Novara di Sicilia. Al via il XXXII Torneo Provinciale del Maiorchino. Finalissima il 1 marzo 2020 

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato del Centro Sportivo “Olimpia” e dell’Associazione Turistica Pro Loco Novara di Sicilia relativo alla XXXII edizione del Torneo Provinciale del Maiorchino che prenderà il via nel borgo di Novara sabato 18 gennaio per chiudersi eccezionalmente con la finalissima del 1 marzo 2020. 

Ritorna l’appuntamento con il tradizionale gioco del Maiorchino, che da secoli caratterizza l’inverno novarese. Organizzato dal Centro Sportivo Olimpia “Il Maiorchino” con il patrocinio del Comune di Novara di Sicilia e giunto alla sua XXXII edizione, quest’anno si caratterizza per alcune novità: la finalissima del Torneo maschile avrà luogo domenica 1 marzo 2020. Il Torneo del Maiorchino inizierà il 18 gennaio 2020 e si svolgerà tutti i fine settimana (sabato e domenica) dalle 15:30 fino al giorno della finalissima.

Nei giorni clou del Carnevale si svolgeranno domenica 23 febbraio, a partire dalle 15:00 la semifinale del torneo maschile e dalle 16:00 le gare del torneo femminile, con musica etnica in piazza. Martedì 25 febbraio, “Martedì grasso”, dalle 15:30 ci saranno invece la finale del Torneo femminile, il Torneo dei ragazzi e dei lanci di prova per i turisti. Domenica 1 marzo in occasione della finalissima, come da tradizione si svolgerà la Festa del Maiorchino con degustazione di prodotti tipici locali in collaborazione con l’Istituto Professionale Alberghiero “G. Falcone” di Giarre; ad allietare la manifestazione ci sarà “Banda alle ciance Street Band”.

“E’ stato deciso di spostare la finalissima del Torneo alla domenica successiva a quella di carnevale, per dare la possibilità di partecipare anche a chi è impegnato nelle manifestazioni carnascialesche ormai diffuse in quasi tutti i comuni. Vi aspettiamo numerosi in tutti i giorni della manifestazione” dichiara il Presidente del Centro Sportivo Olimpia “Il Maiorchino”, Angelo Di Pietro.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi ad Antongiulio, responsabile sportivo al numero 3403514087 e al Presidente Di Pietro al 336924521.

Un po’ di storia sul gioco del Maiorchino …

Il Gioco del Maiorchino è molto antico! Nacque infatti nel 1600: i pastori si sfidavano per dimostrare che il proprio maiorchino era talmente stagionato e ben fatto che correva più degli altri ed arrivava perfettamente integro in fondo alla discesa. “A maiurchèa” è una forma di formaggio pecorino locale (dai 10 ai 12 kg) che si lancia con una corda, la “lazzàda”,             di 3 – 3,50 m avvinta lungo la circonferenza.

Il gioco consiste nel lanciare la “maiorchìna”, facendo leva sul pedi fermu, ovvero il piede di appoggio fermo sul punto segnato, senza alcuna rincorsa, lungo il percorso che va dall’inizio della via Duomo al traguardo fissato al piano don Michele. In caso di una parità, si prosegue come da tradizione, per la stradina che porta ai mulini di Corte Sottana. Indicati dai capitani i due primi giocatori, si fa u toccu, la conta per stabilire chi deve iniziare. I giocatori, rispettivamente intervallati, lanciano a maiurchèa lungo il percorso della gara. Poi, si alternano i secondi giocatori delle rispettive squadre, riprendendo dal punto dove la forma è andata a fermarsi. Quando sta per iniziare la gara, a tutela degli spettatori si grida: “guardèmmu” – “i ghemmi”. C’è il rischio, infatti, che le forme di formaggio vadano a infilarsi in altri vicoli non previsti dal gioco e, non avendo più la forza di rotolare, si incastrino nei cattafùcchi, profonde cavità esistenti tra le case e la strada elevata.

Inoltre la festa del maiorchino è iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia e al Tocatì.

Ma come si produce il Maiorchino di Novara di Sicilia? Alcune fasi della sua produzione lo rendono peculiare. Munto il latte intero ovino e caprino, esso viene filtrato con felci ed immesso nella codara, un recipiente stagnato di forma cilindrico-conica; riscaldato a 39 °C, dopo un lieve raffreddamento, viene immesso il caglio naturale di agnello e/o capretto. Secondo la tradizione, si copre la caldaia con pelle di pecora. La cagliata viene rotta fuori fuoco con la cosiddetta brocca e riscaldata gradualmente su fuoco vivo. Il composto viene agitato, in modo gradatamente più energico, mentre si cuoce a circa 60 °C. Viene fatto riposare per un certo periodo di permanenza nel fondo del recipiente contenente la lacciada, il siero caldo, che consente di acquisire consistenza e coesione. Poi, con idonei movimenti delle mani e delle braccia, la cagliata viene estratta in un blocco unico, usando a volte un telo di seta. La massa estratta viene immessa in una fascera di legno (detta gàrbua) posta su un gocciolatoio di legno di abete o di noce, il mastrello. Il diametro della fascera è regolabile grazie a una cordicella. Si tratta di una fase delicata: la formazione di pieghe e di irregolarità in superficie potrebbe compromettere la qualità del prodotto finale che a fine stagionatura dovrà risultare a crosta perfettamente liscia. Per raggiungere tale risultato i casari livellano le superfici della forma attraverso la foratura in più punti della massa di cagliata, posta all’interno della garba, con un’asta di legno o di ferro (minacino) per far fuoriuscire il siero residuo; la forma viene poi estratta della fascera a circa 24 ore dalla produzione e viene fatta riposare su assi di legno; trascorse 48 ore dall’inizio della lavorazione si inizia la salatura con strofinatura, pulitura e rivoltamenti della forma; infine a partire dal 3° mese di stagionatura, si procede con l’oliatura della forma con olio d’oliva. L’operazione contribuisce a rendere il prodotto a fine stagionatura perfettamente levigato conferendogli un colore delicatamente ambrato.