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Dopo due anni, oggi, nove minori orfani e due coniugi ucraini sono stati costretti a lasciare Rometta, paese che li aveva accolti in fuga dalla loro Terra, nell’imminenza dell’inizio della guerra, conseguita all’invasione russa.

Era la primavera del 2022, quando per iniziativa di due coniugi romettesi, i nove bambini di una casa-famiglia ucraina, accompagnati dai due rappresentati della stessa stuttura, i coniugi 52 enni Basarab, giungevano nel piccolo centro tirrenico e trovavano temporanea sistemazione presso un’abitazione privata, in un primo momento ricevuta in comodato e dopo pochi mesi presa in locazione, con spese a carico degli accompagnatori, sostenuti dal comune di Rometta.

Ma la imprevedibile lunga durata della guerra Russo-Ucraina, ancora in corso, ha comportato un intervento dell’Autorità Giudiziaria, resosi necessario per individuare i soggetti che si sarebbero dovuti assumere la responsabilità genitoriale dei minori, sino a quel momento mancanti.

Così, ad ottobre scorso, è stato disposto il loro affidamento ai Basarab e mantenuto l’istituto di tutore in capo ai tre avvocati della prima ora.

Con lo stesso provvedimento di affidamento, però, il Giudice dei Minori – considerato che, dal mese di giugno scorso, il comune di Rometta ha rappresentato di non poter più provvedere al loro mantenimento – ha “autorizzato” il trasferimento dell’intero nuovo nucleo familiare ucraino, in tal modo formatosi, presso una struttura sita a Patti che, godendo delle apposite autorizzazioni, potrà ricevere aiuti economici da parte dello Stato, ora che anche la situazione dell’affidamento è stata regolarizzata.

Naturalmente, tale decisone comporterà ulteriori disagi per i minori, che, dopo essere rimasti orfani e dovuti scappare dal loro Paese in guerra, dovranno abbandonare la scuola, in corso d’anno, e anche i nuovi compagni e affetti.

Il fatto che il Tribunale – senza emettere un provvedimento perentorio – abbia concesso una semplice “autorizzazione” al trasferimento a Patti lascia supporre che sarebbero potute esserci altre soluzioni.

E proprio dell’eventuale possibilità di evitare l’allontanamento di coloro che erano stati affettuosamente “adottati” dai cittadini si discute in paese.

Ma quali sarebbero potute essere le possibili alternative? Lo abbiamo chiesto sia a chi si era prodigato per il loro arrivo a Rometta sia all’Amministrazione, che però al momento hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione, salvo dirsi dispiaciuti per l’epilogo.

L’unico dato oggi disponibile è quello considerato dal Giudice: e cioè che, da giugno scorso, il comune di Rometta ha rappresentato di non poter più provvedere al loro mantenimento.

Tale determinazione è ipotizzabile poter essere derivata dal prolungarsi della situazione contingente (quasi due anni) e per l’impossibilità di dare copertura alle spese con specifici trasferimenti statali o di Protezione Civile, a causa della mancanza di idonea struttura  presente sul luogo.

Ma questa è solo una ipotesi, mentre la certezza è quella dell’augurio dei romettesi di un futuro migliore per i loro sfortunati amici ucraini.

(Nella foto, la consegna ai bambini delle somme solidalmente raccolte, il giorno della vigilia di Pasqua ‘22)