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La recente sentenza del TAR di Palermo, che annulla il parere negativo della Regione Siciliana, riaccende i riflettori sul “biotrasformatore” che A2a vorrebbe realizzare nella centrale termoelettrica di San Filippo del Mela.

Un grandissimo impianto di trasformazione di rifiuti solidi urbani che, a sentire i sindacati, sarebbe necessario per garantire la sopravvivenza della centrale termoelettrica e quindi il mantenimento di migliaia di posti di lavoro.

Aspetto sociale, quello della occupazione, che andrebbe contemperato però con la valutazione dell’impatto ambientale, che, a quanto pare, è stata resa negativamente dall’organo competente, cioè la Commissione Tecnico Specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza della Regione Siciliana, oggi superato dalla sentenza del citato Giudice amministrativo di prima istanza.

Non sappiamo ancora se la Regione si appellerà al Consiglio di Giustizia Amministrativa, tuttavia una riflessione in proposito, diversamente da Legambiente, è stata fatta da Zero Waste Sicilia, la no profit che persegue l’obiettivo “rifiuti zero”, con una nota a firma congiunta dei coordinatori Elena Caragliano ed Egidio Maio.

La recente sentenza, dicono, del TAR Palermo, che ha annullato il parere negativo della CTS sulla autorizzazione per la realizzazione di un biotrasformatore da parte della A2a nella centrale termoelettrica di San Filippo del Mela, riafferma il totale fallimento della gestione del sistema rifiuti della Regione Siciliana.

Perché, in realtà, secondo Zero Wast, quello di cui si avrebbe bisogno sono dei piccoli e medi impianti di compostaggio e di biodigestione, i quali, adeguati ai territori, consentirebbero di evitare la realizzazione di mega impianti, come quello che vorrebbe realizzare A2a a San Filippo, che per funzionare a pieno regime, in termini tecnici si dice in “economia di scala”, dovranno approvvigionarsi di migliaia di tonnellate di tonnellate/anno di “materia prima”, la c.d. FORSU, cioè Frazione Umida dei Residui Solidi Urbani, prodotta non solo ed esclusivamente nel territorio di competenza, ma proveniente anche da altre province e regioni, con quello che ne conseguirebbe, in ultimo, anche in termini di viabilità.

“Quale utilità pubblica – continua la nota – avrà questa ennesima cessione di sovranità alle multinazionali? Tale prospettiva ci preoccupa tantissimo e ci mette in allarme, consapevoli che il sito industriale della Valle del Mela/Milazzo è già catalogato ed inserito nel contesto dei siti SIN (Sito di Interesse Nazionale) per la già grave e persistente emergenza ambientale e sanitaria”.

Ritornando ai rischi occupazionali, bisogna ricordare che è di aprile scorso la notizia della richiesta al Ministero dell’Ambiente da parte della Regione Siciliana di un finanziamento di 4 milioni e 327 mila Euro, per la messa in sicurezza e la bonifica, tra l’altro normativamente previste,  della “Area Industriale di Milazzo”, quale Sito di Interesse Nazionale, il cui avallo romano potrebbe consentire una “ricoversione occupazionale” e aprire nuovi indotti con conseguente domanda di lavoro.

Relativamente alla sentenza del TAR, il coordinatore messinese del PD, Franco De Domenico, ritiene che la stessa decisione sarebbe dimostrativa della incapacità della Regione di dare risposte adeguate ai cittadini, oltre del fatto che i provvedimenti regionali, non solo tardivi, sono anche discutibili nel merito e nella legittimità.

In ogni caso, si tratta di sensibilità e scelte della Politica, come pure di decisione politica si tratterà quando la Regione Siciliana si dovrà definitivamente esprimere sul progetto di A2a, concedendo o meno la c.d. AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

(foto A2a)

Luigi Politi