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Gay, oppure affetti da omosessualità. Uso il termine “affetto” con ironia. Sino a non molti anni fa i medici la curavano l’omosessualità con la forza e la consideravano una malattia. Pensate a quante persone sono state castrate con la terapia chimica a base di estrogeni oppure trattate da medici e da psichiatri del tempo che li costringevano a prendere lassativi e sedativi o li portavano in alcuni edifici dove venivano messi in isolamento e venivano loro mostrati delle foto di uomini nudi e poi li facevano vomitare e defecare e li abbandonavano tra i loro escrementi. Lo scopo era quello di fare associare l’idea degli uomini nudi al disgusto. Un altro metodo era l’elettroshock. Mostravano alla persona immagini di uomini nudi e di donne nude e se la persona si eccitava davanti alle immagini di uomini nudi veniva loro mandata una scarica elettrica! Certo vi è da dire che questi metodi erano nobili se facciamo un raffronto con ciò a cui erano destinati gli omosessuali nei lager dei tedeschi nel periodo del nazismo. Anche il fascismo ha maltrattato, ha promosso violenze nei confronti degli omosessuali. Gli uomini dovevano essere mariti, padri e soldati, gli omosessuali non erano né mariti, né padri e neppure soldati ergo non erano uomini ed andavano estromessi dalla società.

Anche oggi in alcuni paesi del mondo l’omosessualità viene condannata con il carcere o addirittura con la pena di morte.

In molte parti dell’America ed anche dell’Europa, oggi nessuno parla più di omosessualità come malattia, dobbiamo dire però, anche, che qualche specialista, ancora oggi parla di omosessualità come disordine dell’individuo e propongono cure riparative. Alcuni specialisti, invece, la considerano una caratteristica innata di ciascun individuo.

Il Dottore Josef Nicolosi di Los Angeles, psicologo noto in tutto il mondo ma contestato dalla comunità scientifica in quanto tratta gli omosessuali che vogliono cambiare il loro orientamento sessuale e fa ciò per mezzo della terapia riparativa.

Usa le tecniche delle immagini pornografiche maschili e le mostra ai propri pazienti e chiede loro di descrivere cosa provano. Un ragazzo omosessuale deve farsi guidare da uno psicoterapeuta uomo ed una ragazza gay deve farsi guidare da una terapeuta donna. Nicolosi fa sì che il terapeuta diventi il buon padre che si prende cura di loro e per le donne la terapista diverrà la buona madre che si prenderà cura della ragazza lesbica, cosi il paziente si sentirà a proprio agio. Il terapeuta, sarà il buon padre e non il padre che li ha trascurati, abbandonati, che non li ha saputi amare, cosi il paziente si sentirà a proprio agio e vedrà il terapeuta come il buon padre e non proverà più eccitazione per altri uomini, sentirà la propria mascolinità e perderà interesse per i gay.

Ovviamente ciò non ha nulla di scientifico e gli omosessuali debbono essere grati al dottore Nicolosi che nel mostrare loro le foto di uomini nudi non utilizzi l’elettroshock o non li costringa a delle pratiche a cui ho accennato poc’anzi e che venivano praticate da alcuni psichiatri sino a non molti anni addietro.

È anche vero che nessuno oggi può dimostrare che siano i geni a determinare l’orientamento sessuale. Per alcuni psicanalisti saranno il padre o la madre ad attivare la propria omosessualità con i loro comportamenti. Un ragazzo non deve identificarsi con la madre deve invece fare riferimento al padre per sviluppare la propria mascolinità. Il ragazzo omosessuale non lo fa, mantiene la sua relazione primaria con la madre e non sviluppa un legame emotivo con il padre. L’omosessualità rappresenta dunque il tentativo di connettersi con la mascolinità mai avuta perché noi siamo sempre attratti dagli opposti. Infatti per gli omosessuali il maschio diventa il suo opposto proprio perché lui non si sente tale. Nicolosi cita la responsabilità dei genitori. Un padre assente ed una madre dominante.

Ovviamente il pensiero di Nicolosi mai lo troveremo su riviste scientifiche serie.

La sua terapia riparativa fa riferimento a qualcosa di rotto, di malato. Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’omosex una variante naturale della sessualità umana.

Ed il Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali nel 1973 ha eliminato dall’elenco delle malattie diagnosticabili l’omosessualità.

