Novara di Sicilia. I Riti della Settimana Santa nel borgo, dai pellegrinaggi delle Confraternite alla Processione del Venerdì Santo, alla Resurrezione in Duomo

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Si è aperta nella mattinata di domenica 14 aprile 2019, la Settimana Santa che nel borgo di Novara di Sicilia viene vissuta seguendo antichi riti che si ripetono da tantissimo tempo e che vengono seguiti con grande raccoglimento dai fedeli.

Naturalmente si è partiti con la Benedizione delle Palme nella Chiesa di San Nicolò e la Processione verso il Duomo. In serata sono iniziate poi le Processioni Penitenziali delle Confraternite, che andranno avanti fino a mercoledì 17 aprile. Alle 19.30  è stata la Confraternita della Madonna della Consolazione o anche detta “I Mastri” ad iniziare il mesto pellegrinaggio dalla Chiesa di San Francesco verso il Duomo con le candele accese, cantando un antico “Miserere” in lingua latina, risalente al 1700, tramandato nei secoli oralmente: ha chiuso la processione penitenziale un ligneo Crocifisso portato dal Padre Predicatore. Giunta nel Duomo, la Confraternita, ha trovato Gesù Sacramentato esposto solennemente sul tronetto (“tusellu”) posto all’Altare maggiore. Dopo un sermone sull’Eucarestia, è seguita la Benedizione e, quindi, il corteo ha fatto ritorno alla Chiesa di provenienza ove la manifestazione si è conclusa con l’Adorazione del Crocifisso. Il rito verrà ripetuto lunedì 15 dalla Confraternita dell’Immacolata detta anche “Sciabica”, martedì 16 dalla Confraternita di Sant’Antonio di Padova e mercoledì 17 dalle Consorelle dell’Addolorata. Giovedì Messa in Coena Domini e lavanda dei piedi.

Il Venerdì Santo si rinnoverà la triste e toccante atmosfera della Processione dei Misteri con Maria Addolorata. Gesti antichi che si ripetono da secoli con lo stesso spirito di devozione, simboli, suoni e rituali che si tramandano da padre in figlio e sembrano esistere dall’inizio dei tempi e non conoscere fine. Si intuisce che non è un venerdì come tutti gli altri, gioioso e allegro. Questo venerdì per i novaresi è quello del dolore e del ricordo: è Venerdì Santo, giorno in cui Cristo muore in croce. I luoghi centrali di questa lunga giornata, sono la Chiesa Madre e quella di San Nicola, distanti l’una dall’altra un centinaio di metri. Le celebrazioni cominciano alle 18.00 presso la Chiesa Madre con la celebrazione della Passione di Cristo, dell’Adorazione e del Bacio della Croce. Tutto questo dinnanzi agli occhi di Maria Addolorata con il dolore disegnato sul suo bellissimo volto. Maria, Madre di Cristo, che rappresenta, in gran parte, tutte quelle madri che per varie ragioni hanno perso un figlio. A rendere ancora più intensa questa funzione sono i canti carichi di sentimento della Corale Ugoniana.

