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“Di scarpe e altri dèmoni” 

 

Aveva diciannove anni quando, nell’ottobre del 1925, si presentò completamente nuda, coperta solo da qualche piuma di struzzo, al teatro degli Champs-Elysées. In alcune sue biografie si racconta che, in quell’occasione rimasta memorabile, i movimenti della sua danza indiavolata “provocarono l’erezione a tutta Parigi”. Stiamo parlando di Josephine Baker, donna la cui infanzia fu popolata da cimici e miseria, ma che presto manifestò un fascino smisurato e, ancor prima di diventare famosa, degli eccessi che avevano poco a che fare con le sue condizioni di vita.

Da bambina fu venduta a un vecchio dalla testa candida, che doveva servire a con il quale doveva dormire. A tredici anni era la moglie di un operaio metallurgico e spendeva in vestiti tutti i soldi che il marito portava a casa, anche se probabilmente non erano tanti. Dopo l’apparizione che la rese indimenticabile, arrivarono i soldi veri e la sua idea di vestiti ebbe un’impennata, così come altre sue passioni che, finalmente, trovarono le condizioni per esprimersi in tutta la loro immensità.

Era solita viaggiare con una scimmietta sulla spalla e una serie di cagnolini, oltre alle immancabili piume di struzzo che adornavano il suo corpo danzante. Adorava le automobili e ne comprò numerose, anche se non sapeva guidare. Ma, nell’economia del tema che approfondiremo, l’aspetto che ha maggior significato riguarda il momento in cui partì da Parigi diretta a Vienna. In quell’occasione, il suo bagaglio comprendeva: un impresario, un corteo di tirapiedi, amici, amanti, parenti, una segretaria, una cameriera, un autista, una macchina da scrivere, due cani, un certo numero di abiti e pellicce, sessantaquattro chili di cipria, trentamila foto con autografo da distribuire agli ammiratori e… centonovantasei paia di scarpe. Cen-to-no-van-ta-sei!

Beh, direte, lei era un personaggio eccentrico e bizzarro, e questo è indubbiamente vero. Ma quante di noi di quel suo ingombrante bagaglio non invidiano altro se non le centonovantasei paia di scarpe? Quante, in questo momento, non sarebbero curiose di esaminare minuziosamente quel ghiotto patrimonio di calzari? E che grosse differenze ci saranno mai state fra un paio di scarpe e un altro, moltiplicate per centonovantasei?

Questo non possiamo saperlo, neanche analizzando minuziosamente le poche testimonianze fotografiche che si trovano in rete e che mostrano una Baker con delle scarpette basse, indubbiamente adatte per le sue danze scatenate, e dei giri di catenelle, perline, lacci, piume o altri ornamenti a copertura delle caviglie. Probabilmente quelle erano le scarpe “da lavoro” e in altri momenti della giornata amava indossare scarpe di altro stile. Come ogni donna del mondo, dopotutto. Nel senso che se è vero che in linea di massima ciascuna donna predilige una tipologia di scarpa, è anche vero che può capitare di incontrarla con altri modelli, altri stili e tacchi di svariate forme e altezze. Così come è possibile, anzi probabile, che nel corso del tempo, quella donna, possa cambiare totalmente preferenze, per ragioni estetiche e non solo. La vita è così piena di eventi, incidenti e accidenti che la scelta di uno stile di scarpa potrebbe non dipendere solo da una questione di gusto. Eppure la rete, per voce anche di gente non sprovveduta, è piena di associazioni standard fra preferenza della scarpa e personalità. Ti piace il décolleté tacco tredici? Sei molto femminile! Preferisci le ballerine? Sei un’ingenua, mia cara! E sei aggressiva se scegli le zeppe, sicura di te se indossi le sneaker, spontanea con le infradito, volubile con gli stivali. E non è stato neanche considerato il cambio delle stagioni, cosa indosserà mai in estate una donna volubile e in inverno una spontanea? Altri studi ce lo diranno.