L’omosessualità ego-distonica quella vissuta male dal soggetto è stata anch’essa eliminata dalle malattie mentali. Inoltre, vi è da dire che nel caso della persona omosessuale che non si accetta (omosessualità ego-distonica), i terapeuti sono chiamati ad aiutare il paziente affetto da omosessualità ego-distonica a fare sì che possa mutare la propria omosessualità in ego-sintonica e non ad applicare teorie di conversione all’eterosessualità. In termini più chiari psicologi, psicoanalisti, terapeutici in generale, devono aiutare gli omosessuali che non si accettano ad accettarsi, a vivere con serenità la loro omosessualità, il loro stato, a fare capire loro che tanti altri gay vivono storie d’amore ed hanno trovato equilibrio, serenità, normalità, in altri termini hanno un compagno, ci vanno in vacanza, ci vivono assieme, ed in alcuni stati ci si può anche sposare ed adottare figli, rendendo così la loro vita normale.

Riassumendo e precisando:

nel 1968 il DSM II classifica l’omosessualità come “deviazione sessuale” insieme a pedofilia, necrofilia, feticismo e transessualismo, infine nel 1974 fu eliminata l’omosessualità ego-sintonica dal DSM III, ma vi fu aggiunta l’omosessualità ego-distonica, cancellata a sua volta soltanto il 17 maggio del 1990 e destinata ad entrare in vigore a partire dalla promulgazione della nuova edizione del DSM IV, il I gennaio 1994 (in sintesi l’omosessualità ego-sintonica è quando un ragazzo oppure una ragazza accetta la propria omosessualità e la vive con serenità, mentre l’omosessualità ego-distonica è quella quando un ragazzo oppure una ragazza non accetta la propria omosessualità).

Teoria freudiana e psicoanalisi

La presenza e il comportamento del padre sarebbero molto importanti in età infantile, in particolare nel periodo in cui il soggetto attraversa il complesso di Edipo (sintesi del complesso di Edipo sarebbe l’attaccamento del bambino al genitore di sesso opposto; in termini più chiari: l’attaccamento del bambino alla propria mamma e della bambina al proprio padre. Secondo la teoria freudiana, una figura materna molto più “forte” di quella paterna – per esempio, che rifiuti apertamente l’autorità del marito – indirizza il bambino in una particolare evoluzione di tale complesso: al bambino viene data la possibilità di identificarsi (in modo del tutto inconscio) con la madre nel tentativo di abbattere l’autorità paterna, che il bambino, per la stessa natura del complesso di Edipo, già sente inconsciamente come una minaccia (l’altra possibile evoluzione del complesso consiste nella progressiva identificazione con il padre). Ciò sarebbe determinante – o almeno molto influente – per la scelta di un oggetto d’amore maschile piuttosto che femminile.

Secondo Freud esistono due tipi di omosessualità: una “latente” o inconscia, normalmente presente in tutti gli individui (anche negli eterosessuali), l’altra detta “omosessualità manifesta”, che è quella che si ritrova nei soggetti comunemente definiti come omosessuali. La prima delle due va considerata come un “residuo” di uno specifico stadio dell’evoluzione sessuale del bambino. È necessaria una piccola premessa. Secondo la teoria freudiana, il bambino è dotato di una sorta di “energia sessuale”, la libido. Bisogna tener presente che ciò che Freud intende con il termine “sessuale” è qualcosa di molto più vasto di quanto comunemente si intenda; per Freud il campo d’azione di questa energia si estende anche ad attività che hanno a che fare poco o niente con quanto si attribuisce comunemente all’ambito della sessualità, ad esempio all’attività artistica e all’indagine scientifica. Quando Freud afferma che il bambino è dotato di energia sessuale, pertanto, egli non si riferisce alla sessualità come comunemente la si intende e come si manifesta psichicamente e fisicamente negli adulti.

Dunque, durante il suo sviluppo il bambino cercherebbe diverse destinazioni verso le quali far confluire tale energia. In una prima fase, il bambino rivolge tale energia verso se stesso; in una seconda fase, verso gli individui del suo stesso sesso (perché dotati di genitali simili ai propri); nella terza, verso individui di sesso opposto. L’omosessualità latente sarebbe allora il “residuo” della seconda fase. Freud afferma che essa sia sottoposta ad un processo di “sublimazione”, per cui essa continuerebbe a manifestarsi in modo “nascosto”. Ad esempio, egli sostiene che la carriera militare sia un esempio di tale sublimazione, perché caratterizzata dalle rigide regole imposte, dal cameratismo ed altro. D’altra parte, per Freud tutte le più alte attività umane – tra cui, come già detto, l’attività artistica e quella intellettuale – sono il frutto di sublimazioni di pulsioni sessuali inconsce di vario tipo.