Ad aprire il corteo, la statua della Madonna Addolorata accompagnata dalla Congregazione femminile del Sacro Cuore di Maria Addolorata sulle spalle una mantella di colore blu e appesa al collo un grosso medaglione raffigurante il Sacro Cuore di Maria, con i loro ceri illuminano le vie del borgo. Il suono struggente di canti funebri suonati dalla Banda accompagnano la Madre nel suo breve e lento cammino, in cerca del figlio per un ultimo abbraccio. Silenzio e tristezza per le strade di Novara di Sicilia, la si avverte tra la gente, la si percepisce negli atteggiamenti dei passanti. Dopo il suo ingresso, sulla Via Nazionale un silenzio cala, Maria Addolorata si ferma dinnanzi alla piazzetta del Circolo dei Nobili, è come se si fermasse tutto, si parla in maniera dimessa: manca poco per l’incontro tra Maria e suo Figlio. La Statua di Maria volta a guardare il portone della chiesa di San Nicolò, il rumorio della gente che si accalca curiosa sul sagrato della chiesa si smorza, poi si spegne del tutto quando la banda inizia a eseguire struggenti canti funebri, è il momento della grande Processione dei Misteri. Dalla chiesa di San Nicolò esce “Ecce Homo”, accompagnato dalla congrega della Confraternita di Maria S.S. della Consolazione detta dei “Mastri”, vestiti con una casula di colore rosa antico e da una mantellina di colore azzurro-verde. Il Cristo appeso alla colonna, con il volto pieno di sangue, il corpo mostra segni evidenti di tortura, coperto di piaghe e ferite dalle quali esce sangue, si avvicina alla Madre. I portatori si fermano dinnanzi alla statua di Maria Addolorata per pochi attimi e poi prosegue la processione. Scendono i gradini della chiesa di San Nicolò la Confraternita di S. Antonio da Padova con il camice di stoffa marrone raccolto ai fianchi da un cordone di colore bianco, annodato sul lato e il capo incappucciato, sono loro ad accompagnare “Gesù in croce”. Contemplando le terribile sofferenze patite da Gesù il cuore si riempie di commozione e gli occhi dei presenti si inumidiscono di lacrime come il volto della Vergine con una lacrima impietrita sul ciglio. Spetta agli uomini della Confraternita dell”Immacolata Concezione o della “Sciabica” che con il viso incappucciato e i guanti bianchi a portare il feretro del Cristo Morto, si fermano dinnanzi a Maria Addolorata per pochi istanti e poi riprendono silenziosamente e lentamente, passo dopo passo, il cammino processionario. Chiude il corteo, la statua della Madonna Addolorata, che segue lenta e silenziosa l’ultimo viaggio di suo Figlio che percorre tutte le vie della borgo accolto da lucerne, lumini e grandi fiaccole, quasi a far da scenografia a quest’antico rito. La processione dura più di due ore e prima di concludersi Maria Addolorata  accompagna il proprio figlio nel suo ultimo viaggio terreno, poi, giunge il momento di salutarlo. Si ferma dinnanzi la chiesa di San Nicola per lasciar entrare la statua dell’“Ecce Homo”, “Gesù in croce” e il feretro del Cristo Morto. Da questo momento Maria Addolorata, rimasta sola, viene portata a spalla dai portatori,  questa processione è quella che ancor di più, fa percepire il dolore di questa lunga giornata, la Banda esegue struggenti marce funebri, che con il loro suono sembrano quasi scandire questa lunga e dolorosa processione, è giunto il momento di rientrare in Duomo. Una benedizione ed una breve omelia, conclude questo rito struggente e ci rimanda al giorno dopo, sabato di silenzio e di rispetto perché Cristo riposa nel Sepolcro, in attesa della sua Resurrezione.

Questo senso devozionale lo si riversa negli antichissimi riti sacri della Pasqua, a Novara sono intensi e tormentosi, ma allo stesso tempo dolci carichi di emozione e fascino. Entusiasmante la Resurrezione del Cristo la notte del Sabato Santo a Novara di Sicilia. Raggiungere il Duomo prima delle celebrazione è particolarmente suggestivo: la chiesa è completamente al buio, a rappresentare le tenebre discese sulla terra durante le ultime ore di vita del Salvatore. Davanti al portone centrale della chiesa è acceso un braciere con il fuoco ardente, dal quale il sacerdote accenderà il nuovo Cero Pasquale. Il Sacerdote in processione porterà il cero acceso lungo la navata centrale mentre tutti i fedeli presenti terranno in mano una candela spenta. Dopo la proclamazione di “Cristo, luce del mondo”, dal Cero Pasquale, segno del Cristo risorto, la luce raggiungerà le candele dei presenti: progressivamente, la luce del Risorto illuminerà tutta la chiesa, è segno di Cristo stesso che ha squarciato le tenebre della morte e ci ha donato la luce della vita. Poi il sacerdote procederà alla benedizione dell’acqua, un elemento naturale che evoca in se stesso la vita e la purificazione. Si giunge al momento suggestivo ed atteso da tutti i presenti. Il sacerdote intona il canto del “Gloria”, nello stesso tempo, il Sepolcro, collocato sopra l’altare, si apre e balza fuori un lenzuolo di colore bianco ricoperto da rose rosse. Una luce intensa illumina il retro l’altare, il “ telone” raffigurante il “Calvario Novarese”, che dalla volta scende sino a dietro l’altare maggiore, si muove e una nube di incenso si diffonde su tutti i presenti. Gli sguardi dei presenti sono concentratissimi e l’emozione si tocca con mano Il Cristo Risorto disposto in una sfera luminosa attorniata da cuspidi, con alle estremità fiori, si innalza verso il cielo e si ferma alla vota dell’abside. Il Cristo è Risorto! L’antica “macchina teatrale” della Resurrezione a Novara di Sicilia, realizzata manualmente tramite l’utilizzo di contrappesi, scatena emozioni, fa sentire il cuore che batte e rimanere senza fiato; il Cristo Risorto assume un ruolo importante, significa che la vita trionfa sulla morte e quindi speranza.