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E’ l’effetto dello sciopero attuato dal Comitato trasportatori siciliani che, secondo stime del suo segretario, Salvatore Bella, ha “registrato un’adesione del 90 per cento” paralizzando l’attività di carico e scarico merci.

La protesta andrà avanti per cinque giorni e non è collegata a quella promossa in contemporanea da Unitras a livello nazionale: “ci siamo staccati da tempo – spiega Bella – perché i trasportatori siciliani hanno esigenze diverse rispetto agli altri, da noi è tutto più difficile e più caro”. Come l’Ets, aggiunge il segretario del Comitato trasportatori siciliani, la tassa ecogreen imposta dall’Europa: “da due anni paghiamo circa 400 euro in più per viaggiare sulle navi, perché le compagnie di navigazione hanno trasferito le loro spese su di noi, facendo lievitare le nostre spese”. A questo, osserva ancora Bella, “si aggiunge l’aumento del costo del carburante”. Un combinato disposto che “mette in ginocchio il sistema di trasporto, in particolare quello siciliano”.

Bella conferma la “disponibilità a confrontarsi con la Regione Siciliana”, apprezzandole la disponibilità, ma, spiega “la soluzione può arrivare soltanto dal governo nazionale: ci siamo già confrontati col ministro Matteo Salvini e col viceministro Edoardo Rixi, aspettiamo le loro risposte”.
Bella conferma che la protesta resterà confinata nei porti: “Non ci saranno né blocchi né presidi stradali – conferma – l’obiettivo è quello di non rifornire le Grande distribuzione alimentare, almeno fino a che non avremo impegni scritti dal governo nazionale”. Nessuna protesta è prevista agli imbarcaderi di Messina e Villa San Giovanni.

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