Per Freud l’omosessualità latente è un fattore che si riscontra in tutti gli individui, a prescindere dalla presenza o meno dell’omosessualità manifesta e con la quale ha ben poco a che vedere. Sono apparse frasi che approfittano di questa concezione affermando semplicisticamente che, in fondo, “tutti sono un po’ omosessuali dentro”. Ebbene, da quanto sopra esposto si può facilmente dedurre che tali frasi giocano sulla doppia valenza della parola “omosessualità” (latente o manifesta).

Chiudendo con Freud, e continuando con il discorso sulle teorie dell’orientamento sessuale, si possono suddividere le teorie esistenti in cinque categorie, a seconda del tipo di fattore che si ritiene determini (o predisponga) l’orientamento sessuale.

  1. Teorie facenti riferimento al determinismo biologico, secondo il quale sarebbero fattori biologici (in particolare ormonali e/o genetici) a determinare o predisporre l’orientamento sessuale.
  2. Teorie facenti riferimento al dominio della psicologiache analizzano il comportamento e l’orientamento sessuale in termini di mente o di esperienze e che ricollegano l’orientamento sessuale allo sviluppo psichico infantile.
  3. Teorie facenti riferimento alla omosessualità come malattia e cioè teorie che rifiutano il concetto di “tendenza omosessuale”, e quindi la ricerca delle sue “cause”.
  4. Da un punto di vista filosofico/antropologico, alcuni studiosi analizzano la genealogia dell’orientamento sessuale, formulando ipotesi sull’origine di tutte categorie che descrivono la sessualità e criticandone l’espressività. Da queste considerazioni e da analoghe considerazioni sulla natura del corpo e della sua rappresentazione si sviluppa la cosiddetta “teoria queer“.
  5. Da un punto di vista di alcune religioni, esistono teorie che spiegano il comportamento omosessuale in termini di “vizio”.

Le teorie sulla differenziazione dell’orientamento sessuale nel corso della storia sono state innumerevoli.

Tali teorie, che hanno tentato di spiegare il perché dell’esistenza nell’essere umano di diversi “orientamenti sessuali” quali la bisessualità, l’eterosessualità e l’omosessualità, sono state influenzate dalle più disparate correnti di pensiero. L’asessualità viene presa in considerazione raramente e solo in tempi più recenti.

In merito al dottore Nicolosi, dobbiamo dire che le sue teorie riparative si rifanno alla psicoanalisi di Freud, una psicoanalisi degli anni 20-30 destituite di significato oggi. L’associazione psicoanalitica americana e tutte le più importanti associazioni psicoanalitiche internazionali considerano dannose tutte le terapie riparative per le persone omosessuali. Le ricerche scientifiche affermano che molti omosessuali non mutano il loro orientamento omosessuale e molte persone vivono il fallimento di tali terapie riparative con grande dolore e con un grave crollo dell’autostima oltre che con una eccessiva produzione di ansia. È una terapia, quella riparativa, che ricorda il comportamentismo degli anni 50 e cioè l’esposizione a filmati pornografici e le persone stanno peggio.

Saimon Levai, neuro-scienziato americano, che nel 1991 ha individuato una chiara differenza delle strutture cerebrali tra gay ed eterosessuali, afferma che essere gay è una pulsione sessuale, non è una scelta. Una parte della comunità scientifica tradizionale pensa che gli esseri umani nascano come una tabula rasa, ma secondo Levai non è così, noi nasciamo con delle differenze, per esempio gli uomini sono più capaci di visualizzare oggetti nello spazio, mentre le donne hanno maggiore abilità verbale ed i gay sono migliori nelle abilità in cui le donne di solito sono più brave.

Levai, sostiene, anche, che tra il cervello degli omosessuali e quello degli eterosessuali vi sono delle differenze. Dalle sue autopsie ha notato che i maschi gay hanno un cervello più piccolo dei maschi etero. Il cervello dei maschi gay sarebbe più analogo a quello delle donne. Praticamente una regione dell’ipotalamo tra i gay è più piccola di quella degli etero ed è uguale a quello delle donne! Vi è una differenza genetica che avviene dopo pochi mesi dalla nascita perché il testosterone arriva al cervello e dà l’orientamento sessuale.

Anche secondo lo psicologo americano Wilson, l’orientamento sessuale è innato!

