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“Febbre da tau tau” 

Tatuaggio, che passione! Fra presente e futuro

Sasha ha 18 anni, vive e studia a Settimo Torinese.
Attualmente ha nove tatuaggi, il primo dei quali lo ha fatto quando aveva 14 anni. È l’albero della vita, un simbolo di famiglia. Anche gli zii, la nonna, il nonno e il papà hanno un albero della vita sulla pelle.
Il tatuaggio è sempre stato una passione di famiglia, già molti anni addietro, la nonna, che oggi ha 65 anni, si era fatta tatuare delle farfalle sul polpaccio e una rosa sulla spalla, e ultimamente ha fatto da cavia per le esercitazioni di Sasha. Sì, perché nel periodo del lockdown Sasha ha deciso di comperare una macchinetta ad aghi per principianti e imparare a usarla. La nonna le ha prestato il fondo schiena che è stato decorato con un cuoricino. Le altre prove Sasha le ha fatte su sé stessa tatuandosi due immagini che successivamente, una volta divenuta più brava, ha coperto con altre figure.
Sasha non sa se in futuro ne farà una professione, probabilmente frequenterà dei corsi e, poi, chissà…

Tatuaggio che passione! Fra presente e passato

Decisamente diversa è l’esperienza di Fabio La China.
Dopo il diploma all’Istituto d’Arte e una carriera universitaria che non decolla, l’allora diciannovenne Fabio parte da Palermo per una vacanza a Lloret de Mar.
Doveva essere solo una vacanza ma lì, per quelle casualità che capitavano negli anni ’90, scopre prima il mondo del body painting e successivamente quello del tatuaggio. La sua vacanza si prolunga tanto quanto basta per trasformare quelle casualità in un progetto per il futuro.
Nel ’94, con il suo minuscolo ma sostanzioso bagaglio di esperienza maturata sul campo, comincia la sua avventura di tatuatore a Palermo. Oggi può essere annoverato fra i più antichi della città e considerato testimone dell’evoluzione del fenomeno nel capoluogo siciliano, evoluzione che, dopotutto, è simile nell’intera nazione.
In realtà, i tatuatori che hanno cominciato la loro attività in quel periodo, oggi dai nostalgici possono essere considerati degli idealisti immersi nell’eterna ricerca della perfezione artistica e pronti a fare grandi sacrifici allo scopo di diventare dei professionisti. E non parlo solo dell’aspetto puramente estetico o di quello tecnico, ma anche di quello igienico sanitario. Perché in quel periodo essere riconosciuti come dei professionisti era tutt’altro che semplice, basti pensare che nella Sicilia occidentale si potevano frequentare i corsi specifici esclusivamente presso la ASL di Trapani. Per comprendere quanto il fenomeno abbia preso piede e quali possano essere oggi le dimensioni, si consideri che nella sola Palermo, negli ultimi sette anni, sono stati svolti tre corsi ogni anno, che hanno sfornato un considerevole numero di tatuatori. Per non contare quelli che svolgono l’attività senza aver frequentato un corso.
Questa crescita esponenziale non deve sorprendere se si considera che l’offerta risponde a una domanda. E qual è oggi la domanda? Tanti tatuaggi, veloci da realizzare e possibilmente economici, e non importa se non sono delle opere d’arte. Perché tutti devono poterselo permettere e tutti devono fare presto a postare il nuovo tatuaggio su Instagram, a prescindere che esso raffiguri una rosa o il battito cardiaco del proprio bambino.
Fabio, è facile intuirlo e ce lo dimostrano le numerose fotografie che ritraggono i suoi lavori, esegue tatuaggi di una certa qualità, ma da un punto zero dovrà aver cominciato, siamo quindi curiosi di sapere quale è stato il suo primo tatuaggio e chi la sua vittima sacrificale. Sorride e risponde: “Meglio lasciar perdere cosa ho tatuato sul braccio di un mio commilitone, dico solo che era un lavoro molto somigliante a quelli che si facevano in carcere molti anni fa”.
Non insistiamo ma la curiosità resta.

TATUAGGIO DI FABIO LA CHINA

Un po’ di numeri tratti da un’indagine svolta dall’Istituto superiore di sanità, e conclusa nel 2015

Lo studio è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione di poco meno di 8.000 persone, a partire dai 12 anni di età.  Alla data considerata, in Italia sono 6,9 milioni le persone tatuate, il 12,8% della popolazione.
Perché?
La motivazione che spinge a cercare un tatuaggio è prevalentemente di natura edonistica; solo lo 0,5% ricorre a un tatuaggio a fini medici e il 3% a fini estetici (trucco permanente).
Da chi?
Il 76,1% dei tatuati si è rivolto a un centro specializzato, il 9,1% a un centro estetico, il 13,4% a un centro non autorizzato.
Chi si tatua di più?
I tatuaggi sono più diffusi fra le donne (13,8% delle intervistate), gli uomini sono l’11,7%. Il primo tatuaggio si fa mediamente fra i 35 e i 44 anni, fra i minorenni fra i 12 e i 17 anni ritroviamo il 7,7% del campione.
La scelta delle zone da tatuare è diversa nelle donne e negli uomini, questi ultimi prediligono braccia, gambe e spalla, mentre le donne scelgono schiena, piedi e caviglia.
Per quanto riguarda il titolo di studio, il 55,4% della popolazione tatuata ha un diploma di scuola superiore e il 30,8% è laureato. Il 29% risiede nel Nord-Ovest, il 16,7% nel Nord-Est, il 23,6% al Sud, il 21% nel Centro Italia e il 9,7% nelle Isole maggiori.
Il 14% è rappresentato da studenti, il 9,8% da casalinghe e il 2,8% da pensionati.
Alcuni dei problemi post tatuaggio più frequenti sono: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Situazioni in cui solo il 12,1% si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia, mentre il 27,4% si è rivolto al proprio tatuatore, ma il 51,3% non ha consultato alcun professionista.
Il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi: la percezione su quelli ritenuti più frequenti riguarda le reazioni allergiche (79,2%), l’epatite (68,8%) e l’herpes (37,4%). Solo il 41,7% del campione è ben informato sulle controindicazioni connesse alla pratica del tatuaggio.
Anche l’Istat ultimamente ha preso atto della nuova tendenza nella società italiana inserendo il tatuaggio tra le spese che misurano il carovita.

La curiosità

Erano i tempi dei circhi itineranti, quelli in cui la gente aspettava che il circo si fermasse nel posto più vicino per poter correre ad ammirare tutto ciò che di bizzarro la natura era stata in grado di generare e che, grazie al circo, poteva essere impiegato per soddisfare la morbosa curiosità di chi riteneva di essere normale. Per assecondare il desiderio voyeristico del pubblico, si trovarono sempre nuovi stratagemmi che aiutavano la natura ad accrescere o inventare nuove stranezze. Il tatuaggio rientrava allora fra tali stranezze.
Visse in quel tempo, nella prima metà del Novecento, Maud Stevens, acrobata e contorsionista il cui nome non sarebbe arrivato ai giorni nostri se non fosse avvenuto il provvidenziale incontro con Gus Wagner. Fu da quell’incontro artistico e amoroso che nacque la prima donna tatuatrice/tatuata documentata degli Stati Uniti.

MAUD STEVENS WAGNER

Scena suggestiva che, fuori dal contesto da cui è tratta, rimanda al primo tatuaggio di molti

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