Francamente, noi vogliamo dissociarci da queste correlazioni, per abbracciare l’idea che la personalità di ciascuno è talmente ricca e complessa da non poter essere compresa tramite l’osservazione della sua scarpa. Sarebbe troppo facile, e invece nel nostro cammino niente è facile, tantomeno comprendere come sia fatta una determinata persona, e per di più comprenderlo guardando la scarpa che indossa. Quest’ultima dice sì qualcosa, ma non necessariamente sulla personalità. La scarpa denota un gusto, una preferenza non definitiva, una difficoltà momentanea, una necessità, un’occasione, un vezzo, la follia di un momento, un saldo di fine stagione.

È altamente probabile che un discorso di questo tipo, per qualcuno finisca con l’essere deludente, come è possibile che le scarpe possano talvolta rappresentare una scelta incidentale se sono ciò che veste quello che è uno dei simboli sessuali per eccellenza? Non è forse la scarpa la custodia di sua maestà il piede? E non sono l’inconscio e i nostri desideri più nascosti che ci suggeriscono quale scarpa eleggere a nostro ideale? Non è forse vero che Freud e Jung hanno considerato la scarpa il simbolo erotico femminile per eccellenza?

Per Freud, il piede, in virtù delle numerose terminazioni nervose, rappresenta la zona erogena per eccellenza; per riflesso, ciò che lo avvolge diviene un oggetto di morbosa attenzione. Ne consegue che le scarpe, tanto quanto i piedi, siano oggetti erotici in assoluto.

La passione per i piedi talvolta cresce al punto da tramutarsi in ossessione, tant’è che sono finanche state ufficializzate le pratiche sessuali più gettonate che coinvolgono il piede: si parte da un livello base con il feet kissing, la pratica in cui si baciano i piedi dell’amata, dell’amato o dell’amante occasionale; il feet licking cioè l’atto di leccare i piedi, e il feet sniffing che è la predilezione ad annusarli. Fino ad arrivare a pratiche più sofisticate, preferite dai palati più capricciosi, come il feeding from feet, che rappresenta una specie di banchetto, visto che prevede che si sbocconcelli il cibo dai piedi del partner. In questo caso sono preferibili cibi spalmabili e appiccicosi, che siano particolarmente graditi da chi opta per la pratica. Ad esempio, se sei un appassionato di mirtilli, sceglierai una classica american cheesecake; se, più banalmente, ami il cacao, sceglierai una delle tante creme spalmabili al cioccolato, possibilmente senza olio di palma, con l’aggiunta di nocciole intere da sistemare negli spazi interdigitali che, come caldi nidi, le accoglieranno prima di essere afferrate direttamente con i denti. Se sei un maniaco dei cibi griffati, resta la solita, cara, intramontabile nutella da guarnire a piacere con parti solide. Solo la nutella rientrerebbe nel feet licking.

Il feet massage è una pratica più semplice e, in fondo, salutare, dato che è un massaggio prolungato dei piedi, anche se estremamente sensuale e invadente. Probabilmente esistono già altre pratiche, ancora più fantasiose ma al momento non catalogate.

Questa breve digressione sull’attrazione erotica del piede per sottolineare quanta importanza possa rivestire la scarpa nell’immaginario maschile e femminile in termini di oggetto che stimola e attrae, ma alla fine, se vogliamo essere concreti, chi pensa veramente a tutto questo quando compra una scarpa?

Di fatto di scarpe se ne comprano parecchie, più di quanto non ne occorrano o non si arrivi a utilizzarne, spesso si comprano in modo compulsivo e irrazionale. E quando non si comprano, si desiderano o si sognano. Pare che sognare scarpe sia ricorrente. Se vi è successo, magari vi sarà venuto in mente di giocare i numeri al lotto: scarpe in senso generico è 5, se sono nuove è 69, se rotte o strette, rispettivamente 51 e 35, se le avete perse è 38, il piede nudo è invece 18. Ma forse non vi è venuto in mente di giocare i numeri al lotto.

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