Per esempio, se osserviamo i bambini e vediamo che alcuni bambini amano giocare con le bambole o vediamo una bambina giocare con i trattori o con i soldati o con le spade. Circa il 75 % di questi bambini in età adulta si rivelerà gay. Se un bambino ama giocare con le bambole oppure ama vestirsi con gli indumenti delle bambine, vi è una buona possibilità che da adulto si riveli gay. Comunque è un comportamento che non si può modificare. Se un bambino gioca con una bambola non ha senso sottrargliela e dirgli di giocare con una pistola o con una spada. Le preferenze sessuali non si possono indurre dall’ambiente circostante e dunque l’educazione e l’esempio dei genitori non altera l’orientamento sessuale dei figli. Al momento della nascita l’orientamento sessuale è già determinato, è già sulla strada dell’omo o dell’eterosessualità. I genitori sono responsabili del patrimonio genetico trasmesso e non del modo in cui li hanno cresciuti. Possono esserci effetti ambientali. Per esempio nelle donne incinte è stato dimostrato che l’assunzione di anfetamine, compresse dimagranti, barbiturici o sonniferi, possono interferire sulla sessualità del nascituro, soprattutto nella sessualità delle bambine. Questi sono gli effetti ambientali possibili non quelli sociali come l’educazione ricevuta dai genitori o dalla scuola.

Lo psicoanalista italiano Giancarlo Ricci, è contro l’innatismo e vede la visione dello psicologo americano Wilson come una visione scientista, biologista e si chiede dove sta lo psichico dell’essere umano? Che ne è della determinazione di un soggetto? L’orientamento sessuale non è innato, etero oppure omosessuale non si nasce, la questione dell’identità sessuale nasce e sorge dal fatto che esiste un padre ed una madre. Ciascuno viene al mondo in quanto figlio, in quanto ha una madre con la quale era legato anche corporeamente, il cordone ombelicale e vi è poi la figura del padre che viene ad interrompere, a dividere il figlio dalla madre. Da questa struttura procede quel lavoro psichico ed inconscio che porta poi nell’adolescenza all’acquisizione per un soggetto di un’identità sessuale. Ovviamente la visione dello psicoanalista italiano Ricci è prettamente froidiana, è una visione impregnata dalla struttura edipica del padre della psicoanalisi Sigmund Freud.

Per il medico psichiatra, professore Vittorio Lingiardi, ordinario di psicologia dinamica e clinica dell’Università La Sapienza di Roma, l’omosessualità non va associata ad una idea di oscurità, di infelicità, di negatività, non va associata all’idea di rotto, come qualcosa di rotto, ma ad un’idea di positività. L’omosessualità va vissuta con normalità e serenità. Perché l’omosessualità è un orientamento naturale innato.

In conclusione non posso non affermare per mezzo della mia formazione pedagogica che anche l’educazione ha una forte componente nella educazione e nell’orientamento degli esseri umani e per esempio dobbiamo dire che in un’epoca e luogo dove l’omosessualità era una pratica culturale, educativa, pedagogica e veniva vista anche come una trasmissione di mascolinità in quanto l’adulto trasmetteva al giovane per mezzo degli atti omosessuali la propria esperienza, la propria mascolinità che poi l’adolescente, il giovincello, faceva sua. Infatti, nella Grecia antica, dopo l’adolescenza venivano vietati, condannati i rapporti omosessuali, pederastici tra gli adulti e i giovani che ormai erano diventati uomini. Certo la teoria di Freud ancora oggi ci influenza, come del resto sembrerebbero avere una importanza non indifferente anche le teorie genetiche dell’omosessualità, ma una cosa è certa e cioè che la l’essere umano è un soggetto complesso e dunque anche la sua sessualità rimane ancora assai complessa ergo mi sembra doveroso affermare che la sessualità è una questione genetica, biologica, ma anche inconscia, psicologica ed anche conscia ed educativa, pedagogica, l’essere umano è pure ciò che vive e specialmente dalla tenera età dove oltre ai fattori genetici, i fattori ambientali e culturali diventano assai importanti, influenzano la psiche umana ma ovviamente non la possono determinare. Infatti se noi chiedessimo allo psicoterapeuta americano Nicolosi di avviare la teoria riparativa nei confronti degli eterosessuali allo scopo di trasformarli in omosessuali vedremmo scarsi risultati e capiremmo quanto possa essere fallimentare cercare di cambiare gli esseri umani, che ripeto sono un patrimonio genetico, ma anche culturale e noetico per chi come me ha fede in un essere trascendente!

a cura di

Salvatore Bucolo

 

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