.

Il 3 agosto una seconda istanza è stata indirizzata alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Messina, affinché valuti l’eventuale interesse storico, architettonico, etnoantropologico e paesaggistico della Torre del Palombaro e del Borgo dei Pescatori.

Con una terza PEC, il dossier è arrivato al Ministero dell’Ambiente, al Ministero dell’Interno, al Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, alla Presidenza della Regione Siciliana, agli Assessorati regionali competenti, alla Città Metropolitana di Messina e al Comune di Milazzo.

Sono stati interessati anche Prefettura, Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, ASP, Soprintendenza, Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati e Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta “Capo Milazzo”.

Ma la mobilitazione per la Baia non nasce oggi.

Nel maggio 2023, dopo la sentenza definitiva richiamata dalla stampa, quattordici associazioni del territorio avevano già acceso i riflettori sulla vicenda, chiedendo alle autorità competenti di fare chiarezza e di valutare, qualora ne ricorressero i presupposti, la confisca dell’area e la sua restituzione alla collettività.

Quella presa di posizione rappresenta un precedente che non può essere dimenticato.

«Non intendiamo appropriarci di una battaglia iniziata da altri», dichiara Todaro. «Prima di noi, quattordici associazioni avevano già avuto il coraggio di porre domande e chiedere l’intervento delle istituzioni. A quelle realtà va riconosciuto il merito di non essere rimaste in silenzio. Oggi chiediamo loro di tornare a far sentire la propria voce e di costruire insieme una mobilitazione pacifica, competente e trasparente».

Nel corso degli anni, anche il presidente del Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta “Capo Milazzo”, Giovanni Mangano, avrebbe richiamato l’attenzione sulla tutela della Baia e sul futuro di questi luoghi.

«Nessuno deve essere lasciato solo quando difende un bene comune», aggiunge Todaro. «Questa non è la battaglia di Saverio Todaro, di “Esseri Uguali”, di Giovanni Mangano o di una singola associazione. È una responsabilità collettiva che viene da lontano e che oggi dobbiamo raccogliere senza protagonismi».

Adesso le istituzioni sono formalmente informate. Ciò che manca è una data.

«Chiediamo che già domani venga individuato l’ente incaricato di coordinare gli accertamenti e sia convocato un sopralluogo», afferma Todaro. «Non pretendiamo che una vicenda complessa venga risolta in ventiquattr’ore. Pretendiamo, però, che in ventiquattr’ore qualcuno assuma la responsabilità di avviare le verifiche e comunichi alla città chi farà cosa e in quali tempi».

All’Associazione è stata segnalata la possibile presenza, all’interno di alcune “casette”, di rifiuti, materiali abbandonati e altri elementi non identificati. Una circostanza riferita con la necessaria prudenza, non avendo “Esseri Uguali” effettuato accessi nei locali.

«Non entriamo dove non siamo autorizzati e non affermiamo ciò che non abbiamo verificato», precisa Todaro. «Proprio per questo abbiamo scritto alle autorità. Se dentro quelle strutture non esiste alcuna criticità, lo si accerti e lo si comunichi. Se invece vi sono rifiuti o pericoli, si intervenga. La verità non danneggia le istituzioni: le rafforza. È l’assenza di risposte a indebolirle».

La Baia di Sant’Antonio si trova in un sistema ambientale particolarmente delicato, direttamente connesso all’Area Marina Protetta “Capo Milazzo” e al sito terrestre della Rete Natura 2000. In un contesto simile, l’eventuale abbandono di materiali, il deterioramento dei manufatti e l’instabilità del versante non possono essere considerati questioni rinviabili.

«Agosto non può diventare il mese nel quale le domande vengono parcheggiate in attesa di settembre», prosegue Todaro. «Le ferie sono un diritto dei lavoratori, ma ogni amministrazione deve garantire continuità e interventi urgenti attraverso il personale in servizio. Non vorremmo scoprire tra un mese ciò che si sarebbe potuto verificare domani».

L’Associazione rivolge quindi un appello pubblico e pacifico alle quattordici realtà che si mobilitarono nel 2023, a tutte le associazioni ambientaliste e antimafia, ai comitati civici, agli studiosi e ai professionisti.

«Agli ambientalisti chiediamo aiuto», afferma Todaro. «Abbiamo bisogno della loro esperienza, delle loro competenze e della loro autorevolezza. Chiediamo a biologi, geologi, architetti, storici, guide naturalistiche, operatori del mare e associazioni della pesca di sostenerci e aiutarci a costruire proposte serie».

L’appello non invita a occupazioni, accessi non autorizzati o manifestazioni contro persone e istituzioni.

«Non vogliamo una folla contro qualcuno. Vogliamo una comunità schierata dalla parte della Baia», sottolinea Todaro. «Non servono bandiere, protagonismi o processi pubblici. Servono competenze, partecipazione e una richiesta comune: verificare, proteggere e programmare».

Qualora i beni risultassero legittimamente recuperabili o acquisibili alla disponibilità pubblica, “Esseri Uguali” propone un percorso trasparente e partecipato per destinarli alla memoria marinara, all’educazione ambientale, alla conoscenza dell’Area Marina Protetta, ai giovani e alle realtà associative del territorio.

«Non chiediamo quei locali per noi e non contestiamo alcun diritto di proprietà», conclude Todaro. «Chiediamo che le autorità accertino i fatti e applichino la legge. Prima il sopralluogo, poi gli atti, infine le decisioni. Ma il primo passo deve essere compiuto subito».

La Baia di Sant’Antonio non ha bisogno dell’ennesima dichiarazione d’amore. Ha bisogno di tecnici sul posto, amministrazioni coordinate e tempi pubblici.

Domani basterebbe un primo atto: convocare il sopralluogo. Perché il degrado non va in ferie. E la responsabilità non può aspettare settembre”, si legge nella nota a firma di Saverio Todaro Presidente e legale rappresentante Associazione “Esseri Uguali”.

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